Trash di Alice Cooper: il disco del 1989 che riportò il padrino dello shock rock al successo
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Alla fine degli anni Ottanta Alice Cooper aveva bisogno di una svolta. Ricoverato nell’autunno del 1983, aveva smesso di bere per sempre e si era rimesso in moto con due album pubblicati dalla MCA, Constrictor nel 1986 e Raise Your Fist and Yell nel 1987, dischi duri e aggressivi che però non avevano trovato il successo sperato. Lasciata la MCA, firmò con la Epic deciso a tornare in classifica, e per riuscirci scelse Desmond Child, l’autore che aveva firmato successi per Bon Jovi, Aerosmith e Kiss. In un’intervista dell’epoca a Headbanger’s Ball Cooper spiegò che rifare un altro disco metal violento lo avrebbe chiuso in un angolo, mentre con Trash voleva allargare lo sguardo all’horror, al sesso e all’ironia, restando sempre nell’hard rock.
Child produsse l’intero album e firmò nove dei dieci brani insieme a Cooper. Poison, scritta con il chitarrista John McCurry, secondo Cooper nacque dopo tre giorni di lavoro, quando chiese a Child un suono più oscuro e sensuale. Il brano parla di un amore pericoloso, e Child lo ha ricordato come uno dei momenti musicali più belli della sua vita. La Epic, ricordò il cantante, gli lasciò carta bianca e nessuna scadenza, così, completate le basi e le voci, invitò i vecchi amici più adatti a ciascun brano. Joe Perry suona la chitarra in House of Fire, scritta con Joan Jett, Steven Tyler duetta con lui nella ballata Only My Heart Talkin’, Jon Bon Jovi canta nella title track insieme a Tom Hamilton e Joey Kramer, mentre Richie Sambora e Steve Lukather suonano in Hell Is Living Without You. Con Tyler, Perry, Hamilton e Kramer, quattro dei cinque Aerosmith compaiono nel disco. Fra gli ospiti ci sono anche Kip Winger ai cori di I’m Your Gun e Kane Roberts alla chitarra in Bed of Nails, firmata insieme a Diane Warren.
Trash uscì il 25 luglio 1989, anticipato di qualche giorno da Poison. Il singolo arrivò al settimo posto negli Stati Uniti, la prima volta di Cooper fra i primi dieci dal 1977, e al secondo nel Regno Unito. L’album salì al ventesimo posto della classifica americana e conquistò il disco di platino, mentre in Gran Bretagna arrivò al secondo posto, il miglior risultato della sua carriera oltremanica. Dal disco furono estratti anche Bed of Nails e House of Fire. Per promuoverlo Cooper girò fra negozi e radio alla guida di un camion della spazzatura, e alla fine del 1989 partì il Trashes the World Tour, che toccò Nord America, Europa, Australia e Giappone e venne filmato alla NEC di Birmingham nel dicembre 1989.
Ciò che rende Trash un disco speciale è la sua capacità di fondere il classico sound di Cooper con melodie pop e atmosfere glam, in un mix che cattura perfettamente lo spirito di fine anni Ottanta. Lo stesso Cooper lo considerava il lavoro più vicino a Billion Dollar Babies, con lui a portare il lato tagliente e Child a garantire i chorus e un’anima radiofonica che mancava da anni. Poison, Bed of Nails e House of Fire hanno l’energia delle grandi hit senza tradire lo stile di Alice, mentre Only My Heart Talkin’ mostra il suo lato più intimo, con un’interpretazione che arriva dritta al cuore. La produzione è pulita e potente, esalta le chitarre e la solidità della sezione ritmica, e i testi giocano come sempre fra desiderio, tentazione e umorismo nero.
Trash è stato il trionfale ritorno ai vertici di un artista che sembrava aver perso la strada del successo. Ancora oggi è un disco che ogni amante del rock dovrebbe avere, la prova che il genio di Alice Cooper sapeva reinventarsi senza perdere la propria identità.
Fonti: Ultimate Classic Rock; The Second Disc; American Songwriter; Loudwire; Official Charts; Alice Cooper eChive; YouTube (intervista ad Alice Cooper a Headbanger’s Ball, MTV Europe, 1989; intervista a Desmond Child, canale di Ryan Roxie); Wikipedia.