“Prisoners in Paradise”: il capolavoro tormentato degli Europe
Pubblicato il
Marcello ha raccontato di aver ricevuto la telefonata a bordo piscina, alle isole Turks e Caicos. Dall’altra parte c’era Herbie Herbert, il manager degli Europe, con una notizia pessima: Bob Rock, il produttore su cui la band contava per il nuovo disco, si era ritirato per lavorare al Black Album dei Metallica. Nel suo racconto Rock aveva già incontrato il gruppo a Vancouver, i musicisti erano entusiasti dopo l’ascolto dei demo e l’accordo, a quanto pare a voce, sembrava fatto. Secondo Joey Tempest fu coinvolto anche Bruce Fairbairn, il manager di Rock, e Herbert ruppe i rapporti con lui. Al posto di Rock arrivò Beau Hill, reduce dai lavori con Winger e Warrant.
Marcello ha spiegato che a quel tempo i musicisti avevano la residenza alle Turks e Caicos per motivi fiscali. Gli Europe arrivavano dal tour di Out of This World, concluso a Bruxelles il 5 aprile 1989, e da maggio di quell’anno ebbero una base in California. Secondo il racconto del gruppo, il 17 settembre 1989 suonarono a sorpresa al Whisky a Go Go con il nome Le Baron Boys, scelto, ha detto Marcello, perché la Chrysler li sponsorizzava con auto LeBaron economiche. Il disco fu registrato agli Enterprise Studios di Burbank, con Beau Hill alla produzione e al missaggio, Jimmy Hoyson come ingegnere e il mastering di Ted Jensen. Ian Haugland ha ricordato che l’etichetta, dopo una ristrutturazione, non sentiva hit nel materiale e chiese circa sei brani in più da scrivere con Jim Vallance, ma ha anche affermato che la band non fu guidata dalla casa discografica.
Sul piano della scrittura fu il disco più collettivo del gruppo, con più contributi di Mic Michaeli, Marcello e John Levén. Marcello ha detto di aver portato per la prima volta in casa Europe l’accordatura in re bemolle, per riff più larghi; Levén ha ricordato che l’album precedente era stato un tentativo di replicare The Final Countdown e che questa volta lo spirito doveva essere più grezzo e più chitarristico. Tempest ha definito il risultato troppo americano per una band che si chiama Europe, mentre Michaeli ha detto che il gruppo ascoltò troppo la casa discografica e scartò brani che avrebbero dovuto entrare nel disco. Eric Martin dei Mr. Big co-scrisse il testo di All or Nothing, mentre Halfway to Heaven è di Tempest e Jim Vallance, che lavorarono in quattro giorni a Vancouver; Got Your Mind in the Gutter porta le firme di Tempest, Marcello e Hill. Il produttore soprannominò The Lame Svedes i tre che cantavano i cori, cioè Tempest, Marcello e Michaeli, e Nate e Paul Winger firmarono ulteriori cori. Alla fine il disco contò dodici brani, da All or Nothing a Girl from Lebanon, con la copertina illustrata da Mark Wilkinson.
Prisoners in Paradise uscì il 23 settembre 1991 per la Epic, nel pieno dell’esplosione del grunge. Nel Regno Unito l’album arrivò al sessantunesimo posto, I’ll Cry for You al ventottesimo e Halfway to Heaven al quarantaduesimo, mentre il brano che dà il titolo all’album toccò l’ottavo posto in Svezia. Tempest ha detto che la Epic trascurava il disco, e a New York vide i dischi dei Pearl Jam sparsi negli uffici della casa discografica. La critica non fu unanime: Mike Ladano lo giudicò sovraprodotto e fin troppo americano, con echi di ZZ Top e Roxette; altri, anni dopo, lo hanno rivalutato come un album solido, da riscoprire.
Il 15 marzo 1992 gli Europe suonarono a Portsmouth, ultima data britannica del tour, e lo stop arrivò dopo i concerti al Budokan di Tokyo, nello stesso anno. Tempest propose una pausa e un album solista, non senza resistenze nella band, e non ci fu un annuncio ufficiale. Marcello ha spiegato che l’etichetta voleva un altro disco, ma nessuno sapeva come promuovere un altro I’ll Cry for You nell’era di Smells Like Teen Spirit. Fu l’ultimo album con Marcello. A Capodanno del 1999 il gruppo riapparve in televisione a Stoccolma con John Norum; la vera reunion con Norum arrivò nel 2003, senza Marcello, e nel 2004 uscì Start from the Dark, il primo album in tredici anni, prodotto da Kevin Elson, lo stesso produttore di The Final Countdown. Chi riascolta oggi Prisoners in Paradise trova un disco meno limpido e più ruvido dei precedenti, nato in un periodo in cui la band voleva cambiare pelle e il mondo stava già guardando altrove.
Fonti: Louder; AllMusic; Official Charts; Rush on Rock; Limelight Magazine; Wings of Tomorrow; Sweden Rock Magazine; Uber Rock; Bubbling Down Under.