Il libro di Gene Odom e Frank Dorman sui Lynyrd Skynyrd

Copertina del libro Lynyrd Skynyrd: Remembering the Free Birds of Southern RockFra pochi giorni inizierò la lettura di Lynyrd Skynyrd: Remembering the Free Birds of Southern Rock, il libro firmato da Gene Odom e Frank Dorman e pubblicato negli Stati Uniti da Broadway Books l’8 ottobre 2002, a ridosso del venticinquesimo anniversario dell’incidente aereo che ha spezzato la storia della band. Nel 2019 ne è uscita anche una versione audiolibro per Tantor Audio, letta da Arthur Flavell. Si tratta di uno sguardo dall’interno sui Lynyrd Skynyrd, la formazione che ha segnato il southern rock, raccontata da chi ne ha condiviso da vicino gli anni decisivi.

Gene Odom, nato nel 1948 a Jacksonville, in Florida, era un amico d’infanzia di Ronnie Van Zant. Ha cominciato accompagnando in auto il gruppo alle feste delle confraternite universitarie, poi si è occupato di lavori di ogni genere fino a diventare il responsabile della sicurezza della band. Nel 1975 ha lavorato anche nella sicurezza del tour dei Rolling Stones. Già nel 1983 aveva raccontato in un volume autoprodotto, I’ll Never Forget You, gli anni trascorsi accanto a Van Zant. Frank Dorman, giornalista, lo ha affiancato nella stesura del nuovo libro.

Odom era a bordo del Convair bimotore che il 20 ottobre 1977, in volo da Greenville, nella Carolina del Sud, verso Baton Rouge, in Louisiana, è rimasto senza carburante ed è precipitato in una zona boscosa e paludosa vicino a Gillsburg, nel Mississippi. Nello schianto hanno perso la vita Ronnie Van Zant, il chitarrista Steve Gaines, sua sorella Cassie Gaines, corista del gruppo, l’assistente road manager Dean Kilpatrick e i due piloti, Walter McCreary e William Gray. Street Survivors era uscito appena tre giorni prima. Odom è sopravvissuto riportando gravi ustioni e lesioni permanenti.

Il libro si apre proprio con il suo racconto in prima persona dell’incidente, nel quale riferisce di aver segnalato più volte ai piloti i problemi dell’aereo, e torna sulla tragedia in un capitolo successivo con un’analisi più dettagliata. In mezzo c’è la storia della band: l’infanzia a Jacksonville, i primi nomi come The Noble Five e The One Percent, i concerti sul pianale di un camion alle feste parrocchiali, la ricerca di un bassista e l’origine del nome, preso in prestito da un insegnante di educazione fisica del liceo, Leonard Skinner, che nel volume viene anche intervistato. Al centro c’è Van Zant, raccontato nel suo perfezionismo, nel lato più rissoso legato all’alcol e nei momenti di tenerezza, insieme ai ricordi di gioventù fra caccia e pesca. L’epilogo segue il destino dei sopravvissuti.

All’uscita la critica americana ha accolto il volume con giudizi diversi. È stato apprezzato per la fedeltà e per la franchezza con cui affronta anche i comportamenti meno edificanti del gruppo, ma alcune recensioni hanno sottolineato che un testimone così coinvolto non può essere del tutto imparziale, segnalando inoltre qualche refuso e una prosa a tratti enfatica. Le cronache sull’incidente ricordano poi che un’accusa mossa nel libro al copilota, quella di aver assunto cocaina, non ha trovato riscontro, perché gli esami tossicologici hanno escluso la presenza di droghe e alcol in entrambi i piloti. Su alcuni particolari, come la cintura di sicurezza di Van Zant al momento dello schianto, la versione di Odom diverge da quella di altri libri dedicati alla band.

La mia recensione arriverà dopo la lettura. Attraverso le pagine di Odom e Dorman mi aspetto di ritrovare le emozioni intense che la musica dei Lynyrd Skynyrd ha sempre saputo suscitare. Più che un semplice resoconto critico, vorrei che fosse una condivisione di sensazioni e riflessioni personali, un dialogo fra il libro e l’eco dei brani che hanno segnato un’epoca.

Fonti: The Austin Chronicle; Publishers Weekly; Kirkus Reviews; PopMatters; Citrus County Chronicle; Ultimate Classic Rock; Vicksburg Daily News; Encyclopedia.com; Blackstone Library.

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