3 Doors Down: Matt Roberts e il lato oscuro dell’abuso

Logo dei 3 Doors DownEra il 20 agosto 2016 quando Matt Roberts, per anni chitarrista dei 3 Doors Down, venne trovato senza vita nel corridoio di un Hampton Inn a West Bend, nel Wisconsin, poco lontano da Milwaukee. Aveva 38 anni ed era lì con il padre Darrell per suonare a un concerto di beneficenza a favore dei veterani. In un’intervista televisiva il padre ha ricordato le ultime ore passate insieme. Avevano camere comunicanti e la chiave di Darrell non funzionava, così Matt era sceso a prenderne una nuova per lui. Dopo aver accompagnato il padre in camera, Matt gli aveva raccomandato di lasciare aperta la porta tra le due stanze, nel caso avesse bisogno di qualcosa. Secondo Darrell, il figlio si preoccupava sempre per lui. Al mattino la polizia, chiamata per un uomo privo di sensi nel corridoio, scoprì il corpo con la custodia della chitarra accanto e un cerotto di fentanyl addosso.

Matt era stato tra i fondatori dei 3 Doors Down insieme a Brad Arnold e Todd Harrell, tutti cresciuti a Escatawpa, nel Mississippi. Tra i brani che scrisse con il gruppo c’è Kryptonite, candidata nel 2001 al Grammy come miglior canzone rock. La sua chitarra accompagnò gli anni d’oro fino a Here Without You. Nel 2012 lasciò la band per motivi di salute. Secondo il medico legale, Matt morì per un’overdose di fentanyl, idrocodone e alprazolam, un mix di due oppioidi e un ansiolitico.

Le indagini portarono a Richard Snellgrove, un medico di Fairhope, in Alabama, che fu arrestato e processato per aver distribuito illegalmente farmaci che avevano contribuito al decesso. Nel maggio del 2018 la giuria federale lo assolse su tutta la linea. La famiglia di Matt gli fece causa anche in sede civile, sostenendo che avesse prescritto al musicista dosi elevate di oppioidi dal 2006 fino a pochi giorni prima della morte. Nella stessa causa chiamò in giudizio la catena di farmacie Rite Aid, che secondo i familiari non aveva segnalato i sospetti di abuso.

La morte di Matt Roberts si intreccia con una delle emergenze sanitarie più gravi della storia recente degli Stati Uniti. Gli antidolorifici oppioidi, prescritti con troppa leggerezza per anni, hanno trascinato nella dipendenza persone di ogni età e professione. Il fentanyl ha poi reso quella spirale ancora più letale. La storia di Matt mostra il problema da vicino: quei farmaci hanno un ruolo prezioso in medicina, purché il loro uso sia seguito con attenzione dal medico. Quando quel controllo viene meno, il confine tra cura e dipendenza diventa sottilissimo.

Per Matt la musica era stata tutto. Mi piace pensare che suonare uno strumento, o anche solo concedersi il tempo di ascoltare un buon disco, possa essere una piccola ancora per chi attraversa momenti difficili. Nessuno può sapere se un sostegno diverso lo avrebbe salvato. Questa vicenda chiede però più consapevolezza e più attenzione, perché storie come la sua non diventino la regola.

Fonti: Time (dichiarazioni di Darrell Roberts alla CNN); Associated Press (causa civile, affidavit della DEA, processo e assoluzione di Richard Snellgrove); Fox6 Milwaukee; Biloxi Sun Herald.

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