“Word Up” dei Gun: storia di un successo inaspettato
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Chi, come noi, ha respirato a fondo il rock duro e metallico degli anni Novanta sarà d’accordo nel pensare che l’esperienza non si esauriva soltanto durante i concerti o negli album. L’energia era palpabile, una vibrazione collettiva che animava le notti, viveva con orgoglio tra le strade, viaggiava in auto e, soprattutto, pulsava nei locali che frequentavamo. Quel sound, in quel periodo, era la colonna sonora di un modo di pensare, di un’identità, un vero e proprio inno alla libertà e all’espressione pura. In questo contesto c’è un brano che incarna perfettamente quello spirito: la versione di Word Up firmata dalla band scozzese Gun.
L’originale dei Cameo, un classico funk uscito nell’estate del 1986 e arrivato al terzo posto della classifica britannica, era un brano ben riuscito e ballabile, di certo lontano dalle scelte di ascolto di chi prediligeva sonorità più granitiche. Nei locali rock di Glasgow, però, i DJ avevano già cominciato a infilarlo nelle serate. Fu così che, nel 1994, l’impensabile prese vita. Tutto nacque quasi per gioco, durante le prove, come un riscaldamento suonato dal chitarrista Jools Gizzi e da Mark Rankin. Il produttore Chris Sheldon ne intuì il potenziale e li spinse a registrarlo sul serio per l’album Swagger. L’obiettivo divenne chiaro: creare un vero e proprio inno hard rock.
La band si mise al lavoro con una visione nitida. Gizzi aveva fatto notare a Sheldon che il pezzo suonava come i Metallica alle prese con il rap: su quel paragone il gruppo decise di spingere fino in fondo. In quello spirito di sfida e di divertimento, la formazione prese il groove irresistibile dell’originale e lo rivestì di un’armatura di pura potenza ed energia. Le tastiere lasciarono il posto a un muro di Les Paul compatte e graffianti, amplificatori valvolari e un assolo di chitarra diretto e incisivo. La ritmica compatta e incalzante, unita a un drumming quadrato e presente, fece tutto il resto. Il risultato fu un pezzo che fondeva due stili e che, in modo sorprendente, ottenne persino la benedizione di Larry Blackmon, il frontman dei Cameo.
Pubblicato come singolo il 1° luglio 1994, un mese prima di Swagger, il brano si trasformò in un clamoroso successo. Entrò nella top ten britannica, dove raggiunse l’ottavo posto rimanendo in classifica per sette settimane, per poi girare in tutta Europa. Il 24 novembre 1994, alla Porta di Brandeburgo di Berlino, conquistò il premio per la Miglior Cover alla prima edizione degli MTV Europe Music Awards, battendo Go West dei Pet Shop Boys e Love Is All Around dei Wet Wet Wet. Fu una vittoria per i Gun e, insieme, per l’idea che l’hard rock dovesse tornare a percorrere a testa alta la sua strada.
Ciò che ha reso questa cover un successo indiscusso è stato soprattutto l’impatto in quel particolare momento storico, dominato da sonorità più cupe e sofferenti. Il brano ha creato un ponte generazionale, passando nelle radio rock di tutta Europa, pur con riscontri più tiepidi negli Stati Uniti. Nelle discoteche rock il suo attacco diventava un segnale inequivocabile. La sua potenza e la sua energia ti avvolgevano, quasi ti sollevavano, trasformando la pista in un’unica onda di adrenalina pura. Un brano che si viveva come una forza propulsiva: questa la sensazione comune che si ricorda.
Ogni volta che le prime pennate di chitarra uscivano dalle casse era impossibile restare fermi. Che tu fossi un fanatico di lunga data del rock duro o un neofita affascinato da sound aggressivi, quel pezzo ti spingeva a lasciarti andare, a percepire il ritmo nel profondo. Il sabato sera, quando arrivava il suo turno, era sempre un rito, un’esperienza collettiva che univa centinaia di persone nella stessa, sfrenata passione per l’hard rock.
Word Up dei Gun occupa un posto d’onore per molti di noi: un ricordo pulsante, un’istantanea di un decennio vissuto a pieno volume e il segno indelebile di una passione travolgente. Il suo successo, così inatteso, è la prova che le barriere non contano quando l’energia, l’audacia e la creatività si fondono in un unico, potente messaggio sonoro. Fu un tornado fulmineo e implacabile che, ascoltato ancora oggi, scuote e infiamma come in quel magico 1994.