Elvis Presley e l’heavy metal: il Re del rock ’n’ roll riascoltato con Platinum: A Life in Music

Copertina della raccolta Platinum: A Life in Music di Elvis PresleyPotrebbe sembrare strano che un appassionato di hard rock e heavy metal come me si metta a ricordare un cofanetto di Elvis Presley. Dopotutto parliamo del Re del rock ’n’ roll, non certo di un artista che spaccava amplificatori o sputava fuoco sul palco. Eppure, ascoltando Platinum: A Life in Music, non ho potuto fare a meno di essere colpito ancora una volta dalla potenza e dall’energia della sua musica. In questi brani non troverete riff distorti o assoli furiosi, ma una voce incredibile, capace di trasmettere emozioni forti e viscerali. Heartbreak Hotel, pubblicato nel gennaio 1956 e diventato il suo primo numero uno nella classifica americana, o Jailhouse Rock, che nel 1958 fu il primo singolo della storia a entrare direttamente al primo posto in Gran Bretagna, hanno un impatto che ancora oggi fa venire i brividi, con quel mix esplosivo di rock, blues e rhythm and blues.

Il cofanetto uscì il 15 luglio 1997 per la RCA, a vent’anni dalla morte di Elvis, scomparso a Graceland il 16 agosto 1977 a soli 42 anni. Quattro CD per cento brani, curati da Ernst Jorgensen e Roger Semon, e ben settantasette mai pubblicati prima: versioni alternative, prove, registrazioni casalinghe e provini. Il viaggio comincia con I’ll Never Stand in Your Way, uno dei primi acetati registrati privatamente al Sun Studio, e si chiude con My Way inciso dal vivo nel Michigan circa tre mesi prima della morte. In mezzo ci sono gli anni del servizio militare in Germania, un’esibizione televisiva del 1956 e le prove nel camerino prima dello special del 1968, quello in cui Elvis tornò sul palco con il celebre completo di pelle nera disegnato da Bill Belew.

Elvis aveva una presenza scenica e un carisma unici. Riguardando i suoi video dal vivo si capisce che era una forza della natura, con mosse e atteggiamenti che hanno influenzato generazioni di performer, e non pochi musicisti duri hanno riconosciuto il debito. Lemmy non ha mai nascosto il suo legame con quella musica: il suo gruppo rockabilly, gli Head Cat, nacque proprio dalle sessioni per un album tributo al Re. Glenn Danzig ha ricordato di essersi avvicinato alla musica marinando la scuola per guardare Jailhouse Rock in televisione, e nel 2020 ha pubblicato un intero album di cover, Danzig Sings Elvis. Nel 1974, dopo un concerto al Forum di Inglewood, furono i Led Zeppelin a incontrarlo, e Robert Plant ha poi indicato una sua interpretazione fra le più emozionanti che avesse mai ascoltato. Alice Cooper, invece, ha raccontato più volte di quando, nel 1971, in una suite di Las Vegas, Elvis gli mise in mano una pistola carica per mostrargli come disarmare un aggressore.

Certo, per chi è abituato a sonorità più estreme il suo stile può sembrare a tratti datato, ma non si può negare l’importanza storica di Elvis e il suo impatto sulla cultura popolare: senza di lui, molte delle band che amiamo oggi probabilmente non esisterebbero. Platinum: A Life in Music rende giustizia alla sua eredità, ripercorrendo tutte le fasi della carriera, dagli esordi selvaggi agli anni più maturi, e merita un posto nella collezione di ogni appassionato. Anche se il mio cuore batte per il rock duro e crudo, devo riconoscere la grandezza di Elvis Presley. Questo cofanetto mi ha riportato alla forza primitiva del rock ’n’ roll delle origini e mi ha ricordato che, in fondo, siamo tutti figli di quel ragazzo ribelle di Memphis che ha cambiato la storia della musica. Lunga vita al Re!

Fonti: Rolling Stone; The Virginian-Pilot; Westword; Official Charts; Graceland; MusicRadar; Blabbermouth; Ultimate Classic Rock; Loudwire; Wikipedia.

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