Il riff arriva per primo, prima ancora della band. Nel settembre del 1982 Ronnie James Dio lo suona ai John Henry’s, una sala prove della zona nord di Londra, davanti a un ragazzo di Belfast appena sceso dall’aereo con la sua Les Paul. Si chiama Vivian Campbell, ha vent’anni da poche settimane e suona negli Sweet Savage, un gruppo della nuova ondata britannica che ha aperto per i Thin Lizzy. A chiamarlo alle due di notte è stato Jimmy Bain, bassista che Dio conosce dai tempi dei Rainbow e che ha visto gli Sweet Savage aprire per i suoi Wild Horses in Irlanda. Dopo circa quattro ore di prove il posto è suo. Dio gli dice chiaro che non ci sono soldi, che può pagarlo una miseria e che se ne riparlerà dopo il terzo disco. Nessun contratto, una stretta di mano. Quel riff è Holy Diver.
Per arrivare lì Dio ha appena bruciato i ponti con i Black Sabbath. L’ultimo concerto con Iommi e Butler è del 31 agosto 1982, a Hoffman Estates, nell’Illinois, in chiusura del tour di Mob Rules. La rottura si consuma durante il missaggio di Live Evil: i due accusano il cantante di entrare in studio di notte per alzare voce e batteria, lui racconta di una telefonata di Butler in cui gli viene detto che la collaborazione non funziona. Vinny Appice, che nega l’accusa e lavorava di pomeriggio con Dio prima che gli altri arrivassero, lo segue nell’estate del 1982. Per finanziare la nuova band Ronnie e la moglie Wendy ipotecano la casa di Tarzana, a Los Angeles. Il primo chitarrista è Jake E. Lee, che resta sei settimane e viene congedato, secondo il suo stesso racconto, perché Dio cerca un suono più europeo; a quel punto Bain fa il nome di Campbell.
Le registrazioni si svolgono ai Sound City Studios di Van Nuys fra la fine del 1982 e i primi mesi del 1983. Dio avrebbe voluto Martin Birch, occupato con gli Iron Maiden, e decide di produrre da solo, ammettendo anni dopo, con ironia, di avere allora la testa troppo grande per il cappello. Al banco c’è Angelo Arcuri. Appice ha ricordato che nessun brano esisteva prima di entrare in studio e che non c’era alcuna pressione di suonare come i Sabbath o meglio di loro: Sound City lasciava alla band la libertà di fare quello che voleva, giochi e bevute notturne compresi. Campbell incide tutto con una sola chitarra, una Les Paul Deluxe del 1977, un Marshall JCM 800 e un overdrive Boss; la dodici corde acustica che apre Don’t Talk to Strangers è di Dio. Le tastiere le suonano Dio e Bain, con l’accordo di non farle mai invadenti.
Dentro quelle sessioni nascono brani in modi diversi. Holy Diver e Don’t Talk to Strangers Dio li aveva scritti ancora nei Sabbath, pensandoli per il disco successivo del gruppo. Caught in the Middle prende il titolo da Arcuri, che secondo Dio finiva sempre in mezzo a qualche guaio e gli chiedeva che cosa fare. Invisible viene da un nastro infilato al contrario dal fonico, con il riff poi imparato all’indietro. Straight Through the Heart è un riff di Bain in Fa diesis, con il middle eight scritto insieme a Campbell, allora suo coinquilino. Stand Up and Shout, altro riff di Bain, darà in seguito il nome al fondo contro il cancro intitolato a Dio. Rainbow in the Dark esce da una jam di Campbell, Bain e Appice su un riff che il chitarrista aveva scritto a sedici anni per gli Sweet Savage: Dio ci canta sopra quasi subito e il pezzo è finito in dieci minuti. Dio lo trova troppo pop e minaccia di tagliare il nastro con una lametta; la band lo ferma. L’assolo è la prima take che Campbell registra per l’album, improvvisata in La minore: Dio ne chiede un’altra, viene peggio e tengono la prima.
L’album esce il 25 maggio 1983, Warner negli Stati Uniti e Vertigo nel Regno Unito. Arriva al numero 56 della Billboard 200 e al 13 nel Regno Unito, con Rainbow in the Dark al quattordicesimo posto della classifica rock americana. La certificazione d’oro è del settembre 1984, il platino del marzo 1989, il doppio platino del 2022. In copertina, su idea di Ronnie e Wendy e con il pennello di Randy Berrett, il demone che diventerà Murray, mascotte della band, regge una catena sopra un prete che annaspa fra le onde. La casa discografica chiede a Dio se è sicuro e lui rovescia la domanda: come fanno a sapere che non è un prete che sta annegando un mostro? Quanto al nome della band, che capovolto sembra comporre la parola devil, Dio parla di semplice coincidenza.
Il primo concerto è del luglio 1983 in un locale di Antioch, in California, con Claude Schnell aggiunto alle tastiere per il tour. Geezer Butler, secondo Appice, gli confessò di aver previsto un gran disco senza immaginarlo così riuscito. Wendy Dio ha detto che nessuno si aspettava un successo del genere e che Ronnie, finalmente, era padrone del proprio destino. Per sentirglielo raccontare con la sua voce c’è Rainbow in the Dark, l’autobiografia uscita nel 2021 e completata da Wendy e da Mick Wall, che segue la sua vita fino agli anni d’oro della band con il suo nome.