Non c’è niente di meglio che concedersi del tempo in poltrona con un buon libro tra le mani. Leggere ci offre un diversivo da una realtà spesso frenetica e allo stesso tempo può diventare un’ottima forma di rilassamento e di concentrazione. Immersi in un mondo di parole e di immagini, i pensieri si fanno più tranquilli e la mente prende le distanze dal caos quotidiano. Per qualche ora il telefono, le scadenze e le notifiche restano fuori dalla stanza, mentre dentro rimangono soltanto una storia e chi la sta leggendo.
La poltrona non è un dettaglio. Ogni lettore ha il suo angolo, il posto in cui il corpo si sistema da solo e la testa può partire. È uno spazio che si conquista, perché richiede di sottrarre tempo ad altro e di difenderlo dalle interruzioni. Proprio per questo ha un valore: sedersi a leggere significa decidere che, almeno per un po’, quello che conta è lì sulla pagina e non altrove. In una giornata fatta di attività spezzettate e di passaggi continui da un compito all’altro, è una scelta quasi controcorrente.
Leggere in poltrona ci permette di sperimentare un senso di pace e di tranquillità che può aiutare ad allentare lo stress e l’ansia. Il motivo è semplice: un libro chiede un ritmo diverso da quello a cui ci abituano gli schermi. Si va avanti una riga dopo l’altra, si torna indietro quando serve, ci si ferma a riflettere su una frase. Nessuno ci costringe ad accelerare, nessuna pagina scorre da sola. È il lettore a decidere il passo e questa libertà, da sola, ha già qualcosa di riposante.
La lettura, inoltre, allena la concentrazione. L’attenzione richiesta per seguire una storia o lo sviluppo di un’idea ci abitua a restare sul presente e a cogliere i dettagli: un personaggio che ricompare dopo cinquanta pagine, un indizio lasciato cadere in un dialogo, un ragionamento costruito un passo alla volta. Più si legge, più diventa naturale mantenere il filo. È una capacità che poi torna utile anche fuori dal libro, nel lavoro, nelle conversazioni, nell’ascolto di un disco dall’inizio alla fine.
Come ogni abitudine, anche la lettura si costruisce con la costanza più che con le grandi maratone. Poche pagine al giorno, magari sempre alla stessa ora e nello stesso angolo, bastano a trasformarla in un appuntamento atteso invece che in un dovere. La poltrona diventa allora un segnale: quando ci si siede lì, la testa sa già che cosa sta per succedere e si predispone ad accogliere la storia.
Non importa molto cosa si legga. Un romanzo, un saggio, la biografia di una band o la storia di un disco che ci ha accompagnato negli anni: ogni libro, se scelto con piacere, apre lo stesso spazio di quiete. Conta di più il modo, cioè la disponibilità a lasciarsi assorbire senza fretta, a perdere per un momento la cognizione del tempo e a ritrovarla soltanto quando si alza lo sguardo dalla pagina.
La prossima volta che sentiremo il bisogno di staccare la spina da pensieri o stati d’animo negativi, potremo provare a fare proprio questo: prendere un buon libro, accomodarci in poltrona e lasciare che la lettura faccia il suo lavoro. La mente e il corpo, con ogni probabilità, ne trarranno beneficio.