La mano tesa che salvò il rock: quando Morrison credette in Alice Cooper

Illustrazione di Jim Morrison e Alice Cooper seduti su un divanoNella Los Angeles di fine 1967, quando il sole illuminava il Sunset Strip e una moltitudine di gruppi arrivati da ogni angolo del paese si contendeva a fatica i palchi disponibili, si consumò uno degli incontri più significativi nella storia del rock. Si trattò di qualcosa di molto profondo, un atto di generosità artistica che avrebbe cambiato per sempre il destino di una giovane band dell’Arizona destinata a diventare leggenda.

La storia comincia con cinque ragazzi di Phoenix che, alla fine del 1967, decisero di abbandonare tutto per inseguire il sogno californiano. Vincent Furnier e i suoi compagni suonavano insieme da qualche anno: nel 1964 si erano presentati come The Earwigs a un talent show del liceo imitando i Beatles, poi erano diventati The Spiders e nel 1967 The Nazz. Quel nome sarebbe durato poco, perché nel 1968 scoprirono che Todd Rundgren guidava già una band chiamata Nazz e dovettero inventarsi un nuovo appellativo: Alice Cooper. Arrivarono a Los Angeles con le tasche vuote e il cuore pieno di speranze. Senza soldi per un albergo, dormirono a Griffith Park e all’alba elemosinarono i panini vecchi del giorno prima che un venditore ambulante stava gettando via dal suo furgone. Shep Gordon, che di lì a poco sarebbe diventato il loro manager, ha ricordato di averli conosciuti quando vivevano nello scantinato dei Chambers Brothers e di aver passato inizialmente al cantante dieci dollari alla settimana.

La scena musicale di Los Angeles era a quel tempo un caleidoscopio di suoni che andava dal folk rock dei Byrds alla psichedelia nascente, passando per l’acid rock emergente. I club del Sunset Strip, dal Whisky a Go Go al London Fog, dove nel 1966 avevano mosso i primi passi gli stessi Doors, erano i templi in cui si forgiavano le carriere e si decidevano i destini. Per una band sconosciuta dell’Arizona era come tentare di scalare l’Everest a piedi nudi.

Una sera, in uno dei piccoli club che punteggiavano la città, Alice salì sul palco con i suoi compagni. Non era musica per cuori deboli quella che usciva dagli amplificatori. Era qualcosa di diverso, di disturbante, di completamente opposto al clima flower power che dominava la scena. Tra il pubblico c’era Lynn Veres, allora fidanzata di Robby Krieger e in seguito sua moglie, amica del gestore del locale. Dove altri vedevano caos e confusione, lei intravide qualcosa di speciale. Raccontò al chitarrista dei Doors che quei ragazzi erano forti e diversi da chiunque altro, poi glieli presentò, dando il via a una catena di eventi che avrebbe lasciato il segno nella storia del rock.

I Doors, all’epoca, erano già delle star. Il loro album di debutto era uscito nel gennaio 1967, Light My Fire aveva raggiunto il primo posto della classifica Billboard il 29 luglio di quell’anno e Jim Morrison era considerato il poeta maledetto del rock. Avrebbero potuto ignorare quella segnalazione e concentrarsi sulla propria carriera in ascesa. Invece fecero qualcosa di straordinario: decisero di andare a vedere quella strana band dell’Arizona.

Da quel momento, come Alice ha ripetuto più volte, la band di Jim Morrison prese sotto la sua ala protettrice quei cinque ragazzi, con un gesto di generosità che colpisce ancora oggi per la sua dolcezza inaspettata. Krieger li ha descritti come ragazzi poco alla moda, divertenti, insoliti e grandi fan dei Doors. Il chitarrista Glen Buxton si legò così tanto al gruppo che, secondo Michael Bruce, raggiungeva i Doors in autostop e spariva per giorni.

Il supporto dei Doors fu tremendamente pratico. In una città dove la competizione era feroce e dove ogni band lottava per sopravvivere, offrirono ad Alice Cooper qualcosa di inestimabile: credibilità e opportunità. Alice ha raccontato che, senza alcun motivo apparente, li lasciarono assistere alle loro registrazioni e che presto la sua band si ritrovò ad aprire i loro concerti. In un’altra intervista ha ricordato che in quel periodo suonavano nelle stesse serate dei Doors e dei Mothers of Invention. Osservare Morrison sul palco, ha spiegato, fu per lui una vera scuola. Alice riporta anche un aneddoto che Krieger ama raccontare. Una sera a Portland, in Oregon, la sua band apriva per i Doors in un teatro e il chitarrista, entrando per il soundcheck, trovò Alice e Morrison appesi alla balconata con sei metri di vuoto sotto, impegnati in una scommessa su chi resistesse più a lungo.

