Vito Bratta e Mike Tramp: il genio dietro i White Lion

Logo dei White LionNel 1982 un giovane cantante danese arrivò a New York con la sua band, i Lion, e suonò una decina di concerti nei club della città. L’ultimo si tenne al L’Amour di Brooklyn, in apertura al gruppo di un chitarrista di Staten Island, Vito Bratta, che con i Dreamer eseguiva cover di Van Halen, AC/DC e Iron Maiden. Mike Tramp, nato a Copenaghen, ha raccontato di averlo osservato in camerino mentre provava con un piccolo amplificatore e di aver capito subito che quello era il livello a cui doveva arrivare. A novembre i Lion tornarono in Danimarca senza un soldo. A lui, però, era ormai scattata la scintilla. Due mesi e mezzo più tardi, con l’aiuto della madre, comprò un biglietto di sola andata per New York. Pochi giorni dopo una ragazza gli passò un numero di telefono, dicendogli che era la persona da chiamare. Era quello di Vito.

Nacquero così i White Lion. La prima formazione comprendeva il bassista Felix Robinson e il batterista Nicky Capozzi, che provavano in una grande sala sotto il palco del L’Amour, messa a disposizione dai proprietari del locale. Il debutto, Fight to Survive, ebbe una storia travagliata. La Elektra mise la band sotto contratto con un anticipo importante, preparò copertina e uscita, poi decise di non pubblicare il disco, lasciando la band libera. Fu un’etichetta giapponese, la JVC Victor, a credere nell’album e a farlo uscire nel 1985. Le copie d’importazione arrivarono in Germania, in Francia, in Inghilterra e infine negli Stati Uniti, dove la band cominciò a riempire i club. Intanto la formazione cambiava: subentrarono il bassista Dave Spitz e il batterista Greg D’Angelo, poi Spitz se ne andò e al suo posto entrò James LoMenzo, l’ultimo tassello della line up classica.

La svolta venne da una telefonata del produttore Michael Wagener, che dalla California si offrì di lavorare con loro, fornendo studio, alloggio e un po’ di contanti per le spese. Nel gennaio del 1987 i quattro si trasferirono agli Amigo Studios, mentre i manager chiudevano il contratto con la Atlantic. Ne uscì Pride, che raggiunse l’undicesimo posto della classifica americana e diventò doppio disco di platino. Tramp ha ricordato che Wait era partita da un intro di Vito: appena lui ci aveva cantato sopra la parola del titolo, il pezzo non poteva che diventare una canzone d’amore. When the Children Cry, invece, l’aveva composta lui nel 1985 con la chitarra acustica nella casa del manager a Staten Island, mentre sognava un mondo senza guerre in un’America che sotto Reagan sembrava godersela. La casa discografica non voleva farne un singolo, la band insistette e il brano salì fino al terzo posto della classifica americana dei singoli, restando il loro successo più grande.

Seguirono i tour di spalla ad Aerosmith, AC/DC e Ozzy Osbourne. Bratta, riservato quanto Tramp era esuberante, finì sulle copertine delle riviste di chitarra, ammirato per l’equilibrio raro tra tecnica, struttura e senso della melodia. Proprio quella fama portò nuove pressioni. Per Big Game, del 1989, Tramp e Bratta ebbero appena due settimane per scrivere, dopo due anni passati in tour. Il chitarrista ha raccontato che l’etichetta chiedeva un altro Pride, con singoli pensati apposta per le classifiche, mentre i successi precedenti erano nati senza calcoli commerciali. L’album ottenne comunque il disco d’oro e conteneva brani impegnati come Little Fighter, ispirata all’affondamento della Rainbow Warrior di Greenpeace, e Cry for Freedom, sull’apartheid in Sudafrica.

Dopo Mane Attraction, del 1991, Tramp sciolse la band nel settembre di quell’anno. Lui fondò i Freak of Nature e poi intraprese una lunga carriera solista. Bratta, invece, sparì quasi del tutto, finché nel 2007 Eddie Trunk riuscì a rintracciarlo per un’intervista radiofonica. In quell’occasione il chitarrista confermò le voci su un infortunio alla mano, che attribuì agli anni trascorsi a suonare anche quattordici ore al giorno e che si era presentato in un periodo difficile per la sua famiglia. Si paragonò a un maratoneta che non poteva più correre. Negli anni i due hanno avuto anche contrasti legali per l’uso del nome, oggi superati. Nel 2023, presentando Songs of White Lion, raccolta di brani del gruppo reincisi, Tramp ha spiegato che i rapporti con Vito sono tornati sereni, pur escludendo una reunion. Al massimo, ha detto, potrebbero fare qualcosa insieme alla maniera di Page e Plant, senza chiamarlo White Lion.

Fonti: Songfacts (intervista a Mike Tramp, 2023); VW Music (intervista a Mike Tramp); Vito Bratta a Eddie Trunk (2007, YouTube).

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