Nell’estate del 1990 i Tesla avevano una settimana libera e un problema: il manager Peter Mensch non voleva rimandarli a casa. Erano in tour come band di supporto dei Mötley Crüe, nel giro del Dr. Feelgood Tour, e Mensch, che li seguiva insieme a Cliff Burnstein della Q Prime, usò quella pausa per prenotare alcuni club e chiedere alla band uno show acustico. All’inizio i cinque musicisti di Sacramento rifiutarono, perché l’idea non sembrava abbastanza rock. Secondo il racconto della band prepararono comunque un set da circa novanta minuti dopo tre giorni di prove.
L’idea, in realtà, non arrivava dal nulla. All’inizio del 1990 il gruppo aveva suonato una versione acustica di Love Song durante la premiazione dei Bammys, i riconoscimenti musicali della Bay Area, e in precedenza aveva già affrontato qualche esibizione acustica in visita alle radio. Nessuno, però, pensava a un disco. Frank Hannon e Troy Luccketta hanno raccontato che l’intera vicenda fu in gran parte un incidente, e Hannon ha parlato di un tempismo quasi magico.
Il concerto che finì sul disco si tenne il 2 luglio 1990 al Trocadero Theatre di Philadelphia. Sul palco c’erano cinque musicisti: Jeff Keith alla voce, Frank Hannon e Tommy Skeoch alle chitarre, Brian Wheat al basso e Luccketta alla batteria. La scaletta mescolava brani dei Tesla riarrangiati e cover scelte da ciascun membro. Keith propose Signs dei Five Man Electrical Band, che conosceva dall’Oklahoma, dove era molto popolare. Hannon scelse Truckin’ dei Grateful Dead, Skeoch Mother’s Little Helper dei Rolling Stones, Luccketta Lodi dei Creedence Clearwater Revival e Wheat We Can Work It Out dei Beatles. Il titolo del disco, Five Man Acoustical Jam, è un omaggio proprio al nome del gruppo che aveva inciso Signs.
A quanto risulta, Love Song fu l’unico brano con un assolo di chitarra elettrica, suonato da Hannon. Quando la Geffen chiese di ritoccare il materiale con sovraincisioni e correzioni vocali, la band rifiutò e l’etichetta cedette. Wheat ha raccontato di aver comunque rifatto la propria parte di basso in una sola ripresa durante il missaggio, perché quella della sera non era venuta bene.
A convincere la casa discografica fu soprattutto la radio. Una versione acustica di Signs suonata dal vivo alla WAAF di Boston divenne uno dei brani più richiesti dagli ascoltatori, e la Geffen decise di pubblicare il concerto. Il disco uscì il 13 novembre 1990 e raggiunse il dodicesimo posto della Billboard 200, superando il milione di copie e ottenendo il disco di platino. Signs, in una versione radiofonica ripulita da alcune parole, entrò nella Top 10, tanto che, ha ricordato Wheat, molti pensavano fosse un brano dei Tesla.
Molti hanno visto in Five Man Acoustical Jam un anticipo della moda dell’unplugged, ma i fatti dicono altro: MTV Unplugged esisteva già da circa un anno quando uscì il disco, come ha ricordato lo stesso Wheat. Hannon, dal canto suo, ha raccontato di aver sentito dire che i Tesla avessero inventato il formato, e ha definito pazzesco che venga loro attribuito il merito. Più curioso è un altro ricordo di Wheat: Jimmy Page gli avrebbe fatto i complimenti, osservando che i Tesla avevano realizzato il primo album dal vivo acustico.
Oggi Five Man Acoustical Jam resta una fotografia di una band hard rock che, contro la propria prima impressione, scoprì che i suoi pezzi funzionavano anche senza amplificatori. Keith lo ha definito il miglior errore della loro carriera.
Fonti: Louder; Ultimate Classic Rock; Songfacts; Broad Street Review; Rush on Rock; Guitar Player; Glide Magazine; St Pete Catalyst.




