Chi suona hard rock o heavy metal in Italia, prima o poi, si trova davanti a una scelta: cantare in inglese, puntando a un pubblico internazionale, o restare fedele all’italiano, con il rischio di rimanere nell’ombra. È una decisione che può segnare il destino di un gruppo, in un Paese che ha sempre sottovalutato questi generi e dove le band nostrane devono emergere da un sottobosco spesso trascurato, quando non del tutto ignorato.
Molte formazioni si sentono quasi obbligate a scrivere in inglese. È la lingua universale del rock e del metal e usarla aumenta le possibilità di arrivare all’estero. Tanti appassionati, del resto, sono abituati ad ascoltare brani in inglese e trovano più naturale quel suono. Il rovescio della medaglia è che comporre testi profondi in una lingua straniera è tutt’altro che semplice: si rischia di scadere nella banalità o di non riuscire a esprimere fino in fondo le proprie emozioni.
Quando funziona, però, la strada dell’inglese può portare lontano. I Lacuna Coil, nati a Milano, hanno costruito la loro carriera sul mercato internazionale: nel 2006 Karmacode debuttò al ventottesimo posto della Billboard 200, nel 2009 Shallow Life salì al sedicesimo e nel 2012 Dark Adrenaline arrivò al quindicesimo.
Chi sceglie l’italiano si scontra invece con un mercato dell’hard rock e dell’heavy metal molto più ristretto, che riduce le occasioni di lavoro e di visibilità. Alcune band ci sono riuscite, ma restano mosche bianche, spesso ignorate dai media e dalle etichette discografiche. Il caso dei Måneskin mostra quanto il confine sia sottile. Nel 2021 vinsero Sanremo e poi l’Eurovision con Zitti e buoni, un brano in italiano che conquistò 524 punti. Due anni dopo il loro album Rush! era quasi interamente in inglese, con due sole tracce nella nostra lingua, La fine e Il dono della vita, e ai Grammy del 2023 la band era candidata come miglior nuovo artista.
Il nodo di fondo resta comunque lo stesso da tempo: in Italia l’hard rock e l’heavy metal non godono dell’attenzione e del sostegno che meritano. Le cause sono molte, dallo scarso interesse dei media e delle case discografiche a una generale sottovalutazione di questi generi nell’industria musicale. Penso sia arrivato il momento di riconoscere il valore delle nostre band, a cominciare da quelle che scelgono l’italiano, sostenendole invece di relegarle ai margini, come accade da tempo in diversi Paesi europei. Solo così potremo vedere più gruppi uscire dall’underground e conquistare il posto che il loro talento e la loro perseveranza hanno meritato.
Fonti: Blabbermouth; ESC Bubble; Recording Academy; Wikipedia.




