Capita soprattutto nel fine settimana, in genere nel tardo pomeriggio, prima di cena. Da un paio d’anni è subentrata un’abitudine nuova: l’ascolto di playlist musicali. Da sempre ho avuto un approccio “album” alla musica, nel senso che mi sono sempre dedicato all’ascolto di opere complete, dalla prima all’ultima traccia. La playlist rovescia questa logica: mescola brani di dischi e di epoche diverse, segue un umore più che un racconto, e soprattutto lascia a un algoritmo una parte delle scelte.
Il punto di forza dell’algoritmo è proprio questo: proporti tanta musica nota, ma anche band e artisti con uscite recenti in linea con i tuoi gusti. Le piattaforme ci lavorano da oltre dieci anni. Spotify ha lanciato Discover Weekly nel luglio 2015, una selezione personale rinnovata ogni lunedì sulla base degli ascolti dei sei mesi precedenti, che nel primo anno ha raggiunto circa 40 milioni di utenti e nei primi dieci mesi ha totalizzato 5 miliardi di ascolti. Secondo i dati diffusi allora, almeno la metà degli utenti salvava ogni settimana un brano proposto. Il 5 agosto 2016 è arrivata Release Radar, aggiornata ogni venerdì, il giorno delle nuove uscite discografiche: circa due ore di musica appena pubblicata, scelta fra gli artisti che si ascoltano già e altri ancora sconosciuti all’utente. Per i brani nuovi, che non hanno ancora una storia di ascolti alle spalle, il sistema analizza anche la struttura acustica del pezzo per collegarlo ad artisti e brani affini. È interessante poi approfondire, risalire dal singolo brano alla band che lo ha inciso e scoprire i suoi lavori precedenti, tornando così, in un certo senso, all’ascolto per album.
In passato funzionava in maniera differente. All’epoca delle musicassette esistevano il passaparola e il negozio di dischi di fiducia, che ti indirizzava verso artisti con lavori appena usciti. Oggi è tutto diverso, ma non posso dire che sia peggio. I numeri spiegano quanto lo streaming sia diventato il canale principale. Secondo il Global Music Report 2026 dell’IFPI, nel 2025 i ricavi mondiali della musica registrata hanno raggiunto 31,7 miliardi di dollari, l’undicesimo anno consecutivo di crescita. Lo streaming ha superato i 22 miliardi, pari al 69,6% del totale, mentre gli account con abbonamento a pagamento sono arrivati a 837 milioni. In Italia, secondo i dati FIMI, il mercato discografico del 2025 ha toccato 513,4 milioni di euro, in crescita del 10,7%. Circa due terzi di questa cifra, intorno ai 340 milioni, provengono dallo streaming, con 99 miliardi di ascolti nell’arco dell’anno e gli abbonamenti premium in aumento del 14,1%.
Il disco, però, non è scomparso, ed è un dato che chi ama l’ascolto per album guarda con piacere. Sempre secondo la FIMI, nel 2025 la musica su supporto fisico in Italia è cresciuta del 21,9%, fino a 74,7 milioni di euro, con il vinile in aumento del 24,2% e i CD del 15,1%. Anche nel mercato mondiale il vinile ha segnato, secondo l’IFPI, il diciannovesimo anno consecutivo di crescita. Playlist e album, insomma, convivono più di quanto si pensi: la prima aiuta a scoprire, il secondo permette di conoscere davvero un artista.
Tutto questo non mi dispiace, soprattutto se l’ascolto si orienta su fonti di qualità in Hi-Res, con delle buone cuffie e un buon DAC. In fondo l’algoritmo decide che cosa ascoltare, ma il come resta una scelta nostra. Buona musica a tutti.
Fonti: TechCrunch; Il Post; Music Business Worldwide; Digital Music News; Rolling Stone Italia.




