La notte in cui Tony Iommi sopravvisse a Bonham e allo champagne
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L’amicizia tra Tony Iommi dei Black Sabbath e John Bonham dei Led Zeppelin è un capitolo curioso della storia del rock. I due si conoscevano dalla metà degli anni Sessanta, quando suonavano in gruppi diversi sulla scena delle Midlands, attorno a Birmingham. Nei primi tempi le due band vivevano una rivalità amichevole, anche perché sei degli otto musicisti frequentavano già gli stessi locali della città. Bonham si unì perfino a qualche jam durante i primi concerti dei Sabbath, con grande disappunto di Bill Ward. Quando i Led Zeppelin esplosero, Bonham si costruì in fretta la fama di scatenato. Questo non impedì a Iommi di scegliere proprio lui come testimone alle nozze con Susan Snowdon, nel novembre del 1973. Lei aspirava a diventare cantante ed era parente di Lord Snowdon, il fotografo della famiglia reale britannica.
La sera prima del matrimonio i due uscirono a Birmingham per l’addio al celibato. Girarono diversi locali e verso l’una e mezza, quasi all’ora di chiusura, entrarono nell’ultimo club. Bonham ordinò dodici bottiglie di champagne e le fece aprire tutte. Iommi pensava che volesse offrire da bere a tutto il locale, invece Bonham spiegò che erano tutte per lo sposo, visto che l’indomani avrebbe detto sì. Iommi rispose che se le avesse bevute non si sarebbe nemmeno presentato all’altare, così si limitò a un solo calice. Bonham si mise a svuotare un bicchiere dopo l’altro lungo il bancone e nel giro di mezz’ora era completamente ubriaco.
Riportarlo a casa fu un’impresa. Iommi ha raccontato che la moglie del batterista, Pat, non voleva farlo entrare proprio perché era ubriaco. Dopo una lunga trattativa al cancello Pat aprì, precisando però che il marito non sarebbe salito al piano di sopra. Iommi le ricordò che la mattina dopo c’era il matrimonio e che il testimone doveva esserci, così Pat concesse al marito di dormire al piano terra. Il chitarrista lo sistemò appoggiato al termosifone e gli chiese se l’indomani si sarebbe fatto vedere. Bonham, quasi incapace di parlare, alzò il pollice.
Iommi era convinto che l’amico non ce l’avrebbe fatta. Lo sposo abitava a una cinquantina di chilometri di distanza, eppure il giorno delle nozze Bonham si presentò a casa sua, pronto per la cerimonia con frac e cilindro, prima ancora che lui si fosse alzato. In un’intervista a una rivista inglese del 2014, Iommi ha aggiunto che quella giornata fu tutt’altro che sobria e che in chiesa diversi musicisti invitati dallo sposo continuavano a uscire, tre o quattro alla volta, sotto lo sguardo perplesso della madre della sposa. Mentre Susan percorreva la navata, risuonavano le note di Fluff, lo strumentale acustico di Iommi poi pubblicato su Sabbath Bloody Sabbath. Il brano deve il titolo al DJ inglese Alan Freeman, detto Fluff, uno dei pochi a sostenere la band in radio.
Il padre della sposa accolse gli sposi a Kilworth House, una dimora ottocentesca nel Leicestershire, però il matrimonio durò appena tre anni. Anni dopo, ripensando a quel testimone, Iommi ha scherzato dicendo di aver capito perché le sue nozze fossero andate a rotoli. Resta un aneddoto che dice molto di entrambi: l’eccesso di Bonham, che lo avrebbe portato alla morte nel 1980, e la lealtà verso un amico che non voleva deludere nel giorno più importante.
Fonti: Tony Iommi a My Planet Rocks (Planet Rock, 2021); Tony Iommi a Classic Rock (Louder, 2014).