La saggezza di un maestro: “L’atto creativo” di Rick Rubin (LIBRO)

Copertina del libro L’atto creativo di Rick RubinL’atto creativo: un modo di essere è il libro con cui Rick Rubin, uno dei produttori più influenti degli ultimi quarant’anni, ha provato a mettere per iscritto la propria idea di creatività. L’edizione originale, The Creative Act: A Way of Being, è uscita negli Stati Uniti per Penguin Press nel gennaio 2023, con la collaborazione dello scrittore Neil Strauss, ed è rimasta per mesi nelle classifiche dei libri più venduti. In Italia è arrivata quasi subito, il 7 marzo 2023, pubblicata da Mondadori in un volume di 372 pagine.

Il testo non è un manuale tecnico. È diviso in 78 brevi capitoli che Rubin definisce aree di pensiero, con titoli come “Everyone Is a Creator” o “Why Make Art?” nell’originale, e scritto con frasi brevi e un tono quasi meditativo. L’autore si chiede che cosa significhi creare, che cosa renda un’opera d’arte tale e se il processo creativo possa davvero essere spiegato. Invita a sperimentare, a conservare uno stupore quasi infantile e a considerare che un artista, nel suo percorso, gareggia soltanto con sé stesso, elencando anche le abitudini che ostacolano il lavoro creativo. Rubin ha raccontato di aver voluto scrivere un libro su come fare grande arte e di essersi ritrovato, alla fine, con un libro su come essere. Alcune recensioni hanno indicato nelle pagine dedicate alla pratica in studio la parte più concreta, per esempio quando descrive come il volume molto alto in cuffia possa cambiare l’interpretazione di un musicista.

Il percorso dell’autore aiuta a capire il valore di queste riflessioni. Da studente della New York University, Rubin ha fondato la Def Jam insieme a Russell Simmons, lasciando l’etichetta nel 1988. Da lì è passato attraverso generi lontanissimi fra loro, lavorando con Run-DMC, Beastie Boys, LL Cool J, Johnny Cash, Tom Petty, Metallica e molti altri. Per chi ascolta metal il suo nome resta legato soprattutto a Reign in Blood, l’album degli Slayer del 1986, il primo di una lunga collaborazione con la band. In un’intervista a Channel 4 News, Rubin ha spiegato che proprio la sua inesperienza ha dato a quel disco il suo suono: non conosceva i metodi tradizionali della registrazione rock, ascoltava la musica per ciò che era e cercava precisione e compattezza, perché a suo giudizio un disco speed metal registrato con le sonorità ampie di Led Zeppelin o Black Sabbath sarebbe diventato una massa indistinta.

Nello stesso periodo dell’uscita del libro, Rubin è stato intervistato da Anderson Cooper per 60 Minutes, e il servizio è stato girato anche a Shangri-La, il suo studio californiano dall’arredamento essenziale, senza dischi d’oro né premi alle pareti. In quell’occasione ha ammesso di saper suonare a malapena qualche strumento e di non avere competenze tecniche, chiarendo di essere pagato per la fiducia nel proprio gusto e per la capacità di esprimere ciò che sente. Più che un produttore, ha detto di considerarsi un riduttore, qualcuno che toglie il superfluo per arrivare all’essenza di un brano.

Sono proprio questi elementi a rendere il libro interessante per chi suona o semplicemente ama la musica: la prospettiva di una persona che ha costruito la propria carriera sull’ascolto, sulla sottrazione e sulla capacità di riconoscere ciò che funziona. Le sue pagine si propongono di offrire spunti per superare i blocchi, alimentare l’ispirazione e accogliere l’ignoto, invitando a riconsiderare il proprio approccio all’arte e, più in generale, all’esistenza. Non appena avrò terminato la lettura, condividerò le mie impressioni nella sezione “Letture vissute” del blog, con una recensione completa di questo volume.

Fonti: CBS News; Il Libraio; The Spinoff; Metal Injection; Santa Fe Public Library.

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