L’eredità di “Lean Into It”: come un album dei Mr. Big ha cambiato il corso dell’hard rock
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La copertina la scelse un ristorante. Alla presentazione della grafica, davanti a una foto proposta dall’etichetta, una ragazza in costume anni Cinquanta con scarpe da infermiera, i Mr. Big storsero il naso tutti insieme. Billy Sheehan indicò una fotografia appesa alla parete del locale: il treno della Gare Montparnasse che il 22 ottobre 1895, con i freni fuori uso, aveva sfondato i respingenti e la facciata della stazione per finire con il muso sulla piazza. Quella immagine divenne Lean Into It. Anche il titolo era una battuta interna: a un’esibizione aerea un jet si era schiantato e un motore era finito fra il pubblico, Pat Torpey aveva chiesto che cosa si fa se un motore in fiamme ti viene incontro e Sheehan aveva risposto di appoggiarcisi contro, tanto non te la cavi comunque.
Alle spalle della band c’erano tre anni intensi. Sheehan, uscito dal gruppo di David Lee Roth dopo Eat ’Em and Smile e Skyscraper, voleva ripetere quel successo con una band fondata da lui e nel 1988 chiamò Eric Martin; Paul Gilbert arrivò dai Racer X, dopo aver conosciuto Sheehan al Musicians Institute di Los Angeles, e Torpey, batterista richiestissimo nelle session, fu preso alla prima prova. Il nome venne dal brano dei Free. Il debutto del 1989, prodotto da Kevin Elson, già produttore dei Journey, trovò subito pubblico in Giappone; il manager era Herbie Herbert, lo stesso dei Journey. Nel 1990 i Mr. Big aprirono il tour di Presto dei Rush; Gilbert ha raccontato che proprio in quelle serate capì quanto il pubblico reagisse meglio ai brani melodici.
Il secondo album fu inciso fra il 1990 e il 1991, ancora con Elson, fra i Rumbo Recorders e i Cherokee Studios di Los Angeles, e uscì per la Atlantic nel marzo del 1991. Gilbert ricorda un disco che fluì da solo, con le idee che prendevano forma in cinque minuti dove con i Racer X servivano mesi, e i tom di Torpey registrati senza campioni, prima di Pro Tools, con un suono che ancora oggi lo stupisce. Alive and Kickin’ nacque da una jam, con la chitarra accordata in Sol, le note di basso di Sheehan sotto e il testo di Martin sopra. Daddy, Brother, Lover, Little Boy aprì il disco con il trucco che Gilbert usava già dal vivo ai tempi dei Racer X per non annoiare il pubblico dei club di Los Angeles: un trapano Makita con una punta su cui sono avvitati tre plettri, che ruotando fanno vibrare le corde. Ne costruì uno anche per Sheehan e nei crediti il trapano elettrico compare accanto ai nomi di entrambi. Le idee per il testo, Sheehan le scrisse su tovagliolini al Rainbow Bar & Grill del Sunset Strip. Quando su MTV passò il video di Poundcake dei Van Halen, con lo stesso attrezzo, Gilbert rimase di stucco.
Il brano che avrebbe cambiato tutto stava in fondo alla cassetta. Martin aveva scritto To Be with You da adolescente, a sedici o diciassette anni, per una ragazza che lo voleva soltanto come amico, e lo aveva completato anni dopo con David Grahame, autore assegnatogli dal suo editore, che gli aveva suggerito un arrangiamento scarno, grancassa e cori di gruppo, sul modello di Give Peace a Chance. Il demo originale aveva piano, chitarra acustica e battito di mani. Martin lo trovava troppo dolce per i Mr. Big; furono Sheehan, Torpey e Gilbert a insistere per inciderlo; la band lo mise in chiusura come titoli di coda, convinta di poterlo far passare inosservato. Gilbert suona la chitarra acustica e l’assolo, Sheehan il basso, Torpey tamburello e grancassa, tutti i cori. Sheehan lo considera tra i pezzi più difficili da eseguire, perché ogni nota conta.
La Atlantic non ci credeva. Il primo singolo, Green-Tinted Sixties Mind, scritto da Gilbert, entrò solo nella classifica britannica, al numero 72, e secondo Sheehan l’etichetta aveva quasi rinunciato alla band. Fu Herbert a insistere per pubblicare la ballata e a organizzare una promozione radiofonica; Gilbert ricorda una radio di Lincoln, nel Nebraska, che cominciò a trasmetterla per conto suo. Il 29 febbraio 1992 To Be with You arrivò al primo posto della Billboard Hot 100, dove restò tre settimane e salì in cima alle classifiche di oltre una dozzina di paesi. Il video, girato con pochi soldi in un vagone ferroviario, passa dal bianco e nero al colore a metà strada. Martin ha raccontato che stappavano champagne già quando il brano era al numero cento e che seppe del primo posto a Daytona Beach da un presentatore di MTV. Herbert avvertì subito la band che una cosa del genere non sarebbe capitata una seconda volta e consigliò di puntare sul Giappone.
Lean Into It arrivò al quindicesimo posto della Billboard 200 e fu certificato disco di platino nell’aprile del 1992; Just Take My Heart toccò il numero 16 della Hot 100. Il pubblico cambiò, con più ragazze ai concerti e qualche fan della prima ora smarrito; Sheehan parla ancora del brano che ha cambiato le loro vite; Martin dice di non averlo mai vissuto come una maledizione. Nel 2021 l’album è tornato in una ristampa per il trentennale con inediti, demo e i lati B dal vivo registrati alla NHK Hall di Tokyo il 26 settembre 1991. Torpey non ha potuto vederla: è morto il 7 febbraio 2018, a 64 anni, per le complicazioni del Parkinson, e Martin lo ha ricordato come il suo compagno di armonie, il McCartney del suo Lennon. La band, intanto, aveva già riso di sé stessa: nel 2017, in Defying Gravity, c’è un brano scritto da Gilbert che si intitola semplicemente 1992.