Locomotive dei Guns N’ Roses: la storia del gioiello nascosto di Use Your Illusion II

Logo dei Guns N’ RosesPer anni Locomotive è passata nelle mie playlist senza lasciare il segno. Accanto a colossi come Sweet Child O’ Mine o November Rain, quella traccia di oltre otto minuti mi sembrava più un ostacolo che un viaggio, uno di quei pezzi che si è tentati di saltare. Poi, a un certo punto, qualcosa è cambiato. Ho cominciato ad ascoltarla fino in fondo e la sua parte finale mi ha conquistato. Da allora la considero uno dei gioielli nascosti dei Guns N’ Roses.

Il pezzo nacque dopo i tour di Appetite for Destruction, in una casa che Slash e Izzy Stradlin avevano preso in affitto sulle colline di Hollywood. Nei crediti la firma è di Slash e di Axl Rose: la musica porta l’impronta del chitarrista, le parole quella del cantante. Proprio le parole furono il passaggio più faticoso. Il manager Doug Goldstein ha raccontato che Axl lo chiamò dallo studio lamentandosi di non sapere come scrivere un testo su quella musica. Goldstein gli rispose che lui si occupava di gestire la band e che i testi erano compito suo.

Locomotive uscì il 17 settembre 1991 su Use Your Illusion II, con il sottotitolo Complicity fra parentesi. Con i suoi otto minuti e quarantadue secondi è il secondo brano più lungo del disco, dopo Estranged. La produzione è di Mike Clink insieme alla band. Il basso di Duff McKagan e la batteria di Matt Sorum tengono in piedi un groove dall’anima funk che avanza come un treno lanciato, mentre le chitarre di Slash si incastrano strofa dopo strofa in una struttura lunga e poco convenzionale. È proprio questa forma ad allontanare chi la ascolta di fretta. Il testo di Axl racconta l’ennesima relazione che si guasta, e lui la canta con quella voce graffiante che attraversa tutto il pezzo mentre la band continua a spingere.

La svolta arriva nel finale. Dopo minuti di riff, il brano cambia pelle e assume una qualità quasi meditativa. Entrano gli accordi incalzanti del pianoforte di Dizzy Reed, le voci di Axl si sovrappongono in più strati e Slash lascia l’ultimo assolo. È una coda che è stata accostata a quella di Layla, ed è il momento in cui gli strumenti si fondono in un unico slancio emotivo. Per me è stata la porta d’ingresso a tutto il resto.

Dal vivo Locomotive è sempre stata una rarità. Nello Use Your Illusion Tour comparve solo poche volte in scaletta e, dopo il concerto di Tokyo del 20 febbraio 1992, sparì per ventisette anni. Tornò il 7 ottobre 2019 a Wichita, in Kansas, durante il Not in This Lifetime Tour, nel quale fu eseguita in tutto tre volte.

Forse a cambiare la mia percezione è stata la maturità, forse semplicemente un ascolto diverso. Locomotive chiede pazienza e apertura, e ripaga chi gliele concede con un viaggio ricco di sfumature. Mi ricorda come il rapporto con la musica possa evolvere nel tempo: un brano che un tempo ero pronto a saltare oggi è un punto fermo dei miei ascolti.

Fonti: Wikipedia, Ultimate Classic Rock, Loudwire, Guitar World, Universal Music, Dave Tompkins Music Database.

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