Intelligenza artificiale nella musica e nella creatività
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L’intelligenza artificiale sta aprendo nuove traiettorie in molti campi, tra cui l’arte e la musica. Grazie alla capacità di analizzare enormi quantità di dati e di apprendere da essi, l’AI sta diventando sempre più determinante per i professionisti creativi. In campo artistico viene utilizzata per sviluppare opere innovative: i designer, per esempio, la impiegano per creare modelli 3D, texture e immagini, arrivando ai prototipi più velocemente rispetto ai metodi tradizionali. Quando queste righe sono state pubblicate per la prima volta, all’inizio del 2023, il fenomeno era agli inizi. Oggi, a distanza di qualche anno, il quadro è molto più definito, e anche molto più complesso.
Nella musica l’AI lavora su piani diversi. Alcuni artisti la usano per creare nuovi suoni, generare melodie o modellare schemi ritmici e percussivi. Altri se ne servono come strumento di restauro. Un caso celebre riguarda i Beatles: Now and Then, pubblicato nel 2023, nasce da un demo registrato da John Lennon alla fine degli anni Settanta. Il regista Peter Jackson e il suo team audio hanno sviluppato un sistema di apprendimento automatico capace di separare la voce di Lennon dal pianoforte della registrazione originale, permettendo a Paul McCartney e Ringo Starr di completare il brano. Nessun suono è stato generato artificialmente, ha precisato McCartney, e nel febbraio 2025 il pezzo ha vinto il Grammy come Best Rock Performance.
Diverso è il discorso della musica generata interamente da una macchina. Nel 2024 le major discografiche hanno citato in giudizio Suno e Udio, due startup di musica generativa, accusandole di aver usato senza licenza materiale protetto dal diritto d’autore. Nell’autunno 2025 la vicenda ha preso un’altra piega: Universal Music e Warner Music hanno chiuso le cause con Udio, avviando accordi per un nuovo servizio di creazione e ascolto, mentre il 25 novembre Warner ha risolto anche la vertenza con Suno, annunciando una nuova collaborazione con la società. Da conflitto legale, insomma, il rapporto si sta trasformando in una questione di licenze.
Il volume di questa produzione è impressionante. Secondo Deezer, nel giugno 2026 i brani generati con l’AI hanno superato la metà dei caricamenti quotidiani sulla piattaforma, con una media di circa 90.000 tracce al giorno, contro le 75.000 di aprile, quando la quota era del 44%. Uno studio del novembre 2025, ricordato in quell’occasione, indicava che il 97% delle persone non riesce a distinguere un brano creato da un essere umano da uno generato artificialmente. Deezer, intanto, ha messo a punto strumenti di riconoscimento con cui individua queste tracce, le rimuove o le esclude dalla remunerazione.
Anche il diritto si sta adeguando. In Italia la legge 23 settembre 2025, n. 132, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 25 settembre, ha introdotto disposizioni e deleghe al Governo in materia. All’articolo 25 stabilisce che la tutela del diritto d’autore si estende alle opere create con l’ausilio di sistemi di AI soltanto se sono frutto di un apporto intellettuale umano. L’articolo 26 introduce invece il reato di diffusione illecita di contenuti deepfake, punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Resta valida l’idea di fondo: l’AI non sostituirà completamente l’artista o il musicista. Non è una macchina che possa produrre arte di alta qualità senza alcun input umano, e la stessa legge italiana lega la protezione dell’opera proprio al contributo della persona. Al contrario, può aiutare artisti e musicisti a esprimere la propria creatività in modo più efficiente e innovativo, diventando uno strumento trasversale capace di offrire nuove idee e nuovi spunti. L’intelligenza artificiale sta trasformando il mondo dell’arte e della musica, con nuove opportunità di lavoro e di espressione. Per questo è importante mantenere un equilibrio fra tecnologia e contributo umano, in modo che l’AI resti un complemento della creatività e non un suo sostituto.
Fonti: heise online; Mezha; Bloomberg Law; DJ Mag; Rightstech; LavoriPubblici.it.