I maestri e gli eredi: la lezione che i Metallica hanno imparato dai Thin Lizzy

Illustrazione di Phil Lynott e James Hetfield abbracciatiQuesta domenica ci immergiamo in una storia di connessioni profonde: un ponte sonoro che unisce le nebbie mistiche dell’Irlanda al sole tagliente della Bay Area californiana. Parliamo di un’influenza che va ben oltre un semplice omaggio e che si è insinuata nel DNA di una delle più grandi band del pianeta. Questo è il racconto di come l’anima dei Thin Lizzy e la penna del loro leggendario frontman, Phil Lynott, abbiano plasmato il sound e l’ispirazione dei Metallica.

Molti conoscono la celebre cover di Whiskey in the Jar, un successo planetario che ha regalato ai Four Horsemen persino un Grammy. Quel brano è però solo la punta dell’iceberg: nasconde un debito artistico e un’ammirazione che affondano le radici ben più in profondità, soprattutto nell’animo del leader dei Metallica.

Per comprendere la portata di questo legame, bisogna guardare a James Hetfield oltre il carismatico frontman che conosciamo, come a un autore alla costante ricerca di ispirazione. È proprio in Phil Lynott che ha individuato un maestro assoluto, un narratore di storie la cui abilità lirica è diventata un faro. Hetfield ha sempre manifestato una venerazione quasi reverenziale per la capacità del musicista irlandese di trasformare in poesia la polvere della strada. Nelle parole di Lynott, il frontman dei Metallica ha trovato una sensibilità unica, un’arte nel dipingere con le parole quadri vividi di vita vissuta, senza filtri. Tematiche complesse come le dipendenze, le difficoltà quotidiane e le relazioni tormentate venivano affrontate con un’onestà disarmante, una dote che Hetfield ha sempre riconosciuto come un traguardo quasi irraggiungibile.

Egli stesso ha confidato di aspirare a quel livello di maestria narrativa. Nel 2016, durante un incontro pubblico, ha detto di desiderare di essere bravo come Tom Waits, Phil Lynott, Nick Cave e Leonard Cohen, collocando così il leader dei Thin Lizzy in un pantheon di spiriti affini per profondità e autenticità.

Questa profonda stima è uscita dalle interviste per incarnarsi in gesti pubblici, intrisi di emozione. Il più toccante risale al 9 giugno 2019, durante un concerto memorabile allo Slane Castle, proprio in Irlanda, terra natale di Lynott. Di fronte a circa 75.000 fan, Hetfield ha voluto dedicare Whiskey in the Jar alla memoria di Lynott, un tributo che si è concluso con una dichiarazione d’affetto collettiva, quando ha gridato al pubblico tutto l’amore della band per Phil.

Subito dopo, un gesto ancora più intimo ha suggellato questo legame: una fotografia, condivisa con il mondo, lo ritraeva mentre baciava la statua bronzea di Phil Lynott a Dublino. Un’immagine potente, accompagnata da parole che esprimevano tutto il suo rispetto e il suo amore per quello che ha definito il suo cantautore preferito. La sua partecipazione al documentario Phil Lynott: Songs for While I’m Away, diretto da Emer Reynolds nel 2020, ha ulteriormente cementato questa connessione, offrendo una testimonianza diretta di quanto l’eredità dell’artista irlandese sia ancora viva e pulsante.

Se l’influenza lirica ha toccato il cuore del songwriting, quella musicale ha consolidato l’acciaio del loro sound. L’impatto più significativo e tecnicamente riconoscibile dei Thin Lizzy sulla musica dei Metallica risiede infatti in un elemento che ha reso la band di Dublino immortale: le armonie di chitarra. Quell’uso rivoluzionario di due chitarre soliste che, invece di limitarsi a un dialogo ritmico-solistico, intrecciavano melodie complesse e armonizzate, è diventato un vero e proprio marchio di fabbrica.

Chitarristi come Scott Gorham e Brian Robertson avevano creato un linguaggio nuovo, un’architettura sonora che i Metallica hanno saputo assorbire, metabolizzare e riadattare al loro universo musicale. Sebbene l’approccio della band californiana sia indiscutibilmente più aggressivo, veloce e intriso di thrash, l’eco di quelle linee melodiche risuona potente. Hetfield e Kirk Hammett hanno costruito gran parte del loro stile proprio su quel concetto di dualismo chitarristico.

Ascoltate con attenzione i loro brani: al di là della potenza dei riff, è nei passaggi strumentali, negli interludi melodici e in molti assoli che emerge chiaramente quell’eredità. Le chitarre si cercano, dialogano, si sovrappongono in un gioco di armonie che aggiunge profondità e un inaspettato senso melodico alla brutalità del loro impatto. È una tecnica che eleva la struttura delle canzoni, trasformando un assalto sonoro in una composizione ricca di sfumature. Quella lezione, impartita decenni prima dai Thin Lizzy, è diventata una colonna portante del suono Metallica, la prova che la vera forza risiede nella potenza e, insieme, nella capacità di intrecciare storie attraverso le corde di una chitarra.

In definitiva, quel ponte sonoro tra Metallica e Thin Lizzy dimostra che nel rock i giganti si riconoscono e dialogano a distanza, oltre il tempo e i generi. Un’eredità fatta di note e, prima ancora, di anima, poesia e ammirazione sincera e infinita.

Fonti: Louder; Ultimate Classic Rock.

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