La confessione di Chad Smith, che ammette senza problemi di aver rubato dai suoi maestri, rappresenta in realtà una delle dichiarazioni più oneste e rispettose del panorama musicale contemporaneo. Quello che il batterista dei Red Hot Chili Peppers definisce provocatoriamente furto è in verità il riconoscimento più sincero delle sue influenze musicali e un tributo costante ai maestri dai quali ha appreso l’arte della batteria. Quando Chad Smith ne parla, non sta confessando un crimine artistico: sta riconoscendo apertamente il debito creativo che ogni musicista ha verso i propri predecessori.
La sua mentalità cristallina rivela una verità fondamentale: ogni grande artista è il prodotto delle influenze che ha saputo assorbire, elaborare e trasformare in qualcosa di personale. Smith ha sempre vissuto la musica come un grande supermercato dove poter fare la spesa, scegliendo naturalmente tutti i prodotti migliori. Questo approccio dimostra una profonda consapevolezza del valore delle sue fonti di ispirazione, in particolare John Bonham dei Led Zeppelin e Bill Ward dei Black Sabbath, dai quali ha appreso tecniche specifiche e un’intera filosofia del suonare.
Il suo approccio al cosiddetto furto musicale è in realtà un processo di apprendimento metodico e profondamente rispettoso. Da ragazzino, Chad passava ore ad ascoltare i dischi del fratello maggiore, studiando ossessivamente ogni colpo di John Bonham e ogni pattern di Bill Ward. Non si limitava ad ascoltare passivamente: sezionava, analizzava, scomponeva ogni pezzo per capire come funzionava, riconoscendo in ogni dettaglio una lezione preziosa dei suoi maestri. Era un vero e proprio laboratorio del sound, dove ogni elemento rubato veniva in realtà studiato con reverenza e rimontato con la sua personalità. Questo processo rivela che ciò che Chad chiama rubare è in realtà la forma più profonda di riconoscimento artistico: ammettere che la propria crescita musicale è stata possibile grazie agli insegnamenti, anche indiretti, dei grandi maestri del passato.
John Bonham rappresenta il più importante riconoscimento della carriera di Chad Smith. Quando il futuro batterista dei Chili Peppers lo scoprì tra i dischi del fratello, rimase folgorato dalla potenza e dalla capacità di Bonham di essere devastante e musicale allo stesso tempo. Questo momento di rivelazione segnò l’inizio di un percorso di apprendimento che Chad stesso riconosce come fondamentale per la sua formazione.
Tra le tecniche che Chad ha imparato da Bonham ci sono i famosi triplet, quei pattern di tre note che il batterista inglese usava per creare fill esplosivi. Chad ha fatto suoi questi pattern senza copiarli, rendendogli omaggio e adattandoli al groove funk dei Red Hot Chili Peppers, in un riconoscimento creativo che onora l’originale mentre crea qualcosa di nuovo.
Il bello dei triplet di Bonham è che sembrano semplici ma sono micidiali. Il pattern base, due colpi con le mani, uno con il piede sulla grancassa, è diventato per Chad più di un semplice furto: una lezione fondamentale che ha trasformato rendendola più veloce, più funky, più adatta al suo stile. È come prendere una ricetta della nonna e riconoscerne il valore aggiungendoci ingredienti moderni.
Se Bonham era il tuono, Bill Ward dei Black Sabbath rappresentava la raffinatezza da cui apprendere. Chad ha riconosciuto in Ward qualcosa di più sottile ma altrettanto importante: l’eleganza. Per Smith, Ward era come un batterista jazz finito in una band heavy rock e questo si sentiva nel suo modo di suonare il metal. Oltre alla potenza bruta c’era una musicalità che Chad ha assorbito completamente, riconoscendone il valore inestimabile. Una delle tecniche più specifiche apprese da Ward riguarda l’uso sottile dell’hi-hat, indispensabile per suonare un’intro come quella di War Pigs. Ward era un maestro nel far lavorare il piede sinistro sull’hi-hat mentre le mani facevano tutt’altro. Chad ha fatto propria questa tecnica riconoscendone l’importanza e rendendola parte integrante del suo stile, dove tutti gli arti si muovono contemporaneamente come i pistoni di un motore perfettamente sincronizzato.
Il riconoscimento più sofisticato di Chad Smith riguarda le ghost notes, quei colpi delicatissimi sul rullante che si sentono più come una sensazione che come un vero suono. Le ghost notes di Chad sono come il sale in cucina: non le senti chiaramente ma senza di loro tutto il piatto perde sapore. In Give It Away queste note fantasma, unite a un piede destro velocissimo, creano un groove ipnotico.
