Il giovane Joey Tempest e la nascita di The Final Countdown

Illustrazione del giovane Joey Tempest alla tastieraCorreva l’anno 1981 e un ragazzo svedese di diciassette anni, all’anagrafe Rolf Magnus Joakim Larsson, se ne stava chiuso nella sua stanza a smanettare su una tastiera Korg Polysix. Gliel’aveva prestata Mic Michaeli, amico e futuro compagno di band. Quello che ancora non poteva sapere era che quei momenti avrebbero cambiato per sempre il corso della sua vita. Il giovane Joey, diminutivo di Joakim, frequentava ancora la scuola, però la sua testa era tutta per la musica, tra prove con la band e sogni di palcoscenico. Fra i dischi che lo avevano segnato c’era Space Oddity di David Bowie, uno dei primi singoli che avesse mai comprato, all’origine della sua passione per lo spazio.

Su quella tastiera presa in prestito Joey trovò qualcosa di speciale. Le sue dita disegnarono una melodia che sarebbe diventata una delle più riconoscibili della storia del rock: il riff di The Final Countdown. Ne uscì una demo senza voce, solo musica. Per anni, ha raccontato, quel riff rimase chiuso in un cassetto, fin dai tempi della scuola. Lo riprese in mano circa cinque anni dopo, quando gli Europe stavano preparando il terzo album e cercavano un’apertura grandiosa per i concerti. Joey trovò il tempo giusto, scrisse il testo e il pezzo diventò l’inizio perfetto sia del disco sia dello spettacolo.

Il brano non era pensato per le classifiche. Durava quasi sei minuti ed era nato per aprire i concerti, tanto che il suo successo colse di sorpresa lo stesso autore. Joey cantava sopra la demo ancora e ancora. La musica gli sembrava la colonna sonora di un film: un viaggio verso Venere, lontano da una Terra ormai esaurita, con l’idea che un giorno l’umanità potrebbe dover lasciare il suo pianeta. Un testo sognante, apocalittico e insieme ottimista, nato anche dall’eco di Space Oddity.

Per l’album la Epic, l’etichetta con cui gli Europe avevano firmato nel 1985 dopo due dischi per la svedese Hot Records, affidò la band a Kevin Elson, il produttore di Frontiers dei Journey. The Final Countdown fu il primo singolo e fece esplodere il gruppo in tutto il mondo: primo posto in Gran Bretagna, ottavo negli Stati Uniti nel marzo del 1987, primo in ventisei paesi, con oltre otto milioni di singoli venduti. Il video fu girato il 26 e il 27 maggio 1986 alla Solnahallen, vicino a Stoccolma, dal regista Nick Morris, che filmò la band mentre veniva ripresa per un video dal vivo. Negli anni la canzone è diventata un inno buono per ogni occasione, dalla Formula 1 alla boxe. Joey ha raccontato di aver ricevuto molte lettere da chi, ai tempi della caduta del Muro di Berlino, l’aveva vissuta come un simbolo.

Nel 1981 Joey era solo un ragazzo con una tastiera in camera, tanta passione e un sogno. Un giovane che, seguendo il suo istinto, avrebbe trasformato gli Europe da gruppo della provincia svedese in una delle formazioni più acclamate del pianeta. Ecco la vera magia della musica: l’impossibile può prendere forma in una stanza qualunque.

Fonti: Songfacts (interviste a Joey Tempest e Nick Morris); Joey Tempest a VH1.

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