Il lato pericoloso dei Ramones: eroina, colla e punk abrasivo

Logo dei RamonesNew York, metà anni ’70. In un garage sudicio e maleodorante, quattro ragazzi dai jeans strappati e giubbotti di pelle stavano per cambiare la storia della musica. I Ramones, con i loro brani dalla durata fulminea e i testi urlati, inventarono il punk rock e divennero degli dei. Dietro i power chord e i cori da stadio si nascondeva però un’altra storia: quella di vite segnate dalla dipendenza, dall’alcol e da un’eredità tanto gloriosa quanto dolorosa.

Dee Dee Ramone, il bassista dal cuore spezzato, iniziò a bussare alle porte dell’inferno a 12 anni. Figlio di un militare americano di stanza in Germania, crebbe a Pirmasens, fra le macerie lasciate dalla guerra. Fra gli edifici bombardati raccoglieva elmetti, maschere antigas, baionette e nastri di mitragliatrice: in parte li teneva, in parte li scambiava con i soldati in cambio di fiale di morfina, che nelle farmacie delle basi si trovavano per pochi centesimi. Quella ricerca di fuga diventò un’ossessione. L’eroina lo accompagnò dai palchi del CBGB ai vicoli bui di New York, dove, come confessò nella sua autobiografia Lobotomy, arrivò a vendere il corpo per una dose, un’esperienza che finì anche in 53rd & 3rd, l’incrocio di Manhattan dove si batteva. La sua morte per overdose, il 5 giugno 2002, a 50 anni, fu l’ultimo atto di una vita vissuta all’estremo.

Gli altri membri della band non furono da meno. Joey, la voce che cantava di ragazze e ribellione, annegava le tensioni con Johnny in fiumi di alcol e cocaina. Fra i due la frattura divenne insanabile all’inizio degli anni Ottanta, quando Linda, la ragazza di Joey, se ne andò con il chitarrista, che più tardi l’avrebbe sposata. Joey trasformò quel tradimento in The KKK Took My Baby Away. Da allora i due smisero quasi di parlarsi, pur continuando a suonare insieme per altri quindici anni. Marky, il batterista, perse il posto nella band nel 1983 dopo aver trasformato i tour in un delirio di vodka e risse; tornò soltanto nel 1987, da sobrio. Solo Johnny, chitarrista e convinto militarista, resisteva alle tentazioni, limitandosi a qualche tiro d’erba per placare i nervi d’acciaio che lo resero il vero leader del gruppo.

Le loro canzoni erano specchi distorti di quelle esistenze. Chinese Rocks, scritta da Dee Dee in un momento di astinenza, raccontava senza metafore la vita da eroinomane in un mondo complicato e brutale. Nacque anche per ripicca: Richard Hell si era vantato di poter scrivere qualcosa di più forte di Heroin di Lou Reed e Dee Dee volle batterlo sul tempo. Hell ci aggiunse alcuni versi, la incisero per primi gli Heartbreakers di Johnny Thunders e i Ramones la pubblicarono solo nel 1980. Now I Wanna Sniff Some Glue, nata osservando dei ragazzini che sniffavano colla nel Queens, trasformava la disperazione in una gag punk di quattro versi. Dee Dee spiegò che l’idea veniva da un trauma adolescenziale e aggiunse, con la sua ironia, di aver smesso con la colla a otto anni. Quel titolo diede il nome a una delle prime fanzine punk inglesi, Sniffin’ Glue. Quando Joey urlava I Wanna Be Sedated, non si riferiva solo a tour estenuanti: esprimeva un desiderio muto di anestesia emotiva. Il pezzo nacque in un albergo di Londra, durante le feste di Natale, con la città chiusa e la band in giro trecentosessanta giorni l’anno.

La leggenda della pistola di Phil Spector, altro aneddoto riportato di frequente, sembra uscita da una delle loro migliori canzoni. Durante le registrazioni di End of the Century, il produttore geniale e paranoico avrebbe puntato un revolver contro Dee Dee per pretendere e ottenere la take perfetta. Il racconto è di Dee Dee. Marky, spesso interpellato sulla vicenda, lo ha sempre smentito: Spector e la sua guardia del corpo avevano il porto d’armi e appoggiavano le pistole sul banco di regia; nessuno, però, le puntò mai contro la band. A lui e a Joey quella vista non faceva effetto, agli altri due forse sì. Vera o inventata, la storia diventò il simbolo di un’epoca in cui la musica si faceva col sangue e pochissima elettronica.

Quando i Ramones si separarono nel 1996, dopo 22 anni e 2.263 concerti, con l’ultimo show il 6 agosto al Palace di Hollywood, lasciarono una doppia eredità: rivoluzionarono il rock e pagarono il prezzo più alto sul piatto. Tre dei fondatori ci lasciarono uno dopo l’altro tra il 2001 e il 2004. Joey se ne andò per primo, il 15 aprile 2001, stroncato da un linfoma che combatteva da anni. Dee Dee lo seguì nel 2002, vittima proprio di quella dipendenza che aveva cantato senza troppi romanticismi. Johnny morì di cancro alla prostata nel settembre del 2004. Dieci anni più tardi scomparve anche Tommy, il primo batterista e l’ultimo superstite della formazione originale.

Il 18 marzo 2002 i Ramones entrarono nella Rock and Roll Hall of Fame, presentati da un Eddie Vedder con la cresta e la maglietta della band. Sul palco del Waldorf Astoria salirono Johnny, Tommy, Marky e Dee Dee, che se la cavò con una battuta: si congratulò con sé stesso e si diede da solo una pacca sulla spalla. Il premio di Joey rimase sul leggio, mentre in sala c’erano sua madre e suo fratello. Meno di tre mesi dopo, Dee Dee era morto.

Oggi, ascoltare Blitzkrieg Bop è un’esperienza strana. Quelle note veloci che ispirarono generazioni di ragazzi a imbracciare una chitarra per soffocare il dolore raccontano anche un’altra verità: a volte, il potere dei giovani di cui urlavano nascondeva una fragilità antica. I Ramones non furono martiri né santi. Furono uomini imperfetti che trasformarono il loro caos in qualcosa di diretto e coinvolgente. Forse, in un mondo ossessionato dalla perfezione, è proprio questo il messaggio principale. Siate quello che desiderate di essere, a tutti i costi.

Fonti: Dee Dee Ramone, Lobotomy; Johnny Ramone, Commando: The Autobiography of Johnny Ramone; documentario End of the Century: The Story of the Ramones (2003); Miami New Times; Please Kill Me; Ramones Heaven; Wikipedia.

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