Mr. Big, Lean Into It: dallo scetticismo dell’Atlantic al trionfo

Copertina dell’album Lean Into It dei Mr. BigNel panorama musicale dei primi anni Novanta poche storie sono singolari quanto quella che legò un manager combattivo, una casa discografica scettica e un album destinato a diventare un fenomeno globale. Questa è la vicenda di come Herbie Herbert si batté per i Mr. Big e per Lean Into It, trasformando la diffidenza dell’Atlantic Records in uno dei successi più duraturi del decennio.

Nel 1988 i Mr. Big nacquero come un supergruppo formato da musicisti già affermati. Billy Sheehan, bassista reduce dalla band che David Lee Roth aveva messo in piedi dopo l’addio ai Van Halen, era considerato uno dei virtuosi più spettacolari del suo strumento. Paul Gilbert, chitarrista celebre per la velocità di esecuzione, era stato prima allievo e poi insegnante al Guitar Institute of Technology di Los Angeles e si era fatto un nome con i Racer X. Eric Martin, frontman dalla voce potente, aveva già alle spalle più di un contratto discografico, l’ultimo dei quali proprio con l’Atlantic, che lo aveva da poco lasciato andare. Pat Torpey, batterista di lunga esperienza, aveva lavorato con The Knack, Belinda Carlisle e Ted Nugent, oltre ad accompagnare Robert Plant nel tour di Now and Zen.

A seguire il management della band c’era Walter James “Herbie” Herbert II, figura leggendaria del settore. Nato a Berkeley il 5 febbraio 1948, Herbert aveva cominciato come roadie dei Santana sotto l’ala del promoter Bill Graham, costruendosi in fretta una reputazione di uomo determinato e senza compromessi. Nel 1973 aveva assemblato la prima formazione dei Journey, che avrebbe guidato per vent’anni fino a farne uno dei fenomeni rock più grandi della loro epoca, dimostrando fiuto per gli affari e la capacità di combattere per i suoi artisti.

Il 1991 rappresentò un momento cruciale per l’industria musicale. Il grunge stava emergendo come una forza rivoluzionaria e il 24 settembre i Nirvana avrebbero pubblicato Nevermind, cambiando per sempre il panorama rock. In questo contesto difficile per le band hard rock tradizionali, i Mr. Big dovevano dimostrare il loro valore con un secondo album decisivo, perché il debutto si era fermato appena dentro la Top 50 di Billboard e l’Atlantic aveva fatto capire di aspettarsi risultati migliori. Lean Into It uscì nel marzo 1991, frutto di un processo creativo estremamente spontaneo.

Billy Sheehan ha raccontato che per il nuovo disco i quattro si riunirono in una stanza a scambiarsi idee e che Alive and Kickin’ nacque proprio così, mentre Paul Gilbert stava accordando la chitarra. A un certo punto il bassista gli chiese in che tonalità fosse, scoprì che era in Sol e vi costruì sotto le note del basso, così che quel momento casuale diventò una canzone.

L’accoglienza dell’Atlantic fu però gelida. La casa discografica, fondata nel 1947 da Ahmet Ertegun e Herb Abramson, aveva costruito la sua reputazione su una lunga tradizione di successi nel jazz, nel blues e nel rhythm and blues. Un album che mescolava virtuosismo tecnico e ballate acustiche faticava a trovare posto nei suoi piani. Sheehan ha rivelato che la band lo scoprì solo più tardi: all’Atlantic non piacevano il disco, le canzoni e nemmeno il gruppo, tanto che la casa discografica li aveva quasi dati per persi.

È qui che entrò in gioco Herbert. Sheehan ha ricordato che i Mr. Big ebbero la fortuna di avere uno dei migliori manager in circolazione, capace di proteggerli dalle pressioni dell’etichetta e di battersi per loro, a volte anche letteralmente. La personalità combattiva di Herbert era ben nota nell’industria musicale. Neal Schon dei Journey lo ha descritto come un manager straordinario, sempre in prima linea, che aveva lottato con tutte le sue forze per ciascuno di loro in ogni fase del percorso.

Le prime risposte del mercato sembrarono confermare i timori della casa discografica. Il primo singolo estratto, Green-Tinted Sixties Mind, non diede risultati commerciali soddisfacenti, raggiungendo appena la posizione numero 72 nel Regno Unito senza entrare in nessun’altra classifica.

