David Lowy e i Dead Daisies: il magnate che vola sui palchi

David Lowy sul palco del Rock in Vienna 2017Se vi dicessi che uno dei chitarristi più chiacchierati dell’hard rock di oggi è anche l’erede di una fortuna miliardaria, un ex campione di acrobazia aerea e un pilota di Spitfire, probabilmente pensereste a una di quelle leggende metropolitane del rock. Invece David Lowy esiste davvero. È forse l’unica persona al mondo capace di passare da una riunione d’affari a un riff di chitarra, per poi salire a bordo di un caccia della Seconda guerra mondiale.

David Lowy non è il tipico rocker che abbiamo conosciuto negli anni. Nato a metà degli anni Cinquanta, primogenito di Frank Lowy, che insieme a John Saunders fondò il colosso dei centri commerciali Westfield, ha trascorso decenni costruendo una solida carriera negli affari di famiglia, fino a guidare il Lowy Family Group, la società di investimenti privata dei Lowy. Ciononostante la musica, quella passione adolescenziale che molti abbandonano per cose più serie, non l’ha mai lasciato andare.

Da bambino ha preso lezioni di pianoforte, da ragazzo suonava il basso in un gruppo da garage, poi, dopo l’università, per oltre vent’anni si è dedicato all’azienda di famiglia prima di tornare alla musica, nel 2005, con i Red Phoenix. Nel frattempo aveva coltivato l’altra grande passione della sua vita, il volo. Ha raccontato che il sogno era nato quando aveva cinque anni, guardando planare sulla brezza marina un aliante di balsa lanciato dalla cima di una collina, anche se le prime lezioni di pilotaggio sono arrivate solo a trent’anni, dopo un giro a bordo di un jet BAE Hawk.

Nel 2012 David ha fatto quello che molti sognano e pochi osano: insieme al cantante Jon Stevens, già voce dei Noiseworks e degli INXS, ha fondato i Dead Daisies. Nasceva così un collettivo destinato a diventare un supergruppo, che negli anni ha visto passare nelle sue file alcuni dei nomi più importanti del rock mondiale: Richard Fortus e Dizzy Reed (Guns N’ Roses), Darryl Jones (Rolling Stones), Marco Mendoza (Thin Lizzy, Whitesnake), John Corabi (Mötley Crüe), Doug Aldrich (Whitesnake, Dio), Brian Tichy, Tommy Clufetos e persino Glenn Hughes dei Deep Purple. Sul disco d’esordio era comparso come ospite perfino Slash.

Fin dall’inizio, a qualcuno il progetto è sembrato il giocattolo di un uomo ricco capace di comprarsi i migliori musicisti in circolazione. Lowy ha sempre respinto l’accusa. Ha ricordato di aver suonato nelle cover band e di essersi caricato l’attrezzatura sulle spalle, ammettendo senza problemi che i Dead Daisies non sono nati come un gruppo di ragazzini che mettono insieme cento dollari di risparmi a testa. Per lui, ha ribadito, la band è tutto tranne che un hobby, è una passione. Quando ascolti i loro album, quando li vedi dal vivo, capisci che qui non c’è niente di artificiale. C’è solo rock’n’roll puro e genuino.

Quello che rende unici i Dead Daisies è il loro approccio poco convenzionale. Sin dalla nascita sono stati concepiti come un collettivo a formazione variabile, lontano dal modello della band che si massacra in tour per nove mesi all’anno. Nel 2016 Lowy spiegava che il gruppo non era l’unica attività dei suoi componenti e lo descriveva come un luogo in cui chi ama il rock and roll si ritrova per registrare, andare in tour e divertirsi. Doug Aldrich, dal canto suo, ha raccontato che David divide l’anno a metà, sei mesi con la band e sei con gli affari di famiglia. È un modello che funziona proprio perché tutti i membri hanno raggiunto un punto della carriera in cui possono permettersi di scegliere. Suonano per passione prima ancora che per soldi. Tutto questo si sente, eccome se si sente.

Musicalmente, i Dead Daisies sono quello che accade quando prendi il meglio del rock degli anni Settanta e Ottanta e lo filtri attraverso musicisti che sanno esattamente cosa stanno facendo. Da sempre i riferimenti dichiarati sono stati Faces, Deep Purple, Bad Company, Free e Aerosmith: riff di matrice blues, chorus potenti, melodie solide e ganci che restano in testa. Lowy stesso parla di un rock pieno di anima e accessibile. Sul fronte strumentale David ha confessato di preferire un’attrezzatura semplice. All’epoca di Make Some Noise usava in tutti i brani una Gibson del 1963 con la forma di una SG, che in realtà era nata come Les Paul, abbinata a una testata Hughes & Kettner TubeMeister da 36 watt. Nello stesso periodo ha spiegato di usare con regolarità soltanto tre o quattro chitarre. Per i problemi alla schiena si è fatto costruire dal liutaio Frank Grubisa uno strumento su misura in mogano, a corpo interamente camerato, con un solo pickup e un solo potenziometro, che pesa appena 1,8 chili. Il pezzo più prezioso della sua collezione è una Fender Esquire del 1952, che i fratelli gli hanno regalato per il compleanno dopo averla acquistata da Paul Stanley.

