Quando il metal incontra l’estate: il richiamo dei Pantera
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Quando si pensa al mese di agosto vengono in mente spiagge affollate, sabbia bollente sotto i piedi e il tocco rinfrescante dell’acqua di mare. Quest’anno, però, in mezzo a questo panorama estivo ho deciso di prendere una strada diversa, immergendomi nelle profondità sonore di una band leggendaria come i Pantera.
Dimenticate i suoni leggeri e freschi dell’estate: i Pantera irrompono nell’anima con la forza di un tornado e, in questa estate torrida, la loro musica si adatta sorprendentemente bene. C’è qualcosa nella pesantezza delle chitarre e nella furia della batteria che fa eco al calore opprimente di questo agosto, ma è nel timbro inconfondibile di Phil Anselmo che la magia prende davvero vita. Il momento, del resto, è particolare: dopo lo scioglimento del 2003, la morte di Dimebag Darrell, ucciso l’8 dicembre 2004 a Columbus mentre suonava con i Damageplan, e quella di Vinnie Paul, scomparso il 22 giugno 2018, Anselmo e il bassista Rex Brown sono tornati in tour con Zakk Wylde alla chitarra e Charlie Benante degli Anthrax alla batteria. Dopo i festival europei di giugno, come Rock am Ring, Sweden Rock, Copenhell e Tons of Rock, in queste settimane la formazione apre i concerti negli stadi americani del M72 World Tour dei Metallica, a partire dal MetLife Stadium di East Rutherford il 4 agosto.
Anselmo, nato a New Orleans nel 1968 ed entrato nel gruppo nel 1986, porta l’ascoltatore su una montagna russa emotiva, con corde vocali che sembrano forgiate nella stessa fucina degli dèi. La sua voce è un grido che passa dalla disperazione alla rabbia e, talvolta, a una tenerezza inattesa. In un brano come Cemetery Gates la malinconia traspare in modo quasi tangibile e crea un contrasto struggente con la pesantezza dell’accompagnamento. Il pezzo fa parte di Cowboys from Hell, uscito il 24 luglio 1990 per la Atco, prodotto da Terry Date e registrato ai Pantego Sound Studio, in Texas: è il primo album dei Pantera per una major, quello che ha segnato il passaggio dal glam degli esordi a un suono più duro e compatto. Con i suoi sette minuti è il brano più lungo del disco e il secondo singolo estratto; il testo affronta il dolore e la perdita, mentre il finale vive degli acuti di Anselmo, ai quali risponde la chitarra di Dimebag in un serrato botta e risposta.
Proprio quel finale costò fatica. In fase di registrazione Anselmo non riusciva a raggiungere la nota più alta e, per la frustrazione, arrivò a rompere una sedia; Terry Date gli suggerì allora un bicchiere di porto, il rimedio che Chris Cornell avrebbe usato per scaldare la gola, e il cantante ha raccontato di esserci finalmente riuscito. L’assolo di Dimebag, dal canto suo, compare al trentacinquesimo posto fra i migliori di sempre in un sondaggio fra i lettori.
Ciò che rende i Pantera unici, e particolarmente affascinanti in questi giorni infuocati, è la capacità di creare una simbiosi fra melodia e durezza estrema. La voce di Anselmo è al tempo stesso un veicolo di potenza e di melodia pura, come dimostra il modo in cui passa dalle note più profonde ai toni più acuti, trascinando chi ascolta in un vortice di emozioni.
I Pantera possono sembrare un’insolita colonna sonora per l’estate, eppure in questo particolare agosto la loro musica mi ha offerto una prospettiva completamente nuova sulla stagione. Con la loro miscela di melodia e ferocia sono tornati a catturare l’essenza di un’estate infuocata come l’inferno, dimostrando che anche nei momenti più caldi c’è spazio per riflettere, per sentire e, naturalmente, per godersi della buona musica.