L’eredità di Tony Martin: un capitolo cruciale nella storia dei Black Sabbath
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Tony Martin, all’anagrafe Anthony Philip Harford, è nato a Birmingham il 19 aprile 1957, nella stessa città che aveva dato i natali ai Black Sabbath. Proprio con la band di Tony Iommi ha lasciato il segno più profondo della sua carriera, diventando dopo Ozzy Osbourne il cantante rimasto più a lungo nel gruppo. È entrato nel 1987 e ha inciso tre album, The Eternal Idol, Headless Cross e Tyr, prima che nel 1992 Ronnie James Dio tornasse per Dehumanizer. Poi è rientrato per una seconda stagione, con Cross Purposes nel 1994 e Forbidden l’anno seguente, fino alla metà degli anni Novanta.
La sua voce, potente e insieme melodica, capace di passare da toni morbidi ad acuti taglienti, ha dato al suono dei Sabbath una sfumatura nuova. Headless Cross, del 1989, resta il disco simbolo di quel periodo, mentre Tyr, del 1990, si apre con Anno Mundi, dove il canto si intreccia con tastiere e atmosfere quasi orchestrali. A mio avviso quei cinque album avrebbero meritato molta più attenzione. Lo stesso Iommi, nel 2021, ha ammesso che negli anni Tony Martin era finito sepolto sotto tutto il clamore legato a Ozzy e a Dio. Martin, dal canto suo, ha spiegato che con i Sabbath lavorava come fa ancora oggi: prima ascoltava la musica, poi scriveva una storia con un inizio, uno sviluppo e una fine, quasi sempre giocata sulla lotta tra il bene e il male.
Dal vivo non mancavano gli imprevisti. Martin ha raccontato che una volta, ad Amsterdam, i getti di gas che Cozy Powell aveva fatto montare attorno alla batteria restarono bloccati perché la pressione aveva congelato le valvole. Il soffitto del palco saltò, ricoprendo la band di polvere vecchia di un secolo. In un’altra occasione, a Roma, il gruppo dovette cambiare locale perché il Papa voleva usare quella sala e non gradiva l’aura lasciata da presunti satanisti.
Il riconoscimento è arrivato il 31 maggio 2024 con Anno Domini 1989-1995, il primo cofanetto dedicato all’era di Tony Martin. Raccoglie Headless Cross, Tyr, Cross Purposes e Forbidden rimasterizzati, mentre The Eternal Idol è rimasto fuori, probabilmente per questioni di licenze. Forbidden, prodotto in origine da Ice-T dei Body Count, è stato remixato da Iommi, che non amava il suono di chitarra di quel disco e sapeva che Cozy Powell non era soddisfatto della batteria. Nell’edizione in CD ci sono anche tre bonus track: Cloak and Dagger, What’s the Use e Loser Gets It All.
Martin non si è mai fermato. Ha passato gran parte degli ultimi venticinque anni in studio e la sua voce figura, a suo dire, in circa settantasei album e progetti. Il 14 gennaio 2022 ha pubblicato Thorns, un lavoro solista costruito in circa dieci anni, con Danny Needham dei Venom, Magnus Rosén degli HammerFall, il coautore Scott McClellan e Greg Smith. Su quel disco ha suonato di persona anche batteria, basso e chitarra, perché, come ha spiegato, padroneggia molti strumenti. La sua resta una delle voci più sottovalutate della storia dei Sabbath, che chi ama quel periodo non ha mai smesso di difendere.
Fonti: Classic Rock (Louder, annuncio di Anno Domini 1989-1995 e dichiarazioni di Tony Iommi); It’s Psychedelic Baby Magazine (intervista a Tony Martin, 2022); Metalitalia (uscita di Thorns).