La vera unicità di David Lowy sta soprattutto nella sua capacità di essere tre persone in una: imprenditore, musicista e aviatore di alto livello. Dopo alcuni anni di gare nella categoria Unlimited, la più impegnativa, nel 1998 è diventato campione australiano di acrobazia aerea. Ha ammesso che nelle ultime stagioni di competizione non si divertiva più, pur volendo restare in gara fino alla conquista di quel titolo. Si è dato anche una regola ferrea: mai volare e suonare nello stesso giorno, perché la musica vive tutta nel momento presente, mentre il volo costringe la mente a stare sempre un passo avanti.

Il Temora Aviation Museum, nel Nuovo Galles del Sud, è nato quasi spontaneamente come vetrina della sua collezione privata di aerei storici. Costituito alla fine del 1999, ha aperto al pubblico nel giugno 2000. Nel 2006 Lowy stimava di avervi investito circa 16 milioni di dollari del proprio patrimonio personale. All’epoca la collezione contava tredici aerei, tra cui due Spitfire e gli unici esemplari al mondo ancora in condizioni di volo di Lockheed Hudson, Gloster Meteor e CAC Boomerang. Davanti alla commozione dei vecchi piloti che rivedevano uno Spitfire restaurato, Lowy ha capito che il museo doveva diventare anche un tributo ai veterani. Dal 1° luglio 2019 undici di quegli aerei, Spitfire compresi, sono passati in proprietà alla Royal Australian Air Force, pur restando a Temora ed esposti al pubblico.

Dal 2013 al 2025 i Dead Daisies hanno pubblicato otto album in studio, da The Dead Daisies a Lookin’ For Trouble, passando per Revolución, Make Some Noise, Burn It Down, Holy Ground, Radiance e Light ‘Em Up, dividendo il palco con leggende come Kiss, Guns N’ Roses, Aerosmith e Whitesnake. Nel 2015, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, sono diventati la prima band rock occidentale a suonare a Cuba dopo che l’amministrazione Obama aveva riaperto i rapporti commerciali con l’isola, nell’ambito di uno scambio culturale organizzato dal ministero della Cultura cubano.

Light ‘Em Up, uscito il 6 settembre 2024 con la produzione di Marti Frederiksen, ha segnato il ritorno su disco di John Corabi, rientrato nel gruppo nel 2023 dopo l’uscita di Glenn Hughes. Nel 2025 è arrivato Lookin’ For Trouble, un omaggio al blues nato da sessioni notturne ai leggendari FAME Studios di Muscle Shoals, in Alabama, dove la band aveva lavorato nel marzo 2024. Dieci classici reinterpretati con la grinta tipica dei Dead Daisies, da I’m Ready di Muddy Waters a Crossroads di Robert Johnson, passando per Boom Boom di John Lee Hooker e The Thrill Is Gone di B.B. King.

Cosa rende David Lowy così speciale nella scena rock? Forse proprio la sua autenticità. Lontano tanto dal giovane ribelle in cerca di gloria quanto dal ricco annoiato che gioca con la musica, è semplicemente un uomo che ha trovato il modo di vivere tutte le sue passioni senza compromessi. Lui stesso ha osservato che, se mettere in piedi una band di successo fosse così facile, lo farebbero in molti di più, paragonando i Dead Daisies a una buona squadra di calcio, capace di battere in qualsiasi giorno un gruppo di fuoriclasse messi insieme alla rinfusa.

I Dead Daisies continuano a evolversi. La formazione con John Corabi, Doug Aldrich, Michael Devin e Tommy Clufetos, quella di Light ‘Em Up, è stata una delle più solide nella storia della band, fino a quando nel luglio 2026 Corabi ha lasciato di nuovo il gruppo per concentrarsi sulla carriera solista. Accanto a Lowy, Aldrich e Clufetos è riapparso Glenn Hughes, protagonista del progetto The Purple Daisies, che alterna brani dei Dead Daisies e classici dei Deep Purple, mentre per il 2027 la band ha annunciato un lungo tour in Europa e negli Stati Uniti. Quanto a David, continua a dividersi tra i suoi tre mondi: la musica, gli investimenti di famiglia e l’aviazione.

Tutto questo è la dimostrazione vivente che nella vita non bisogna per forza scegliere una sola passione. Puoi essere un uomo d’affari di successo, un pilota acrobatico e un rocker. L’importante è farlo con autenticità, rispetto e quella passione genuina che, alla fine, è l’unica cosa che conta davvero. David Lowy ci insegna che il rock ha poco a che fare con età, soldi o status e molto con il cuore. Il suo, dopo tutti questi anni, batte ancora al ritmo di un riff di chitarra che non smette mai di sorprenderci.

Fonti: Forbes; Australian Aviation; Family Capital; Bisnow; Louder; Guitar World; Headliner Hub; My Global Mind; As Lightning Strikes; May The Rock Be With You; The Dead Daisies (sito ufficiale); Noise11; Vintage Aviation News; AviationFilm; TPRS; V13; Blabbermouth; Chaoszine; Parade

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