Tra Dublino e l’ignoto: la vera storia dell’incontro tra Joe Elliott e i Ghost

Copertina del singolo Spillways dei GhostBenvenuti di nuovo sul blog con questo approfondimento dedicato a uno degli incroci artistici più affascinanti degli ultimi anni. Immaginate di entrare in un pub di Dublino, uno di quei luoghi dove il legno scuro e il profumo di Guinness raccontano storie vecchie di decenni. In un angolo riusciamo a intravedere una leggenda vivente, la voce che ha conquistato gli stadi di tutto il mondo con Pyromania. Dall’altra parte, metaforicamente, c’è un visionario svedese che ha fuso il teatro del rock occulto e lo ha trasformato in un fenomeno incredibile. Oggi parliamo di come Joe Elliott dei Def Leppard e i Ghost di Tobias Forge hanno unito le forze. Questa è la storia dietro la nuova versione del brano Spillways.

Facciamo prima un passo indietro e guardiamo il panorama rock del 2022. L’11 marzo i Ghost pubblicano Impera, un disco monumentale che venderà quasi mezzo milione di copie nel mondo e vincerà l’American Music Award come miglior album rock dell’anno. Tobias Forge, la mente dietro la maschera di Papa Emeritus e dei vari Cardinali, ha sempre espresso chiaramente le sue intenzioni: voleva realizzare un album che suonasse grandioso, levigato e potente come i classici hard rock degli anni Ottanta che tanto amiamo. Mentre la critica metal discuteva sulle influenze del disco, un ascoltatore d’eccezione, a Dublino, stava ascoltando con attenzione questi brani. Joe Elliott è ben più di una voce da cento milioni di dischi: è un artista sensibile e appassionato di musica a trecentosessanta gradi. Era stato il suo compagno di band, il chitarrista Phil Collen, a fargli scoprire i Ghost già otto o nove anni prima, mostrandogli come questi svedesi stessero rivitalizzando certe armonie vocali che sembravano perdute nel tempo.

L’ascolto di Impera fu una rivelazione speciale per il cantante britannico. Elliott trovò nella scrittura di Forge qualcosa di familiare, una struttura genetica che rimandava direttamente ai giorni di gloria dei Def Leppard, filtrata però attraverso una lente moderna e oscura. Nelle interviste di quel periodo Joe iniziò a citare spontaneamente i Ghost, definendo Impera il suo album rock preferito del 2022 e lodando in particolare un pezzo: Spillways. Dall’altra parte Tobias Forge leggeva queste parole con incredulità e gratitudine. Per un musicista cresciuto in Svezia sognando l’America, ricevere l’apprezzamento di chi ha scritto Pour Some Sugar on Me era qualcosa di assolutamente trascendentale. Forge, grande fan dei Def Leppard, ha ammesso di aver studiato la produzione di Hysteria come si studia un testo sacro. Cercava quel tipo di perfezione sonora, dove ogni colpo di batteria e ogni coro sono posizionati alla perfezione per creare l’impatto emotivo ideale.

I Def Leppard, con la loro capacità di fondere l’hard rock con melodie pop, rappresentavano il modello ideale per la nuova direzione dei Ghost. Spillways, nella sua versione originale, è forse l’esempio più lampante di questa filosofia. Non a caso arrivò tra i primi cinque della classifica delle radio rock americane. Si apre con un pianoforte scandito che molti hanno paragonato ai Toto di Hold the Line o ai Jefferson Starship, per poi esplodere in un’apertura melodica vasta, elaborata appositamente per coinvolgere il pubblico fin dal primo ascolto. Era evidente che i percorsi artistici di Forge e di Elliott, così simili nell’intenzione, si sarebbero prima o poi incrociati.

Come spesso accade, le cose si muovono velocemente quando c’è rispetto reciproco. Visto l’amore dichiarato di Elliott per il brano, l’idea di coinvolgerlo, invece di nascere in una fredda sala riunioni di una multinazionale, è fiorita come evoluzione naturale di un dialogo a distanza: fu Forge in persona a contattarlo per chiedergli se voleva provarci. La risposta fu un sì naturale e immediato. La logistica, tuttavia, presentava delle sfide: i Def Leppard erano nel pieno dei preparativi per il colossale Stadium Tour insieme ai Mötley Crüe. Non c’era tempo per volare in Svezia o affittare studi di registrazione condivisi. La tecnologia, fortunatamente, ha colmato le distanze. Elliott ha registrato le sue parti vocali nel suo studio domestico a Dublino, lavorando sul file originale della sessione.

