La mente dietro la giungla: il piano di Izzy Stradlin nella genesi dei Guns N’ Roses
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Ogni grande opera ha un pioniere, una mente che ne concepisce la forma prima ancora che esista. Per i Guns N’ Roses, un’entità che il mondo avrebbe conosciuto come un’esplosione di talento e turbolenza, quella figura fu Izzy Stradlin. Prima del magnetismo di Axl Rose e dei riff leggendari di Slash, ci furono l’intuizione e l’azione metodica del loro chitarrista ritmico. È stato lui, più di chiunque altro, a credere nel progetto e a gettarne le basi, un passo alla volta.
La genesi della band va cercata prima di Los Angeles, nella quiete dell’Indiana. Fu lì che Izzy, all’anagrafe Jeffrey Dean Isbell, nato a Lafayette l’8 aprile 1962, comprese che il suo percorso era altrove. Da ragazzo suonava la batteria, ispirato dalla nonna paterna che si esibiva in una band di swing. Finite le superiori, intorno al 1980, partì per la California. La sua migrazione fu tutt’altro che un salto nel vuoto: fu una missione calcolata. Secondo la testimonianza del manager Alan Niven, fu proprio Stradlin il primo a fare la valigia e a trasferirsi in città con lo scopo esplicito di gettare le fondamenta per una band. Izzy partì da Lafayette con un disegno preciso in testa.
Il cardine di questo progetto era una voce. A Lafayette Izzy aveva stretto un legame con un giovane dal temperamento vulcanico, Axl Rose. Mentre altri vedevano solo un carattere ingestibile, Stradlin percepì un potenziale unico. In un dialogo con il biografo Mick Wall lo descrisse come completamente pazzo, eppure fu il primo a spingerlo verso il microfono. Quell’atto non fu casuale: era il tassello iniziale per costruire una band attorno a un frontman che lui, per primo, aveva riconosciuto come una futura icona. Nel 1983 i due fondarono gli Hollywood Rose e nel gennaio del 1984 incisero un demo di cinque brani.
Con il pilastro centrale in posizione, Izzy iniziò ad assemblare il resto della struttura. Si mosse come un vero direttore dei lavori, cercando i profili adatti a realizzare la sua idea sonora. Nel marzo del 1985 i Guns N’ Roses nacquero dall’incontro fra lui, Axl e alcuni membri degli L.A. Guns. Fu lui a contattare il giovane bassista Duff McKagan, che ha sempre ricordato come fu proprio Stradlin a illustrargli la nuova formazione che stava prendendo vita attorno ad Axl, coinvolgendolo di fatto nell’avventura. A giugno, con Duff, Slash e Steven Adler, la formazione classica era al completo. Duff ha dichiarato che l’idea dei Guns N’ Roses esisteva nella mente di Izzy ancor prima che nascesse tutto: fu lui l’artefice di quella che in seguito divenne realtà.
Oltre a definire il gruppo, Stradlin ne modellò anche il DNA musicale. In un’epoca dominata dal glam metal patinato, Izzy puntava a un sound più autentico, sporco, con radici affondate nel blues e nel rock primordiale. Forniva ciò che Slash e Duff hanno sempre definito lo scheletro di una canzone: un riff essenziale, una progressione armonica, un’impalcatura grezza su cui gli altri potevano innestare la loro arte. Era lui il collante che iniettava nel gruppo quell’elemento alla Rolling Stones così importante nei Guns N’ Roses, preservando un’anima stradaiola e verace. Brani come Mr. Brownstone o Nightrain, che propose alla band quasi completi, erano il manifesto di questo stile: inni nati dalla vita vera. La sua firma sta anche su Sweet Child o’ Mine, Paradise City e Patience. Niven lo considerava l’autore principale del gruppo, quello con il senso del rock’n’roll più inattaccabile.
Un progettista sa bene che anche la creazione più geniale è destinata a fallire se non è costruita per resistere. Deve garantire che la sua opera non imploda sotto il proprio peso; nel caso dei Guns N’ Roses il carico di ego, eccessi e disordine era a dir poco titanico. In questo ecosistema sull’orlo del collasso, Izzy fu insieme l’ideatore e il custode della stabilità, l’ingegnere che impediva all’edificio di crollare.
Mentre la band sprofondava in un gorgo di dipendenze e imprevedibilità, Izzy fu il primo a fare un passo indietro per avere una visione d’insieme. La svolta arrivò nel 1989, dopo un episodio imbarazzante su un volo di linea che gli costò un arresto: da lì decise di chiudere con alcol e droghe. Quella scelta gli conferì una lucidità che si rivelò fondamentale. La ritrovata sobrietà gli permise di osservare la follia circostante con una prospettiva pragmatica e quasi chirurgica. Alan Niven, che lottava quotidianamente per tenere insieme i pezzi, lo indicò come l’unico membro su cui poteva contare in modo affidabile per parlare di affari e per ottenere una posizione concreta su una decisione cruciale. Gli altri, a sentire lui, erano irraggiungibili: chi per l’alcol, chi per l’imprevedibilità, chi per disinteresse, chi perché chiuso nel proprio mondo.
In termini pratici questo significava che, quando Axl era irreperibile o Slash era disperso nei suoi demoni, Izzy si presentava puntuale. Era lui a mediare, a trasformare le tensioni in soluzioni, a riportare l’attenzione sull’obiettivo comune: la musica. La sua prospettiva, come notò Niven, serviva sempre al meglio l’intero gruppo, mai l’interesse del singolo. Indifferente ai drammi e alle lotte di potere, si concentrava sulla funzionalità della macchina che aveva avviato. Era il cuore freddo per l’anima calda dei Guns N’ Roses, un contrappeso indispensabile all’imprevedibilità di Axl e all’istinto di Slash. Senza il suo equilibrio, è quasi certo che la band si sarebbe estinta molto prima di toccare l’apice, divorata da quella stessa energia che la rendeva unica.
Il 7 novembre 1991 Izzy lasciò il gruppo. Spiegò di non sopportare più le complicazioni che erano diventate parte della vita di ogni giorno. Se ne andò una figura cruciale e, con lui, il garante della sua stessa creatura. Niven ha sempre considerato quell’addio uno degli errori più gravi nella storia della band: perso Izzy, ha detto, si era perso il gruppo. Lui intanto formò gli Izzy Stradlin and the Ju Ju Hounds e nel maggio del 1993 tornò per una manciata di concerti a sostituire Gilby Clarke. Quando nel 2012 i Guns N’ Roses entrarono nella Rock and Roll Hall of Fame, lui non si presentò alla cerimonia, fedele alla sua riservatezza.
I Guns N’ Roses sono diventati una leggenda. Quel mito, però, è sorto sulle fondamenta che un ragazzo dell’Indiana aveva prima immaginato e poi, con pazienza e una rara lucidità, protetto dall’autodistruzione.
Fonti: Mick Wall, biografia dei Guns N’ Roses; Rock and Roll Garage; Wikipedia.