Rick Savage: il pilastro silenzioso dei Def Leppard

Rick Savage dei Def Leppard con il bassoC’è un’immagine impressa nel tempo, un’istantanea che definisce l’essenza di un’intera band. Lontano dal frontman che cattura la luce dei riflettori e dal guitar hero che infiamma il pubblico con un assolo spettacolare, a volte la vera forza si cela nelle ombre del palco, dove un uomo si trasforma nel cuore pulsante di un organismo sonoro. Per i Def Leppard quel cuore appartiene a Rick Savage.

La storia inizia a Sheffield, in Inghilterra, alla fine degli anni Settanta. La città, un tempo centro industriale della lavorazione dell’acciaio, stava vivendo una trasformazione febbrile. Il punk stava sconvolgendo l’Inghilterra e il mondo intero, eppure stava nascendo anche una nuova ondata di hard rock, più sofisticato, più melodico. Era il preludio di un’esplosione sonora che avrebbe dominato il decennio successivo. In questo paesaggio di suoni e sogni, due giovani cresciuti a pochi passi l’uno dall’altro, animati da una fame insaziabile di musica, si incontrarono. Il primo, Joe Elliott, possedeva una voce che avrebbe elettrizzato gli stadi in ogni angolo del mondo. Il secondo, Richard “Rick” Savage, nato il 2 dicembre 1960, portava con sé un’insospettabile attitudine per il calcio e una visione: creare un suono capace di unire la potenza grezza dell’hard rock alla melodia irresistibile del pop. Erano pionieri, determinati a non lasciare nulla al caso.

La carriera musicale di Rick Savage, però, non iniziò con il basso elettrico. Aveva imparato a suonare la chitarra a dieci anni, con l’aiuto del fratello maggiore, e nei giorni formativi era un chitarrista ritmico, innamorato follemente della sua sei corde. La svolta arrivò con gli Atomic Mass, la band che aveva messo in piedi a scuola con Pete Willis e Tony Kenning. Rick si rese conto che Willis era il chitarrista migliore e fece una scelta che avrebbe cambiato il destino della formazione: mise da parte la chitarra e imbracciò il basso elettrico. Più che un ripiego, fu una decisione lucida e, soprattutto, un atto di profonda generosità verso i compagni. L’integrità del gruppo era l’unica cosa che contava. Questo gesto rivelò la vera natura di Savage, un’etica del lavoro sempre al servizio della band, diventata parte integrante del marchio di fabbrica Def Leppard.

Prima di essere consacrato icona del basso elettrico, Rick era stato un atleta di valore. Il suo talento lo portò a giocare nelle giovanili dello Sheffield United, una delle squadre storiche della sua città. Il percorso sembrava delinearsi con chiarezza verso una carriera da professionista, ricca di gloria e applausi, eppure per lui la sirena della musica suonava più forte di qualsiasi coro da stadio. Il passaggio dallo sport all’arte fu una scelta matura e consapevole. Portò nelle sale prove, e in seguito negli studi di registrazione, la stessa attitudine all’obiettivo imparata sul campo di calcio. Questo passaggio avrebbe dato vita a qualcosa di straordinario.

Rick Savage dei Def Leppard in un ritratto con il bassoNel 1977, con l’arrivo di Joe Elliott alla voce, gli Atomic Mass si trasformarono nei Def Leppard, avviandosi a diventare un fenomeno planetario. In questa costellazione di talenti Rick divenne il pilastro ritmico fondamentale. Mentre Joe, con il suo carisma, accendeva il palco e Rick Allen, il batterista, diventava un’icona di resilienza, Savage era l’architetto del suono. Le sue linee di basso diventarono la spina dorsale della band, l’elemento di stabilità che teneva insieme il caos creativo. La sua influenza è palpabile in ogni nota di successi come Photograph, Hysteria e Pour Some Sugar on Me. Non c’è album dei Def Leppard che non porti la sua firma, sia nelle calde linee di basso sia nella co-scrittura di alcuni dei loro inni più celebri. A differenza di altri bassisti hard rock che usano le dita per ottenere un suono più rotondo, Rick ha sempre preferito la decisione del plettro. Fu una scelta cruciale e deliberata, che gli permise di ottenere un suono più uniforme e preciso, una tessitura omogenea e diretta, una vera e propria muraglia sonora che si fondeva con le chitarre, definendo un’era e influenzando migliaia di musicisti.

Savage ricercava la solidità, la struttura che rendesse ogni brano più potente e incalzante. La sua vita, però, non fu una passeggiata. La sfida più grande arrivò nel 1994, nel periodo che avrebbe portato all’album Slang, quando gli venne diagnosticata la paralisi di Bell, una condizione che gli bloccò temporaneamente la parte destra del volto. L’incubo di ogni artista: un volto immobile, un occhio che non si chiude, una bocca che non risponde. La sua anima combattiva, abituata a esprimersi con forza, si ritrovò a lottare contro un nemico invisibile e silenzioso.

Fu proprio in quel momento che la sua storia si legò in modo toccante a quella del compagno di band Rick Allen. Vedere Allen tornare sul palco, riconquistando la batteria con un solo braccio dopo il tragico incidente che lo aveva coinvolto, scatenò in Savage una profonda e inaspettata umiltà. Come raccontò in seguito, si sentì quasi in imbarazzo anche solo a pensare di lamentarsi della propria condizione, sapendo che il suo compagno aveva superato una prova di gran lunga più dura, tornando più forte di prima. Quella riflessione, invece di schiacciarlo, lo rinvigorì. Affrontò la riabilitazione con la stessa determinazione che lo aveva animato sui campi di calcio e alla fine ne uscì vincitore, tornando al suo strumento, alla sua band e alla sua famiglia.

La storia di Rick Savage è un potente promemoria: le vere basi del successo duraturo sono l’autenticità, la lealtà e la perseveranza. Insieme a Joe Elliott è l’unico membro fondatore ancora in formazione e nel 2019 è entrato nella Rock and Roll Hall of Fame con la band. Lontano dall’immagine della rockstar viziata e inavvicinabile, è l’uomo che ha raggiunto le vette più alte con forza di volontà e concretezza. In un mondo di maschere, finzione e lustrini, lui è stato la spina dorsale eretta, il cuore silenzioso che ha tenuto in piedi la leggenda Def Leppard fino ai giorni nostri.

Fonti: Def Leppard UK; Face Off Rock Show.

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