“Now You’re Gone”: storia e curiosità di un classico dei Whitesnake
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Molti brani riescono a imprimersi nella memoria collettiva, pochi però hanno una storia così ricca e complessa. Now You’re Gone dei Whitesnake, una power ballad emotiva dal sound inconfondibile, rappresenta un’anomalia nella discografia della band. Più che un’ode all’amore perduto, questo brano racchiude in sé un retroscena di conflitti, coincidenze e una rocambolesca svolta destinata a ridefinire il destino del gruppo.
Per comprendere la genesi di questo pezzo dobbiamo ripercorrere le turbolente vicende dei Whitesnake alla fine degli anni Ottanta. Dopo il trionfo mondiale dell’album 1987, il frontman David Coverdale si trovò ad affrontare tensioni interne e una serie di problemi inattesi. Il chitarrista Vivian Campbell lasciò il gruppo nel 1988, mentre il bassista Rudy Sarzo e il batterista Tommy Aldridge rimasero al loro posto, pronti a suonare nel nuovo disco.
In un contesto così instabile, Coverdale avviò comunque la stesura dell’album Slip of the Tongue. Al suo fianco, in un’intensa sessione di songwriting, c’era il chitarrista olandese Adrian Vandenberg, un vero maestro delle melodie blues e coautore di alcuni dei brani più celebri del gruppo. Insieme i due composero il nuovo repertorio, Now You’re Gone compresa, con un’intesa naturale e istintiva nata da gusti musicali molto simili. Vandenberg ha raccontato che all’inizio il disco era pensato quasi come un progetto a due, finché la casa discografica pretese che uscisse con il nome Whitesnake. La nuova ballata sembrava avere tutte le carte in regola per seguire la scia della straordinaria Is This Love.
La storia, tuttavia, prese una piega inaspettata. Mentre lavorava ai brani, Vandenberg fu colpito da un serio problema al polso che gli impedì di suonare. Il gruppo si ritrovò in una situazione disperata: come completare un disco di tale portata senza il proprio chitarrista principale? La soluzione giunse sotto forma di un virtuoso della chitarra all’apice della carriera: Steve Vai.
L’ingaggio di Vai fu, a dir poco, una scelta audace. Lontano dal feeling blues di Vandenberg, Vai era un funambolo della tecnica, noto per lo stile avanguardistico sviluppato con artisti come Frank Zappa e David Lee Roth. Il suo approccio, fatto di velocità, tapping a due mani, armonici e un uso spregiudicato della leva del vibrato, era l’esatto opposto di ciò che il sound dei Whitesnake aveva rappresentato fino a quel momento. Vai lavorò sulle parti scritte da Vandenberg, eppure il risultato fu un album profondamente trasformato. Per registrarlo usò il primo prototipo di una JEM a sette corde che aveva chiesto alla Ibanez, tanto da considerare Slip of the Tongue il primo disco rock suonato interamente con una chitarra a sette corde. L’assolo di Now You’re Gone ne offre la prova lampante: una cascata di note, un’esibizione di virtuosismo che proiettò la band in una dimensione sonora inedita, accettata a fatica da una parte dei fan storici.
In seguito Vandenberg ha raccontato che gli ci volle del tempo per accettare quella svolta. Ammirava molto Vai, però aveva in mente un suono preciso per quelle canzoni, fatto di grandi chitarre ritmiche e licks melodici e bluesy. Per questo trovò strano sentirle interpretate da un altro. Quando partì il tour dovette imparare le parti di Vai, una delle imprese più impegnative della sua carriera. Solo allora riuscì ad apprezzarle fino ad amarle. Slip of the Tongue arrivò al decimo posto sia nel Regno Unito sia negli Stati Uniti, un buon riscontro commerciale che non bastò a replicare il successo prorompente del predecessore. Il disco segnò la fine di un’era. Dopo il tour del 1990 Coverdale mise in pausa i Whitesnake. Vandenberg ha poi confessato il rammarico di non aver inciso un altro album con quella formazione prima che il grunge cambiasse il panorama musicale.
Non possiamo parlare di questo brano senza menzionare il suo videoclip, pubblicato nel 1990 con Steve Vai in primo piano accanto a Coverdale. Lo diresse Wayne Isham e Coverdale ha ricordato di averlo girato davanti al tutto esaurito dello Spectrum di Filadelfia. In un’epoca in cui i video musicali erano un’arte a sé stante, quello di Now You’re Gone si distinse per la sua semplicità, mettendo in risalto l’intesa sul palco tra il cantante e il nuovo chitarrista. Anche in questo caso, però, il destino giocò un brutto scherzo. Il panorama musicale stava virando rapidamente verso il grunge e il rap, rendendo superato lo stile della band per la nuova era in arrivo, così il video non ottenne l’airplay che avrebbe meritato.
Come singolo Now You’re Gone si fermò al trentunesimo posto nel Regno Unito e al novantaseiesimo della Billboard Hot 100, lontano dalle vette di hit come Here I Go Again o Is This Love. Il brano conquistò comunque un posto speciale nel cuore dei fan. La sua storia travagliata e il suo sound unico lo elevarono a tesoro nascosto, testimonianza di un momento cruciale per una delle band più amate di sempre.
È interessante notare come la canzone sia stata suonata dal vivo solo in rare occasioni, a dimostrazione del fatto che non è mai stata un punto fermo delle scalette. Paradossalmente, questo contribuisce a renderla un classico di culto, un pezzo di storia che ha avuto una vita intensa e breve, rimasto un ricordo prezioso per chi ha seguito la band in quel periodo.
La storia di Now You’re Gone è la metafora di un’intera epoca del rock, fatta di eccessi, di talenti straordinari e di una costante ricerca di un suono in evoluzione. Ricorda che anche nelle situazioni più caotiche e difficili la creatività può fiorire in modi inaspettati, lasciando un’eredità duratura e affascinante. In definitiva, questa canzone è un capitolo fondamentale della storia della band. Racconta il coraggio di Coverdale di reinventare il sound del suo gruppo, la dedizione di Vandenberg nel creare un capolavoro e il genio di Steve Vai, che con la sua chitarra ha dato al brano una forma e un’anima uniche. Un connubio di artisti e circostanze che ha prodotto un passaggio immortale.
Fonti: Guitar.com; MusicRadar; IMVDb; Through the Shattered Lens; setlist.fm; Whitesnake (sito ufficiale); Popdose; Elusive Disc; Session Days.