Def Leppard: la storia di Steve Clark, cuore a sei corde
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Nella grigia Sheffield del 23 aprile 1960 nacque una leggenda destinata a rivoluzionare il mondo dell’hard rock. Stephen Maynard Clark, conosciuto semplicemente come Steve, crebbe in un ambiente dove le melodie e i ritmi plasmarono la sua anima fin dai primi respiri. A soli sei anni, la magia degli Shadows lo colpì come una rivelazione durante un concerto di Cliff Richard a cui assistette con la madre, un’esperienza che segnò indelebilmente il suo cammino artistico.
La chitarra, per lui, fu molto più di un semplice strumento: fu una compagna di vita, un’estensione della sua stessa essenza. All’età di undici anni, stringendo tra le mani il suo primo strumento classico, promise solennemente al padre, che glielo aveva regalato a quella condizione, di dedicarsi anima e corpo all’arte musicale. Steve andò oltre le rigide regole di spartiti e solfeggi: respirò la musica, la visse con passione travolgente, lasciandosi plasmare dal genio di Jimmy Page e dalla potenza dei Led Zeppelin, che un amico gli aveva fatto scoprire.
Il soprannome The Riffmaster non fu un caso: fu il riconoscimento di un talento straordinario che trasformò semplici note in emozioni pure. Clark sviluppò uno stile unico e riconoscibile, frutto di dedizione instancabile e sensibilità rara. La sua arte fuse magistralmente potenza granitica e melodie avvolgenti, creando sequenze di note che raccontavano storie senza bisogno di parole.
Con la sua inseparabile Gibson Les Paul, Steve dipinse paesaggi sonori indimenticabili, alternando esplosioni hard rock a linee melodiche raffinate che toccavano le corde più profonde dell’anima. Il suo approccio alla chitarra era profondamente emotivo prima ancora che tecnico: ogni nota vibrava di sentimento autentico, ogni accordo racchiudeva un universo di emozioni. Nel 1987 il legame con la Gibson diventò anche ufficiale, con un contratto di sponsorizzazione.
Prima della svolta, la sua vita era quella di tanti ragazzi di Sheffield. Lavorava al tornio alla GEC Traction, un’azienda di ingegneria, mentre la sera suonava cover con una band chiamata Electric Chicken. Alla scuola tecnica conobbe Pete Willis, chitarrista dei Def Leppard, che lo invitò a fare un’audizione. Steve all’inizio rifiutò. Cambiò idea dopo averlo incontrato di nuovo, per caso, a un concerto dei Judas Priest.
Nel gennaio del 1978 arrivò la svolta, quando Clark varcò la soglia della leggendaria fabbrica di cucchiai di Bramall Lane, dove la band provava, per un’audizione che avrebbe cambiato per sempre la storia del rock. L’esecuzione magistrale di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd, suonata per intero, lasciò senza fiato Joe Elliott, Rick Savage e gli altri membri presenti, che compresero immediatamente di trovarsi davanti a un genio.
Nei Def Leppard Steve trovò la sua dimensione ideale, creando con Pete Willis prima e con Phil Collen poi quelle armonie gemelle che divennero il marchio distintivo della band. La chimica musicale tra Clark e Collen, arrivato nel 1982, raggiunse vette sublimi, dando vita a un sound orchestrale che rivoluzionò l’hard rock degli anni ’80. Erano due chitarristi opposti e complementari: Steve aveva una formazione classica e ragionava sulla teoria, Phil era un autodidatta che suonava d’istinto.
Il suo contributo compositivo fu determinante per il successo planetario del gruppo: Clark firmò quasi tutto il repertorio dei Def Leppard. Capolavori come Photograph, Bringin’ On the Heartbreak e Hysteria portano indelebile la sua firma, con riff incandescenti e melodie immortali che conquistarono milioni di cuori in tutto il mondo. L’album Pyromania del 1983, con il suo riff iconico in Photograph, catapultò i Def Leppard nell’olimpo del rock internazionale.