La svolta arrivò in modo del tutto inaspettato alla fine del 1991. Jon Terry, DJ rock della stazione KFMQ di Lincoln, in Nebraska, scoprì To Be With You nell’album e cominciò a trasmetterla di sua iniziativa. Eric Martin aveva scritto il brano intorno ai sedici anni, pensando a una ragazza più grande di cui era innamorato senza essere ricambiato. Lei aveva molti fidanzati che la trattavano male e lui, a suo dire, sognava di diventare il suo cavaliere dall’armatura scintillante. Anni dopo lo aveva rielaborato insieme a David Grahame, che aveva interpretato Paul McCartney nello spettacolo di Broadway Beatlemania. Il pezzo era stato relegato in chiusura del disco, al punto che Sheehan ha ammesso che, se avessero immaginato il successo, l’avrebbero messo in apertura e pubblicato come primo singolo.

L’interesse si propagò di stazione in stazione, prima nella vicina Omaha e poi in tutto il Paese, finché l’Atlantic fu costretta a pubblicare il brano come singolo. Sheehan ha raccontato che in un primo momento l’etichetta si oppose, perché era più interessata a far passare in radio Phil Collins e si irritava quando un’emittente sceglieva i Mr. Big al suo posto. Eric Martin ha raccontato che all’Atlantic la canzone non convinceva e che l’etichetta era pronta a scaricare la band, finché Herbert non la supplicò di pubblicarla. Il manager sostenne poi il brano coinvolgendo programmatori radiofonici e addetti al marketing.

Il 29 febbraio 1992 To Be With You conquistò il primo posto della Billboard Hot 100, scalzando I’m Too Sexy dei Right Said Fred, per restarvi tre settimane consecutive. In quei giorni la band suonava in un club di Daytona Beach, in Florida. Il brano è considerato l’ultimo pezzo glam metal arrivato in vetta alla classifica americana. Il singolo raggiunse il numero uno in oltre dieci paesi, tra cui Canada, Australia, Nuova Zelanda, Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Svezia e Norvegia.

Lean Into It divenne il più grande successo commerciale dei Mr. Big. L’album salì fino alla posizione numero 15 della Billboard 200, ottenne il disco di platino negli Stati Uniti e arrivò a sfiorare i due milioni di copie nel mondo. Herbert accolse il trionfo invitando i ragazzi a festeggiare, salvo avvertirli che una cosa del genere non sarebbe mai più capitata loro.

La battaglia di Herbie Herbert rappresentò molto più di un aneddoto curioso. Dimostrò come la passione e la determinazione di un manager potessero cambiare il corso della storia di una band, trasformando lo scetticismo di una major in uno dei successi più longevi del rock. Il critico musicale Joel Selvin lo ha dipinto come una persona dal carattere portato a insegnare, allenare, condividere e incoraggiare. Queste qualità erano nel suo DNA, insieme alla convinzione che per i propri artisti si dovesse combattere duramente.

Herbie Herbert ci ha lasciati il 25 ottobre 2021, a 73 anni, nella sua casa di Orinda, in California, esattamente trent’anni dopo la morte del suo mentore Bill Graham, scomparso il 25 ottobre 1991. La sua eredità vive nei successi commerciali che contribuì a creare, oltre che nell’esempio di come un manager determinato possa difendere l’arte contro ogni probabilità.

La storia di Lean Into It rivela i limiti delle previsioni commerciali nell’industria musicale. L’Atlantic Records, con tutta la sua esperienza e le sue risorse, non riuscì in questo caso a riconoscere il potenziale di un album che sarebbe diventato un fenomeno globale. Questa vicenda sottolinea quanto l’arte possa essere imprevedibile e quanto sia fondamentale avere persone come Herbert, capaci di credere nella qualità artistica al di là delle considerazioni commerciali immediate.

Quando oggi ascoltiamo To Be With You alla radio o sui nostri dispositivi, ricordiamoci che dietro quel successo c’è stata una battaglia combattuta da un uomo che credeva fermamente nel potere della musica di toccare il cuore delle persone. Il 29 febbraio 1992, quando la canzone salì in vetta alla classifica americana, a trionfare fu la determinazione sulla burocrazia, la passione sulla logica commerciale, la fede incrollabile di un manager nella magia della musica.

Fonti: Variety; Hitparade.ch; Loudwire; Ultimate Classic Rock; Louder; Guitar World; American Songwriter; Stereogum; InsideHook; Songfacts; Parade; Drummerszone; TeachRock; Best Classic Bands; The Rockpit

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