La musica dei Thin Lizzy: un rifugio sicuro in un mondo frenetico
Pubblicato il
Quando metto su i Thin Lizzy, la stanza cambia aria. Sono una band che ho sempre ascoltato come un rifugio, e dietro ogni brano che amo c’è una storia che ho scoperto solo col tempo.
Tutto parte da Dublino, nel 1969, con Phil Lynott al basso e alla voce, Brian Downey alla batteria ed Eric Bell alla chitarra. Il primo grande successo, Whiskey in the Jar, è un brano tradizionale irlandese di origine antica, già inciso da altri prima di loro. Il gruppo lo arrangiò in sala prove, a Londra, e Bell ha ricordato che avevano lasciato l’Irlanda proprio per sfuggire a quel genere di musica. Uscì nell’inverno del 1972, arrivò al numero uno in Irlanda e al sesto posto in Gran Bretagna, il primo ingresso della band nella Top 10 britannica. Anni dopo, la versione dei Metallica, ispirata all’arrangiamento dei Thin Lizzy, vinse il Grammy come miglior performance hard rock nel 2000.
Con l’arrivo di Scott Gorham e Brian Robertson, nell’estate del 1974, il suono diventò quello che conosciamo. Still in Love with You comparve nell’album Nightlife, uscito nel novembre di quell’anno: una ballad scritta da Lynott, registrata con Gary Moore alla chitarra solista e con Frankie Miller a dividere la voce con Lynott. Dal vivo l’assolo toccava a Robertson, come si ascolta in Live and Dangerous.
Il 26 marzo del 1976 uscì Jailbreak, registrato ai Ramport Studios di Londra, lo studio degli Who, con la produzione di John Alcock. The Boys Are Back in Town non era neppure prevista per l’album: fu il management, in particolare Chris O’Donnell, a insistere perché la incidessero. Lynott l’aveva scritta con il titolo provvisorio G.I. Joe, e il testo iniziale, antibellico, forse guardava ai soldati tornati dal Vietnam, prima di trasformarsi in un inno alle serate fra amici. Il singolo arrivò all’ottavo posto in Gran Bretagna e al dodicesimo negli Stati Uniti. Gorham ha raccontato che la band non lo considerava un singolo. Il cuore del pezzo sono le chitarre armonizzate di Gorham e Robertson, sorrette dallo shuffle di Downey.
Sul lato B di quel singolo c’era Emerald, che chiude l’album ed è un brano accreditato all’intero gruppo, con il riff di base portato da Lynott. Racconta la vecchia Irlanda dei clan in guerra e dei guerrieri contro gli invasori, un tema che Mark Putterford descrisse come il simbolo della fascinazione di Lynott per la storia irlandese. Per Gorham, che ne ha parlato, fu un trampolino per lo stile a chitarre gemelle: la prima volta del botta e risposta fra lui e Robertson, con un sapore irlandese.
Più tardi, nel 1977, la band affrontò Bad Reputation a Toronto, per ragioni fiscali, in tre, perché Robertson era fuori e Moore se n’era andato. Fu in quelle sedute, con Tony Visconti alla produzione, che nacque Dancing in the Moonlight, un brano di Lynott con il sassofono di John Helliwell dei Supertramp e tutte le chitarre suonate da Gorham. Uscì a luglio come singolo, entrò nella Top 20 britannica, mentre l’album arrivò al quarto posto. Visconti, a quanto si racconta, dopo una settimana pensò di lasciare perché trovava il gruppo troppo ubriaco, e Gorham ha ammesso che sembrava una scommessa sul gradimento dei fan.
Lynott morì il 4 gennaio 1986, a trentasei anni, dopo un ricovero a Salisbury cominciato a Natale, in seguito a eccessi di alcol e droga: le cause furono polmonite e insufficienza cardiaca. Nel 2005 una statua di bronzo, opera di Paul Daly, è stata collocata in Harry Street, a due passi da Grafton Street, a Dublino. Per me resta quello che ascolto quando il mondo corre troppo, e la sua voce è ancora il posto in cui mi riposo.
Fonti: Thin Lizzy official; uDiscoverMusic; Songfacts; Louder; Ultimate Classic Rock; IrishCentral; American Songwriter; Vintage Guitar; Great Irish Songbook; Chilled Magazine; Hot Press; Norseland’s Rock.