Quando Steve Clark calcava il palcoscenico, la magia diventava realtà tangibile. La sua presenza scenica irradiava un magnetismo irresistibile, trasformando ogni concerto in un’esperienza trascendentale per il pubblico. Con movimenti fluidi e naturali, faceva sembrare semplice ciò che era frutto di tecnica raffinata e talento straordinario.
La sua Les Paul dorata diventava un’estensione del suo corpo e della sua anima, vibrando all’unisono con le emozioni che trasmetteva agli spettatori. Ogni esibizione dei Def Leppard si trasformava in un viaggio emotivo grazie alla sua capacità di comunicare attraverso le sei corde, rendendo indimenticabile ogni nota, ogni accordo, ogni assolo.
Dietro il fulgore del talento si celava però un’anima fragile, tormentata da demoni interiori che Clark combatteva quotidianamente. Soffriva di una forte ansia da palcoscenico. L’alcolismo divenne per lui una prigione dorata dalla quale non riuscì mai completamente a liberarsi, nonostante i tentativi di riscatto. Nell’inverno del 1989 crollò in un bar di Minneapolis con un tasso alcolemico altissimo, superiore a quello che era stato fatale a John Bonham. Seguì un ricovero in una clinica dell’Arizona; poi la ricaduta. Phil Collen ha raccontato che, da quel momento, tenerlo lontano dall’alcol diventò quasi impossibile.
L’uso di antidolorifici per un infortunio, mescolati all’alcol, precipitò la sua condizione in un vortice inarrestabile. La band tentò disperatamente di aiutarlo, allontanandolo temporaneamente dalle scene per permettergli di ritrovare l’equilibrio perduto. Il destino, però, aveva in serbo un epilogo tragico.
L’8 gennaio 1991, a soli 30 anni, Steve Clark si spense nel sonno nel suo appartamento di Chelsea, a Londra. Si era addormentato sul divano dopo una lunga serata in un pub; a trovarlo, al mattino, fu la sua compagna. L’autopsia rivelò una fatale miscela di antidepressivi, antidolorifici e alcol che fermò per sempre il battito di quel cuore immenso. Nel febbraio successivo il coroner parlò di morte accidentale, senza alcun segno di volontà suicida. Il 17 gennaio, nel cimitero di Wisewood a Sheffield, amici, familiari e compagni di band diedero l’ultimo saluto a una stella che aveva brillato intensamente.
Sebbene siano trascorsi oltre trent’anni dalla sua scomparsa, l’eredità artistica di Steve Clark continua a vivere con immutata intensità. I suoi riff iconici, il suo approccio innovativo alla composizione e il suo stile inconfondibile hanno definito i Def Leppard e un’intera generazione di hard rock. Nel 2007 è stato collocato all’undicesimo posto in una classifica dei cento eroi più selvaggi della chitarra; nel 2019 è entrato nella Rock and Roll Hall of Fame insieme alla band.
La sua capacità unica di fondere tecnica sopraffina e profonda emotività, potenza granitica e melodie avvolgenti, ha contribuito a rendere i Def Leppard una delle band più influenti e amate della storia. Ogni nota di Love Bites o Pour Some Sugar on Me porta con sé l’impronta indelebile del suo genio creativo e la memoria della sua anima sensibile.
Steve Clark è stato molto più di un chitarrista straordinario: un poeta delle sei corde che trasformò la sua sensibilità in musica immortale. Celebrare la sua memoria significa onorare un’icona che, con la sua Gibson Les Paul, ha parlato direttamente al cuore di generazioni di appassionati.
Ascoltare oggi i Def Leppard significa immergersi nella magia eterna di Steve, nella sua passione travolgente, nel suo talento cristallino. La sua chitarra continua a risuonare attraverso il tempo, conquistando anche il cuore di giovani musicisti e nuovi fan, perpetuando così una leggenda che non conoscerà mai tramonto.
Lo adoravo, la sua musica mi accompagna sempre
Ciao Isabella, piacere di conoscerti.
Steve era un grande con uno stile unico.
Ci ha lasciato troppo presto, purtroppo.