Incontro con il maestro: Malmsteen in concerto a Milano

Una chitarra in fiamme. Aspettando Malmsteen a MilanoL’11 novembre 2023 l’Alcatraz di Milano ha ospitato il concerto di Yngwie Malmsteen, uno dei chitarristi più influenti della storia del metal. La serata faceva parte di un breve giro italiano di quattro date, arrivato a Milano dopo i concerti di Roma e Firenze, entrambi esauriti secondo le cronache, e segnava il ritorno del chitarrista svedese sui palchi del nostro Paese dopo una lunga assenza. Anche a Milano la risposta è stata calorosa: molti fan erano davanti al locale già un’ora prima dell’apertura dei cancelli.

Ad aprire sono stati i Limberlost, band di Seattle con due voci femminili che si alternano al microfono, già in apertura nelle date britanniche dei giorni precedenti. Il gruppo ha proposto un hard rock dalle forti radici anni Settanta, con qualche venatura blues, chiudendo il set con una versione di Kashmir dei Led Zeppelin.

Alle 20:30 è salito sul palco Malmsteen, davanti al consueto muro di amplificatori Marshall. Al suo fianco c’erano Nick Marino alle tastiere e alla voce ed Emilio Martinez al basso, oltre al batterista. Da qualche tempo il chitarrista non si affida più a un cantante: le poche parti vocali le interpreta lui stesso, con il sostegno di Marino. Il concerto è partito con Rising Force, Top Down, Foot Down unita a No Rest for the Wicked e Soldier, per proseguire con Into Valhalla, Baroque & Roll e Like an Angel (For April). Dal più recente album in studio, Parabellum, uscito nel luglio 2021 per Music Theories Recordings, sono arrivate Relentless Fury, Wolves at the Door e (Si Vis Pacem) Parabellum, intervallate da un classico come Now Your Ships Are Burned.

Il cuore della serata è stato lo spazio dedicato alla musica classica, la fonte d’ispirazione che ha reso unico il suo stile: la Badinerie di Johann Sebastian Bach, un passaggio da Paganini e l’Adagio attribuito ad Albinoni, prima di Far Beyond the Sun, chiusa a sorpresa sulle note di Bohemian Rhapsody dei Queen. Sono seguiti Seventh Sign, Arpeggios from Hell, Evil Eye, una Smoke on the Water dei Deep Purple cantata dallo stesso Malmsteen, la suite Trilogy, una Red House di Jimi Hendrix e Fugue. Dopo un assolo di batteria, You Don’t Remember, I’ll Never Forget ha riacceso il pubblico, mentre il bis è stato affidato a Black Star, con Malmsteen intento a giocare con il sustain della sua Stratocaster.

Black Star e Far Beyond the Sun vengono entrambe da Rising Force, l’album d’esordio pubblicato nel 1984 da Polydor, con Jeff Scott Soto alla voce in due brani, Jens Johansson alle tastiere e Barriemore Barlow alla batteria. Quel disco arrivò al sessantesimo posto della classifica di Billboard e ottenne una nomination ai Grammy del 1986 come miglior performance rock strumentale; nel 2009 la rivista Guitar World lo ha messo in cima alla sua lista dei migliori dischi shred di sempre. Dal vivo, quasi quarant’anni dopo, quei pezzi restano i pilastri del repertorio.

Le recensioni della serata hanno restituito un quadro coerente. I brani si sono susseguiti quasi senza pause, a volume altissimo, con il chitarrista concentrato più sullo strumento che sul dialogo con la platea, al punto che qualche cronista avrebbe voluto più momenti di respiro e più interazione. Allo stesso tempo è stata sottolineata la sua forma, la presenza scenica più sobria rispetto agli eccessi degli anni Ottanta, i sorrisi e i plettri lanciati alle prime file. Per chi ama la chitarra virtuosistica e le contaminazioni con la musica classica, quella dell’Alcatraz è stata una serata di alta qualità musicale e tecnica, tanto formativa quanto ispiratrice.

Fonti: TrueMetal; VeroRock; Rockon.it; The Razor’s Edge; Blabbermouth; Music On Vinyl; Grammy.com; Wikipedia.

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