Incontri metropolitani

Un vecchio tram con alcuni passeggeriOgni mattina, in genere con calma, percorro la stessa tratta cittadina. Un tempo quel tragitto mi sembrava un po’ noioso, oggi non più. Al giorno d’oggi si incrocia gente strana: facce annullate, volti immersi nella neutralità ma anche qualche tipo simpatico. Sul tram che passa nei pressi di casa occupo il solito posto, il terzo a sinistra di ogni carrozza, per un’abitudine a cui resto fedele. Da lì la città scorre come una sequenza di fotogrammi. A ogni fermata si apre un mondo diverso, quasi che dietro ogni semaforo esistesse un universo a parte, costruito sulla propria identità e sul proprio colore.

La ripetizione, curiosamente, è proprio ciò che rende possibile lo sguardo. Chi fa ogni giorno lo stesso percorso smette presto di guardare il paesaggio, che conosce a memoria, e comincia a notare le persone. Il tram diventa allora un punto di osservazione privilegiato: si va piano, ci si ferma spesso, le porte si aprono e si chiudono su strade che cambiano volto nel giro di poche centinaia di metri. Un posto fisso, sempre lo stesso, funziona come una cornice. Tutto il resto si muove e da quella cornice il movimento si vede meglio.

La piazza degli angeli è la mia preferita. Lì la gente si incrocia, si guarda e scambia qualche sorriso con il conducente, mentre lui cede il turno a un collega. Bastano pochi secondi, un saluto, un passaggio di consegne, poi la corsa riprende. Sono gesti minimi, che nessuno annota, eppure raccontano una città meno fredda di quanto la si dipinga. In una metropoli abituata alla fretta, un sorriso scambiato con chi guida il mezzo su cui viaggi è un piccolo atto di riconoscimento: ci si accorge che dall’altra parte del vetro c’è una persona, con il suo orario e la sua giornata da finire.

Qualche minuto ancora ed entriamo nella Milano di alto livello, quella dei negozi griffati e pregiati. Il contrasto è netto. La stessa linea che parte dal quartiere attraversa vetrine dove tutto parla di lusso. I passeggeri, però, restano gli stessi, seduti sugli stessi sedili, con lo stesso biglietto in tasca. Forse è questa la funzione più democratica del tram: tiene insieme, per la durata di una corsa, mondi che altrimenti non si sfiorerebbero mai. Il centro elegante e la periferia si guardano attraverso i finestrini, senza bisogno di presentarsi.

Tanto è cambiata questa città. I miei ricordi più nitidi risalgono alla fine degli anni Settanta: allora tutto era così diverso ma probabilmente eravamo diversi tutti noi. È una distinzione che vale la pena tenere a mente ogni volta che si confronta il presente con il passato. Quando diciamo che una città non è più quella di una volta, misuriamo due cambiamenti insieme, quello delle strade e quello di chi le guarda. Con le vie, i negozi e le abitudini si trasformano anche gli occhi, le aspettative, il modo di stare fra la gente. Il bambino che osservava Milano alla fine degli anni Settanta e l’adulto che oggi la attraversa ogni mattina sul terzo sedile a sinistra non vedono la stessa città, anche quando passano davanti allo stesso palazzo.

Per questo il tragitto quotidiano non annoia più. Ogni fermata porta un pezzo di umanità diversa, ogni semaforo un colore nuovo, mentre il solito posto, sempre uguale, diventa il punto fermo da cui misurare quanto la città e chi la abita continuino a cambiare. Basta alzare gli occhi e lasciare che Milano racconti, ogni mattina, una storia un po’ diversa dal giorno prima.

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