Questa alleanza fu cruciale per il destino della band. Come ammette lo stesso Cooper, a Los Angeles i ragazzi di Phoenix non conoscevano ancora nessuno. Il sostegno dei Doors li introdusse nel mondo che contava e li aiutò a muoversi in un ambiente musicale complesso, spesso impietoso. Alice ha rievocato l’intesa con Morrison spiegando che andavano d’accordo perché erano entrambi grandi bevitori. Dennis Dunaway ha aggiunto che Buxton e Morrison trascorrevano spesso le notti a bere insieme e che, dopo una di queste nottate in un ristorante messicano, il cantante si fece prestare da Glen un maglione nero per un servizio fotografico legato a Waiting for the Sun.

La vera svolta arrivò nel 1968 al Cheetah, una grande sala da ballo sul molo di Venice. Durante uno spettacolo in memoria di Lenny Bruce, la band offrì un’esibizione talmente spiazzante che il locale si svuotò nel giro di una decina di minuti. Fra i presenti c’era Shep Gordon, che in quella fuga generale vide la prova di un talento capace di scuotere il pubblico. Secondo Dunaway quella sera li notò anche Frank Zappa, che poco dopo li mise sotto contratto con la sua Straight Records. Alice ha riferito che Zappa motivò la scelta dicendo che chiunque fosse in grado di svuotare una sala così in fretta meritava un contratto. Nel 1969 uscì il primo album, Pretties for You.

L’incontro tra i Doors e Alice Cooper rappresentava la convergenza di due visioni artistiche apparentemente opposte eppure profondamente complementari. Da un lato, i Doors incarnavano la poesia beat, l’improvvisazione jazzistica, la ribellione intellettuale. Dall’altro, Alice Cooper rappresentava il teatro shock, la precisione compositiva, la provocazione viscerale. Jim Morrison, il poeta maledetto, e Vincent Furnier, il ragazzo dell’Arizona che sul palco si trasformava in Alice Cooper, condividevano però una visione comune: spingere il rock oltre i suoi confini tradizionali, farne un’arte totale capace di coinvolgere tutti i sensi.

Quel gesto di generosità ebbe conseguenze che andarono oltre le carriere individuali. Aiutando Alice Cooper a uscire dall’anonimato, i Doors offrirono un esempio prezioso: gli artisti affermati possono sostenere i talenti emergenti e la scena musicale può essere una comunità più che una giungla. Il loro sostegno si manifestò in modi diversi. Alice ha raccontato di averli visitati ai Sunset Sound mentre lavoravano a Strange Days e di essere rimasto affascinato nel vederli all’opera. Fu un’educazione artistica che nessuna aula di conservatorio avrebbe potuto offrire.

Quando Jim Morrison morì a Parigi il 3 luglio 1971, Alice Cooper gli rese omaggio con Desperado, scritta insieme a Michael Bruce e pubblicata nel novembre di quell’anno sull’album Killer. Alice ha dichiarato di averla composta pensando all’amico scomparso, anche se in altre occasioni ha indicato come fonte d’ispirazione il pistolero interpretato da Robert Vaughn ne I magnifici sette. L’influenza, del resto, era stata reciproca. Alice ha sostenuto che un giorno, chiacchierando con Morrison, gli disse di essersi svegliato e di aver preso subito una birra, che il cantante annotò la frase e che poco tempo dopo se la ritrovò in Roadhouse Blues.

La storia del sostegno dei Doors ad Alice Cooper rimane uno degli episodi più belli della storia del rock, un promemoria del fatto che dietro ogni grande artista c’è spesso un altro grande artista che ha creduto in lui quando nessun altro lo faceva. In un mondo musicale spesso dominato da una competizione spietata, questo gesto brilla come un faro e ricorda che la vera grandezza artistica si misura anche nella capacità di riconoscere e nutrire il talento altrui. Quando oggi ascoltiamo School’s Out o I’m Eighteen, dovremmo ricordare che dietro quei capolavori c’è anche la mano tesa di Jim Morrison e dei Doors, che alla fine degli anni Sessanta decisero di credere in cinque ragazzi dell’Arizona pronti a cambiare per sempre il mondo del rock.

Fonti: Guitar Player; Louder (Classic Rock); alicecooper.com; American Songwriter; Classic Bands; NPR; Ultimate Classic Rock; Outsider Rock; Far Out; Uncut; History; Biography; Frank Zappa Notes & Comments (donlope.net)

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