Oh Say Can You Scream: la videocassetta degli Skid Row che segnò la mia adolescenza
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Avevo diciassette anni quando mi ritrovai tra le mani Oh Say Can You Scream degli Skid Row, una VHS che per me diventò un’esperienza rivoluzionaria. Appena la infilai nel videoregistratore fui catapultato in un mondo dove l’hard rock e l’heavy metal non erano soltanto generi musicali, ma vere e proprie dichiarazioni di libertà e di ribellione.
La cassetta raccoglieva dodici esibizioni dal vivo, registrate in diverse città del mondo, e quattro videoclip: Youth Gone Wild, I Remember You e le versioni senza tagli di Piece of Me e 18 and Life. Accanto ai pezzi del debutto, da Big Guns a Makin’ a Mess, da Here I Am a Sweet Little Sister, la band suonava anche le cover che raccontavano le sue radici: Holidays in the Sun dei Sex Pistols, Cold Gin dei Kiss, Blitzkrieg Bop dei Ramones e il classico Train Kept A-Rollin’.
L’energia che usciva dallo schermo era elettrizzante. Sebastian Bach dominava il palco con un carisma indomito, mentre Dave “The Snake” Sabo e Scotti Hill alzavano con le chitarre un muro sonoro che sembrava sfidare ogni regola. La sezione ritmica di Rachel Bolan al basso e Rob Affuso alla batteria spingeva ogni pezzo con una forza che mi faceva battere il piede a tempo.
Tra un brano e l’altro c’erano i momenti fuori dal palco, che mostravano gli Skid Row in situazioni più rilassate e umane. Quelle scene, piene di risate e di scherzi fra i musicisti, mi davano la sensazione di sbirciare in un mondo riservato, quasi come se facessi parte della loro cerchia di amici.
Ogni brano, ogni immagine e ogni risata di quella cassetta sembravano rivolti a me e a tutti noi ragazzi che cercavamo la nostra strada e volevamo far sentire la nostra voce. A quell’età il rock era anche questo: sentirsi parte di una comunità che condivideva la stessa passione e dove ci si poteva esprimere senza essere giudicati. Essere giovani e innamorati di quella musica significava pure voler risalire alle origini, ai Beatles, ai Rolling Stones e ai Led Zeppelin, per capire da dove arrivasse tutto quel fuoco.
Quel video è rimasto legato alla sua epoca anche per una ragione pratica. Nel 2019 Snake Sabo spiegò che i diritti appartenevano alla casa discografica e che la band aveva rifiutato un’offerta giudicata pessima, preferendo aspettare di tornarne proprietaria. Per questo Oh Say Can You Scream non era mai stata ristampata in DVD.
Per me non fu solo musica o intrattenimento, ma un inno alla giovinezza e un invito a vivere con passione e autenticità. Mi fece sentire parte di qualcosa di più grande e mi mostrò che cosa poteva significare la musica per noi ragazzi: un mezzo per scoprire chi eravamo e chi volevamo diventare. In quegli anni non c’era niente di più emozionante.