I giganti della musica celebrano Freddie Mercury: una serata indimenticabile nel 1992
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Guardare il Freddie Mercury Tribute Concert in diretta dalla TV del salotto fu come avere un posto in prima fila. Io aspettavo da settimane i Guns N’ Roses, e quando salirono sul palco la loro musica riempì la stanza e tutta la casa di allora. Dietro quella serata c’erano circa due mesi di lavoro.
Freddie Mercury era morto il 24 novembre 1991. Il concerto fu annunciato il 12 febbraio 1992, ai Brit Awards, da Brian May e Roger Taylor, e andò in scena a Wembley il lunedì di Pasqua, il 20 aprile. Per organizzarlo bastarono circa due mesi: May e Taylor telefonarono personalmente agli artisti, mentre Harvey Goldsmith si occupò dello stadio. Il pubblico fu di settantaduemila persone, con i biglietti esauriti in poche ore e prima che venisse annunciato un solo nome. Lo show arrivò in diretta televisiva in 76 paesi, con una stima ufficiale dei Queen di circa un miliardo di spettatori, cifra da considerare con cautela.
Tutti i proventi andarono alla Mercury Phoenix Trust, la fondazione contro l’AIDS nata in quel periodo, e gli artisti suonarono gratis. La scaletta non venne rivelata in anticipo.
La prima parte fu dedicata alle band ospiti. Aprirono i Metallica, con Enter Sandman, Sad But True e Nothing Else Matters, senza brani dei Queen. Gli Extreme proposero un medley dei Queen e More Than Words, mentre i Def Leppard chiusero il loro set con Now I’m Here, insieme a Brian May. Sul palco ci furono anche Bob Geldof, gli Spinal Tap e, via satellite, gli U2 dalla California. I Guns N’ Roses suonarono Knockin’ on Heaven’s Door e Paradise City. Elizabeth Taylor parlò di prevenzione dell’AIDS, e sullo schermo comparvero filmati di Freddie dal vivo.
Poi toccò ai Queen con gli ospiti, e fu la parte che mi colpì di più. Tie Your Mother Down fu il primo brano del loro set: Joe Elliott dei Def Leppard cantò, con Slash alla chitarra accanto a May. Vedere Slash suonare con quella libertà, con un’emozione che si leggeva in ogni nota, fu per me fortemente emozionante. Seguirono Roger Daltrey in I Want It All, con Tony Iommi alla chitarra, e James Hetfield, senza chitarra, a cantare Stone Cold Crazy, ancora con Iommi. Robert Plant affrontò Innuendo e Crazy Little Thing Called Love, e a Seal toccò Who Wants to Live Forever.
David Bowie e Annie Lennox cantarono insieme a loro Under Pressure, con la Lennox nella parte che fu di Mercury. Bowie prese parte anche ad All the Young Dudes, al sax e alla voce, con Ian Hunter, Mick Ronson, Joe Elliott e Phil Collen, poi cantò Heroes e chiuse il suo spazio recitando in ginocchio il Padre Nostro. George Michael portò Somebody to Love, con un coro gospel alle spalle, e These Are the Days of Our Lives insieme a Lisa Stansfield. Le due esibizioni finirono nell’EP Five Live, che nell’aprile 1993 arrivò al primo posto in classifica in Gran Bretagna.
Verso la fine Elton John e Axl Rose si divisero Bohemian Rhapsody, con Elton che cantò la prima parte e Axl la seconda, e Axl cantò anche We Will Rock You. Liza Minnelli salì sul palco con tutti per We Are the Champions, e la serata si chiuse con God Save the Queen.
Guardare quell’evento in diretta fu un modo per entrare in contatto con la musica che amo e con un artista che, nonostante la sua assenza, continuava a influenzare tutti. La barriera dello schermo sembrò sparire, e ancora oggi, ripensandoci, resta per me un concerto indimenticabile.
Fonti: Queen Online; Mercury Phoenix Trust; Ultimate Classic Rock; Mental Floss; Far Out; Radio X; Bowie Bible; Queen Vault; Official Charts; Rolling Stone.