Phil Rudd, il battito di Back in Black e la sua battaglia personale
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Phil Rudd si è distinto come uno dei batteristi più essenziali e potenti nella storia del rock e il suo lavoro nell’album Back in Black degli AC/DC rappresenta un capolavoro di semplicità e groove che ancora oggi viene studiato, imitato e ammirato. Nel 1980, dopo la tragica morte del carismatico frontman Bon Scott, la band australiana si trovò di fronte a un bivio cruciale: abbandonare la scena o rinascere con nuova forza. Rudd, con il suo stile unico, contribuì a rendere Back in Black un tributo e insieme un simbolo di resilienza e di potenza sonora.
La sua strada verso gli AC/DC era cominciata a Melbourne, dove da ragazzo suonava in diverse band della città, fra cui i Buster Brown. Quando seppe che gli AC/DC cercavano una nuova sezione ritmica si presentò all’audizione e fu preso subito. Dal 1975 il suo tempo diventò il motore della band. Non tutto però filava liscio: già durante il tour del 1978 Bon Scott raccontava che il batterista aveva sofferto di un mezzo esaurimento nervoso.
Back in Black nacque in fretta, pochi mesi dopo la morte di Bon, nei Compass Point Studios delle Bahamas con Robert John “Mutt” Lange alla produzione. Uscì nel luglio del 1980. Nel brano che dà il titolo all’album, Rudd suonò un groove in apparenza semplice che racchiudeva una precisione e un controllo ritmico sconcertanti. Il suo tocco e la sua innata capacità di mantenere un tempo perfetto, avvolgente e coinvolgente, sono stati definiti da molti esperti fra i migliori mai realizzati su disco. Rudd non eccedette mai in virtuosismi: costruì il battito pulsante che sorregge l’intero pezzo, con un uso sapiente della cassa, del rullante e soprattutto del charleston. La sua tecnica prevedeva accenti forti alternati a ghost notes più lievi, creando un’onda ritmica perfetta che dava vita al riff di Angus Young esaltandone l’espressione.
La sua batteria si consolidò come elemento fondamentale, dando vita a quel groove inimitabile che ha reso Back in Black uno degli album più venduti e celebrati nella storia della musica, con oltre 50 milioni di copie stimate nel mondo. Il suo stile minimalista si rivelò perfetto per il clima del disco, conferendo una solidità che permise agli AC/DC di essere considerati la migliore hard rock band al mondo.
Nel 1983, dopo Flick of the Switch, Rudd lasciò la band fra problemi personali e contrasti con Malcolm Young. Si trasferì a Tauranga, in Nuova Zelanda, dove comprò una compagnia di elicotteri e più tardi si dedicò alla terra. Il ritorno nacque quasi per caso: durante il tour neozelandese del 1991 si ritrovò a suonare con i vecchi compagni in una jam e nel 1994 rientrò stabilmente, in tempo per Ballbreaker. Con loro avrebbe poi inciso anche Stiff Upper Lip, Black Ice, Rock or Bust e Power Up.
Nonostante il suo contributo musicale straordinario, la vita personale di Phil Rudd è stata segnata da numerosi problemi con la legge che ne hanno offuscato la carriera e ne hanno messo in dubbio il futuro artistico. Nel 2010 fu arrestato in Nuova Zelanda per possesso di cannabis, dopo che la polizia trovò 25 grammi di sostanza sulla sua barca. Si dichiarò colpevole e fu condannato; la condanna fu però annullata in seguito per non compromettere i suoi tour. Quell’episodio segnò l’inizio di una serie di guai giudiziari.
Il caso più grave arrivò il 6 novembre 2014, quando Rudd fu arrestato con accuse pesantissime: tentativo di commissionare l’omicidio di due persone, minacce di morte e possesso di metanfetamina e cannabis. L’accusa più grave, quella di aver cercato un sicario, fu ritirata già il giorno dopo per mancanza di prove. Le indagini rivelarono che il batterista aveva minacciato due uomini e che la sua frustrazione derivava anche dall’insuccesso del lancio del suo album solista Head Job, uscito quello stesso anno. Il 21 aprile 2015 Rudd si dichiarò colpevole per le droghe e per una delle due accuse di minacce, mentre l’altra cadde. Il 9 luglio 2015 fu condannato a otto mesi di arresti domiciliari e a un risarcimento di 120.000 dollari neozelandesi. L’accusa chiedeva almeno diciotto mesi di carcere, la difesa l’assoluzione senza condanna. Il giudice scelse una via di mezzo, tenendo conto della riconciliazione con l’uomo minacciato e del risarcimento già versato, pur sottolineando che non si era trattato di una semplice telefonata rabbiosa.
Questi eventi portarono alla sua esclusione dagli AC/DC, che lo sostituirono con Chris Slade per il tour di Rock or Bust del 2015 e 2016. Sembrava la chiusura definitiva di un capitolo doloroso. Invece, il 30 settembre 2020, la band ne confermò il ritorno per Power Up, il disco dedicato alla memoria di Malcolm Young. Nel 2023 e nel 2024 Rudd ha poi rinunciato ai concerti per stare accanto alla compagna, malata di tumore; al suo posto dietro i tamburi è salito Matt Laug.
Oggi Phil Rudd ha 72 anni e vive ancora a Tauranga, in Nuova Zelanda, dove si è stabilito nel 1983. Dopo aver inciso le parti di batteria di Power Up non è salito sul palco per i concerti che ne sono seguiti: dal Power Trip dell’ottobre 2023 dietro i tamburi degli AC/DC siede Matt Laug, confermato anche per i tour europei del 2024 e del 2025 e per quello nordamericano della primavera 2025. In un’intervista a una testata neozelandese Rudd ha raccontato di non aver ricevuto nemmeno una telefonata dagli ex compagni e ha spiegato che tornerebbe a suonare con loro soltanto per i fan e per Bon Scott. Nel luglio 2025 è tornato a suonare dal vivo alla Spark Arena di Auckland con la Full Metal Orchestra, uno spettacolo che unisce una band rock e un’orchestra. La sera del 13 luglio 2026, al volante della sua Ferrari 599 del 2009, è finito fuori strada su una rotatoria a Tauriko, alla periferia di Tauranga. Accusato di guida imprudente, non si è presentato in tribunale e il giudice lo ha condannato in sua assenza a una multa di 500 dollari più 100 di spese.
Phil Rudd resta nella memoria collettiva come il cuore pulsante di uno dei più grandi album rock di tutti i tempi, un batterista che ha insegnato come la potenza musicale possa nascere dalla semplicità e dalla precisione. Il suo lavoro in Back in Black è ancora oggi un modello per batteristi di ogni livello e stile musicale, studiato per la sua capacità di sostenere il riff con un groove magnetico e senza fronzoli.
La sua storia personale ci ricorda però che il talento artistico non sempre protegge dalle difficoltà umane. I suoi problemi con la legge e le dipendenze rappresentano un monito sulle insidie che possono accompagnare la fama e il successo, specialmente in un ambiente così intenso e stressante come quello del rock internazionale.
In conclusione, Phil Rudd incarna la dualità del musicista rock: un genio del ritmo capace di creare capolavori senza tempo e insieme un uomo vulnerabile, la cui vita è stata segnata da scelte sbagliate e conseguenze legali. La sua eredità musicale rimane immacolata, mentre la sua vicenda personale continua a suscitare riflessioni profonde su fama, responsabilità e redenzione.
Fonti: ABC News, NME, Wikipedia, Blabbermouth, American Songwriter, Ultimate Classic Rock, Stuff, Whiplash.Net.