Il suo approccio al brano dimostra, oltre a una sensibilità sempre toccante, una grande intelligenza musicale. Joe ha evitato di sovrastare Forge o di stravolgere la melodia. Come ha spiegato lui stesso, il pezzo non era rotto e non c’era niente da aggiustare: lo ha cantato così com’era. Ha modulato la sua voce all’interno della struttura esistente, prendendo alcune strofe e soprattutto rinforzando i cori. Il risultato è che, ascoltando la versione del 2023, si ha la sensazione che il brano fosse stato scritto anche per lui fin dall’inizio. Il timbro graffiante e caldo aggiunge una patina di autenticità classica che eleva il singolo, trasformandolo in un vero ponte tra le generazioni del rock.

La pubblicazione di questa collaborazione, avvenuta il 26 gennaio 2023 e seguita il 10 febbraio da un 7 pollici, richiedeva qualcosa in più del semplice audio. I Ghost sono noti anche per il loro racconto per immagini affidato a una serie web che narra le vicende del Clero. Per l’occasione è stato girato il Capitolo 15, intitolato Meanwhile in Dublin, che potrete vedere a fine articolo. In questi fotogrammi emerge il lato ironico di entrambi gli artisti. Il video è ambientato nel pub sotto casa di Elliott, il Blue Light Pub, che si trova realmente sulle colline di Dublino ed è il posto dove Joe si concede abitualmente una pinta. Proprio lì i due si incontrarono di persona per la prima volta, scambiandosi storie, idee e qualche bicchiere. La scena ci mostra un Joe apparentemente tranquillo, finché un avventore non lo provoca spingendolo verso un karaoke molto particolare. Ciò che segue è pura estetica horror: Elliott inizia a cantare Spillways e progressivamente viene colpito da una scarica elettrica soprannaturale, i suoi occhi si accendono e la performance diventa un momento di possessione medianica. Tobias Forge, che ha codiretto le riprese, ha voluto giocare proprio sul concetto di contagio della musica dei Ghost. Vedere una rockstar di quel livello prestarsi a una costruzione così autoironica ha cementato ancora di più l’affetto dei fan per questa collaborazione.

Musicalmente, l’efficacia di questo duetto risiede nel DNA stesso del brano. Spillways parla di oscurità interiore, di un’anima che agisce come uno sfioratore, uno spillway appunto, per le emozioni negative. Eppure la musica è euforica, trascinante. Questo contrasto è tipico dell’AOR di matrice anni Ottanta, uno stile di cui i Def Leppard sono stati maestri indiscussi. La voce di Forge è pulita, quasi nasale e teatrale. Quella di Elliott porta invece la grana della strada e dell’esperienza. Quando si fondono nella parte finale, creano uno spettro sonoro indimenticabile: il presente e il passato del rock melodico che si uniscono in un abbraccio ideale. Lontano dall’essere un semplice featuring per le classifiche dello streaming, questo duetto vale molto di più. È Joe Elliott che passa idealmente il testimone, confermando la validità del percorso intrapreso dalla band svedese.

In chiusura, la collaborazione su Spillways ci lascia con una riflessione importante sullo stato di salute del rock duro e del metal. Spesso si sente dire che i grandi vecchi guardano con sospetto alle nuove leve, o che le nuove band non riescono a eguagliare i mostri sacri. Il progetto Ghost-Def Leppard smentisce categoricamente questo pessimismo, dimostrando che quando la qualità della scrittura è alta le barriere temporali crollano. Tobias Forge ha avuto l’umiltà di imparare dai maestri e Joe Elliott ha avuto la curiosità e l’apertura mentale di riconoscere il talento, senza sentirsi minacciato. Spillways rimane un piccolo gioiello di divertimento e potenza sonora e chissà, magari in futuro vedremo questi due giganti condividere lo stesso palco per una versione dal vivo che, ne siamo certi, farebbe tremare le fondamenta di qualsiasi stadio. Grazie per averci seguito in questo viaggio tra Dublino e Linköping. Alla prossima storia di rock e passione.

Fonti: Nasty Little Man; Planet Rock.

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