Oltre ad apprendere tecniche dai suoi maestri, Chad Smith ha riconosciuto anche l’importanza dei loro suoni, scegliendo consapevolmente strumenti che onorassero le loro scelte. Il suo equipaggiamento racconta la storia di questi riconoscimenti musicali. Chad usa da anni batterie Pearl, mentre per i piatti, nel 2022, dopo trentacinque anni con Sabian, è passato ai Paiste della serie 2002, la stessa che usava John Bonham. Questa scelta suona come un riconoscimento diretto: Chad ha scelto gli stessi piatti del suo idolo, per avvicinarsi a quel suono e riconoscerne pubblicamente l’influenza. È come voler cucinare come un grande chef: devi riconoscere il valore degli stessi ingredienti di qualità che hanno reso grandi i tuoi maestri.
Tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 Chad Smith ha compiuto un gesto di riconoscimento straordinario: è andato a registrare ad Headley Grange, lo stesso posto dove John Bonham aveva impresso alcuni dei suoi colpi più famosi. Non era solo nostalgia: era un riconoscimento sul luogo dove tutto era iniziato. Chad ha letteralmente baciato il pavimento dove Bonham aveva registrato When the Levee Breaks, un gesto che simboleggia perfettamente il suo approccio: riconoscere apertamente e con reverenza le proprie fonti di ispirazione. È stato il primo batterista a registrare lì dopo Bonham, trasformando quella sessione in un vero pellegrinaggio di riconoscimento musicale.
Chad Smith ha trasformato il concetto di rubare in musica in una vera e propria filosofia del riconoscimento. La sua teoria è semplice ma profonda: tutti apprendono dalle influenze, pochi però lo fanno con tale onestà e riconoscimento esplicito. Il trucco è riconoscere il valore di ciò che si è appreso e trasformarlo attraverso la propria personalità. Quando Chad rielabora i triplet di Bonham trasformandoli in groove funk o quando applica l’eleganza di Ward al rock alternativo, sta dimostrando che il vero riconoscimento è trasformazione creativa, lontana dall’imitazione passiva, che onora l’originale creando qualcosa di nuovo.
Oggi Chad Smith incoraggia altri batteristi a riconoscere apertamente le proprie influenze e ad apprendere da esse. È il cerchio che si chiude: il discepolo che diventa maestro e insegna l’arte del riconoscimento rispettoso. La sua lezione è chiara: non vergognatevi di riconoscere da chi avete imparato e fatelo con intelligenza e onestà. Il bello dell’approccio di Chad è che non nasconde mai le sue fonti di apprendimento. Parla apertamente dei suoi idoli, li cita, li onora. È un riconoscimento trasparente che diventa omaggio continuo. Ogni volta che Chad suona, sta rendendo tributo a Bonham e Ward, riconoscendo pubblicamente il loro contributo alla sua formazione e filtrandolo attraverso la sua personalità unica.
Chad Smith ci ha insegnato che quello che chiama provocatoriamente rubare in musica è in realtà la forma più pura di riconoscimento artistico. Il suo approccio dimostra che la creatività nasce dalla capacità di riconoscere le proprie influenze, onorarle e trasformarle in qualcosa di nuovo e personale. Ogni colpo delle sue bacchette porta l’eredità riconosciuta di Bonham e Ward, eppure suona inconfondibilmente come Chad Smith. Il suo furto è in realtà un riconoscimento continuo, un tributo vivente ai maestri che hanno reso possibile la sua crescita artistica. Il messaggio finale è potente e onesto: riconoscete apertamente da chi avete appreso, studiate i maestri, scomponete il loro stile e poi passatelo attraverso la vostra personalità. Solo così il riconoscimento diventa crescita, l’apprendimento diventa arte e l’arte diventa immortale. Chad Smith non ruba, riconosce, onora e trasforma, mantenendo viva la tradizione attraverso l’innovazione rispettosa.
Fonti: Classic Rock (Louder, John Bonham raccontato da Chad Smith); Drummerszone (corso Legends of the ’70s, febbraio 2026); MusicRadar (Chad Smith e The Grange, 2015); SPIN (video a Headley Grange, 2015); Bonedo (passaggio di Chad Smith ai piatti Paiste, 2022); Far Out (tracce di batteria isolate di Chad Smith).




