Oltre il muro del suono: l’anima di “Hysteria” rivive nel documentario ufficiale su YouTube

Copertina dell’album Hysteria dei Def LeppardCi sono dischi che ascoltiamo e poi ci sono dischi che viviamo. Album che, oltre a consacrare la carriera di una band, finiscono per definire il suono di un intero decennio. Hysteria dei Def Leppard, uscito nel 1987, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. È un’opera eccezionale, un pezzo essenziale di hard rock melodico così perfetto, stratificato e costoso da sembrare quasi disumano. Cosa succede, allora, quando un documentario riesce a smontare tutto questo e a mostrarci il sudore, le lacrime e il cuore umano che si nascondono al suo interno?

È ciò che fa Step Inside: Hysteria At 35, pubblicato in occasione dei trentacinque anni dell’album. Non chiamatelo un semplice making of. Questo documento unico, disponibile ufficialmente sul canale della band, è un racconto sensazionale, una testimonianza lucida e compatta di un miracolo artistico e umano. È il manuale d’uso emotivo per comprendere appieno un album altrettanto eccezionale.

Per capire perché questo super video colpisca così nel segno, dobbiamo fare un passo indietro. I Def Leppard non arrivavano da un flop. Arrivavano da Pyromania, un successo colossale. La pressione, quindi, era più che alta: era soffocante. L’industria discografica, all’apice della sua opulenza negli anni Ottanta, si aspettava il passo successivo. La band, insieme al produttore e architetto Robert John “Mutt” Lange, decise che quel passo non sarebbe stato un Pyromania 2.

L’obiettivo era folle: creare l’equivalente hard rock di Thriller di Michael Jackson. Un album senza riempitivi, un disco in cui ogni singola traccia potesse essere un potenziale singolo. Una scommessa che, come il documentario ci ricorda attraverso le voci dei protagonisti, ha quasi distrutto la band. Step Inside non usa giri di parole. Ci trasporta in uno studio di registrazione diventato una prigione dorata. Ci racconta di sessioni estenuanti, di costi che lievitavano (con un budget arrivato a circa cinque milioni di dollari, fu uno degli album più costosi mai realizzati fino a quel momento) e della ricerca ossessiva di un suono che non esisteva ancora.

Molti documentari rock indugiano sul dramma. Step Inside lo affronta da una prospettiva diversa: quella della resilienza. Il cuore pulsante del racconto è, inevitabilmente, il 31 dicembre 1984, il giorno dell’incidente d’auto che costa il braccio sinistro al batterista Rick Allen. È qui che il filmato diventa sensazionale, concentrandosi sulla reazione più che sulla tragedia. Ascoltare Joe Elliott, Phil Collen e Rick Savage ricordare quel momento va ben oltre la nostalgia compassionevole: è un’analisi lucida di come un gruppo di ragazzi poco più che ventenni abbia affrontato l’impensabile.

La band non ha mai pensato di sostituire Allen. Lungi dall’essere mitologia, è un fatto che il documentario sottolinea con forza. La decisione di aspettarlo, di incoraggiarlo a sviluppare un kit ibrido, acustico ed elettronico, da suonare con un braccio e i due piedi, ha cambiato il destino dei Def Leppard. Allen aveva cominciato a immaginarlo già dal letto d’ospedale, affidando al piede sinistro le parti che prima suonava con la mano. Quella che era una ricerca di perfezione sonora si è trasformata in una missione umana. Sentirlo oggi parlare di quel periodo con una calma quasi serafica, descrivendo la sua determinazione, ti fa riconsiderare l’intero album. Hysteria è molto più di un capolavoro di produzione: è il suono di una vittoria sulla sventura.

Il documentario eccelle anche nel demistificare, senza togliere la magia, l’incredibile architettura sonora del disco. Hysteria è famoso per i suoi cori, un vero muro del suono fatto di centinaia di tracce vocali sovrapposte. È famoso per le chitarre che suonano quasi come tastiere e per una batteria diventata un marchio di fabbrica. I membri della band ci guidano attraverso la frustrazione di lavorare con Mutt Lange, un perfezionista al limite del maniacale, che li spingeva a ripetere take all’infinito. Ci raccontano di come Pour Some Sugar on Me sia nata quasi per caso, da un riff acustico di Joe Elliott alla fine delle sessioni, sull’onda della Walk This Way di Run-DMC e Aerosmith, diventando la scintilla che mancava per completare il puzzle.

Questo racconto ci fa capire che la natura eccezionale di Hysteria deriva da un lavoro artigianale estenuante, da tre anni di tentativi, fallimenti e dalla volontà di non accontentarsi, più che da un’ispirazione divina piovuta dal cielo. Step Inside: Hysteria At 35 è un documentario breve. Dura meno di mezz’ora e la sua forza sta proprio in questa sintesi. È un concentrato potentissimo di storia.

Guardarlo oggi significa capire che i sette singoli estratti da quell’album, da Animal a Love Bites, da Armageddon It alla title track, sono stati il risultato di un processo doloroso, di una determinazione incrollabile e di un’amicizia che ha superato la prova più dura, altro che colpi di fortuna. Lo dimostrano anche i numeri: circa venticinque milioni di copie vendute nel mondo. Questo documentario è sensazionale perché ci restituisce la dimensione umana di un disco che suona così grandioso da sembrare intoccabile. Ci ricorda che dietro quella produzione levigata c’erano cicatrici, dubbi e un coraggio straordinario.

Se amate Hysteria, premete play su Step Inside. Se non lo conoscete abbastanza, guardatelo per capire cosa serve per creare un capolavoro. Vi garantisco che, dopo la visione, quando rimetterete sul piatto Hysteria, oltre alle hit sentirete il battito del cuore di cinque ragazzi che hanno rifiutato di arrendersi. Buona visione.

Fonti: Def Leppard; Rolling Stone Australia.

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