Rob Halford sui Queen: l’influenza preziosa nell’heavy metal

Illustrazione di Rob Halford e Freddie Mercury in motoQuando Rob Halford, il leggendario frontman dei Judas Priest, parla dell’influenza dei Queen sulla sua carriera, la sua voce si carica di un rispetto che raramente riserva ad altri artisti. Il Metal God ha espresso nel corso degli anni una venerazione totale per Freddie Mercury, definendolo un artista irripetibile e unico per talento vocale, presenza scenica, personalità e carisma magnetico. Per lui Freddie è un dio, parole sue. Un altro come lui, dice, non ci sarà mai.

La storia inizia nel 1973, mio anno di nascita, quando una giovane band chiamata Queen stava muovendo i primi passi come gruppo di supporto per i Mott the Hoople. In quel periodo cruciale, Rob Halford non era ancora il Metal God che il mondo avrebbe imparato a conoscere: era un giovane musicista affamato di nuove sonorità che avrebbe plasmato il futuro dell’heavy metal.

Il 22 novembre 1973, alla City Hall di Newcastle, si verificò uno di quegli incontri che la storia del rock ricorderà per sempre. I Queen suonarono il loro set con Halford che assistette a quella che sarebbe diventata una delle esibizioni più significative nella genesi dell’heavy metal moderno.

Il cantante dei Judas Priest ha successivamente raccontato di essere stato presente quando i Queen stavano iniziando la loro ascesa, ricordando addirittura i tempi in cui la band si chiamava ancora Smile. Chi era in sala quel mese a Newcastle ricorda una scaletta aperta da Procession e Father to Son, seguite da Son and Daughter, Ogre Battle, Hangman, Keep Yourself Alive e Liar, con un finale di rock’n’roll fra Jailhouse Rock e Bama Lama Bama Loo e Big Spender come bis. Erano brani caratterizzati da riff possenti e atmosfere drammatiche che anticipavano il linguaggio dell’heavy metal. Uno spettatore di quella sera ha raccontato di essere andato soprattutto per i Queen, trovandoli una ventata d’aria fresca.

Ciò che colpì maggiormente Halford non furono solo le composizioni. Fu l’intero approccio alla performance dal vivo. Freddie Mercury dimostrava già una presenza scenica che trascendeva i confini del rock tradizionale. Il Metal God ha osservato come ogni membro dei Queen fosse spettacolare, sottolineando però la natura autentica e magnetica di Freddie dal momento stesso in cui saliva sul palco.

La tecnica vocale di Mercury, con la sua estensione di quasi quattro ottave e la capacità di passare dalla dolcezza alla potenza istantaneamente, fornì a Halford un modello che avrebbe guidato la sua evoluzione artistica. Il cantante britannico ha confessato che, quando registra con i Priest, si chiede spesso che cosa farebbe Freddie in quel punto, rivelando un’influenza che perdura dopo decenni. Di Mercury ammira soprattutto la convinzione: una voce capace di toccarlo nel senso più puro, per l’interpretazione quanto per l’anima.

Il periodo 1973-1974 rappresentò una svolta cruciale per entrambe le band. Mentre i Queen consolidavano il loro sound con Queen II e Sheer Heart Attack, i Judas Priest definivano la propria identità musicale. L’album Queen II anticipò caratteristiche del power metal e del progressive metal, con brani come Ogre Battle che combinavano tematiche fantasy, arrangiamenti complessi e teatralità rivoluzionaria.

Stone Cold Crazy emerge come il contributo più significativo dei Queen all’heavy metal. Questo brano del 1974, con tempi frenetici e riff aggressivi, è riconosciuto come uno dei primi esempi di thrash metal. La conferma arrivò quando i Metallica la incisero nel 1990, vincendo l’anno dopo un Grammy per la miglior interpretazione metal: un ponte simbolico tra le generazioni del metal.

Brian May, con la sua Red Special costruita a mano insieme al padre e l’uso di monete da sixpence del 1947 come plettri, creò un suono distintivo che anticipò l’heavy metal. Questa scelta tecnica per ottenere sonorità più aggressive non sfuggì a Halford e ai suoi contemporanei, fornendo un esempio che molte band metal avrebbero adottato.

L’influenza si diramò anche alla dimensione estetica. La rivalità scherzosa tra Mercury e Halford riguardo al look in pelle testimonia come entrambi fossero consapevoli dell’importanza dell’immagine nel rock. Halford ha raccontato con divertimento di aver visto una foto di Freddie con giacca di pelle, berretto e moto: si chiese subito che cosa stesse combinando. Sulla questione di chi l’abbia indossato per primo, il Metal God rivendica un vantaggio di un paio d’anni, aggiungendo subito che la classifica non conta: in pelle stavano bene tutti e due. I due si incontrarono anche di persona, in un locale gay di Mykonos, dove Halford si ritrovò davanti Freddie con l’emozione di un fan.

L’impatto dei Queen si ramifica anche attraverso numerosi sottogeneri. Nel power metal, i Blind Guardian hanno esplicitamente riconosciuto il debito verso la band britannica, spiegando come i Queen abbiano influenzato i loro arrangiamenti corali. Il loro album A Night at the Opera trae il titolo dall’omonimo capolavoro dei Queen del 1975.

Nel progressive e nel symphonic metal, l’approccio compositivo dei Queen, caratterizzato da versatilità e sperimentazione continua, rimane un punto di riferimento. Band di death metal melodico riconoscono nei Queen un modello per l’attenzione alle armonie vocali e agli arrangiamenti orchestrali.

Rob Halford, oggi settantacinquenne e ancora attivo, continua a citare Mercury come ispirazione costante. Ha raccontato di ascoltare ancora Freddie mentre guida, confermando come il cantante dei Queen rimanga una fonte quotidiana di creatività. Questa testimonianza dimostra come l’influenza dei Queen trascenda le barriere generazionali.

L’incontro tra Halford e i Queen nei primi anni Settanta simboleggia il momento in cui diverse correnti del rock pesante convergevano, creando le fondamenta dell’heavy metal moderno. La capacità di Mercury di coniugare teatralità e potenza sonora, unita all’aggressività controllata di Halford, ha definito parametri espressivi che caratterizzano ancora oggi i generi estremi del rock.

La testimonianza di Rob Halford è la documentazione di un momento storico in cui il futuro dell’heavy metal prendeva forma. In quelle sale fumose degli anni Settanta, artisti come Halford assistevano alla nascita di un linguaggio musicale destinato a influenzare generazioni di musicisti, dimostrando come l’heavy metal sia nato da influenze reciproche, ispirazioni condivise e visioni artistiche che si alimentarono a vicenda, trasformando semplici incontri in movimenti culturali immortali.

Fonti: Blabbermouth, Loudwire, My Vintage Rock, Rock Celebrities, Wikipedia.

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