Viviamo un periodo complesso, in cui fattori critici diversi si sommano e incidono profondamente sulla nostra quotidianità. In questo autunno del 2023 la guerra in Ucraina, cominciata con l’invasione russa del febbraio 2022, prosegue senza che si intraveda una via d’uscita, mentre il 7 ottobre l’attacco di Hamas contro Israele ha aperto una nuova guerra in Medio Oriente, con i bombardamenti su Gaza e un bilancio di vittime che cresce di giorno in giorno. Alle spalle abbiamo gli anni della pandemia di Covid-19, attorno a noi gli effetti di una crisi economica che ha colpito soprattutto il costo della vita. Non sono eventi isolati in aree lontane del mondo: entrano nelle nostre giornate e alimentano sentimenti di paura e di instabilità.
La persistenza di questi conflitti mostra quanto siano fragili le strutture della pace e dell’ordine internazionale. Oltre a causare enormi sofferenze alle popolazioni civili, le guerre amplificano un senso di vulnerabilità che la pandemia aveva già accentuato, mettendo a nudo la nostra interdipendenza e la facilità con cui le nostre vite possono essere capovolte. Il 5 maggio 2023 l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato conclusa l’emergenza sanitaria internazionale, precisando però che il Covid-19 non ha smesso di rappresentare una minaccia per la salute globale. I segni lasciati sul piano psicologico sono evidenti: secondo un rapporto scientifico diffuso dall’OMS nel marzo 2022, nel primo anno di pandemia la prevalenza di ansia e depressione nel mondo è aumentata del 25%, complici l’isolamento, la solitudine, la paura del contagio, i lutti e le preoccupazioni economiche.
Sullo sfondo, la crisi economica rende incerte le prospettive future. In Italia l’inflazione media del 2022 è stata dell’8,1% secondo l’Istat, il valore più alto dal 1985, e a dicembre di quell’anno la crescita dei prezzi su base annua aveva toccato l’11,6%. Questo clima di instabilità pesa sul benessere psicologico, alimenta ansia e malumore e complica le scelte di ogni giorno. Decisioni che un tempo sembravano semplici, come cambiare lavoro o acquistare una casa, oggi si caricano di un peso in più e contribuiscono a un circolo di stress e incertezza. Non a caso nel 2022 il dizionario inglese Collins ha scelto come parola dell’anno permacrisis, definita come un periodo prolungato di instabilità e insicurezza, provocato soprattutto da una serie di eventi catastrofici.
C’è poi un aspetto che riguarda il modo in cui riceviamo le notizie. Le immagini delle guerre e delle crisi ci raggiungono ovunque e a ogni ora, attraverso la televisione, i siti e i social network. Le ricercatrici dell’Università della California a Irvine Alison Holman, Dana Rose Garfin e Roxane Cohen Silver, studiando le reazioni agli attentati alla maratona di Boston del 2013, hanno osservato che chi nella settimana successiva aveva seguito la copertura mediatica per sei o più ore al giorno riportava livelli di stress acuto più alti perfino di chi si trovava sul posto o nelle vicinanze. Il loro lavoro è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences e suggerisce che l’esposizione ripetuta alle notizie drammatiche può pesare sul nostro equilibrio più di quanto immaginiamo.
Restare informati è giusto, ma senza lasciarsi travolgere. Il servizio per il benessere della Johns Hopkins University, per esempio, consiglia di consultare fonti affidabili in momenti brevi e definiti della giornata, di porsi gli stessi limiti sui social network, di staccarsi dagli schermi quando le notizie lasciano turbati e di spostare l’attenzione su ciò che si può davvero controllare, con piccoli gesti concreti, senza trascurare sonno, alimentazione e riposo. La convergenza di tante crisi sta mettendo alla prova il nostro equilibrio emotivo e rende sempre più difficile conservare una sensazione di stabilità e di controllo. Proprio per questo vale la pena prendersi cura di sé con più attenzione del solito. Teniamo duro.
Fonti: Organizzazione mondiale della sanità; Gavi; LaPresse; Sky TG24; The Star; Università della California, Irvine; National Science Foundation; Johns Hopkins University.




