Il grande equivoco del rock: Cobain, Axl e la verità sullo sputo a Elton John

Un pianoforte a coda su un palco illuminato davanti al pubblicoSolo pochi giorni fa abbiamo fatto un tuffo nel gennaio del 1992, rivivendo lo scontro surreale tra Nirvana e FireHouse agli American Music Awards. Se vi siete persi quel racconto, che illustra alla perfezione il momento in cui il glam metal iniziava a cedere il passo al grunge, recuperatelo qui:

Firehouse vs. Nirvana: La vera storia degli American Music Awards 1992

Perché ripartire da lì? Perché per capire la storia di oggi serve restare immersi in quell’atmosfera. Restiamo nel 1992 e cambiamo solo scenario. Dagli istituzionali AMA passiamo al vero Colosseo del rock televisivo degli anni Novanta: gli MTV Video Music Awards. Se la serata di gennaio era stata una scaramuccia, i VMA di settembre si trasformarono in una guerra aperta. L’episodio che stiamo per raccontare è forse l’aneddoto più tragicomico, imbarazzante e rappresentativo di quell’era: la cronaca di uno sputo, di un pianoforte a coda e di un bersaglio clamorosamente sbagliato. Per capire perché Kurt Cobain finì per sputare su quello strumento, dobbiamo tornare al clima del 1992.

Non era un anno tranquillo. Il vecchio ordine dell’hard rock patinato, dominato da Guns N’ Roses, Mötley Crüe e Poison, veniva scosso con violenza da un manipolo di ragazzi spettinati di Seattle, in camicie di flanella, che sembravano detestare la celebrità stessa. La rivalità più feroce opponeva Nirvana e Guns N’ Roses, o meglio i loro leader: Kurt Cobain e Axl Rose. Più che antipatia personale, era uno scontro ideologico. Per Cobain, cresciuto con l’etica punk del fai da te e della scena underground, Axl incarnava l’esatto opposto: estetica accesa, voglia di riscatto, limousine e videoclip milionari. Axl, dall’altra parte, vedeva in Kurt un tossico lamentoso che sputava nel piatto in cui mangiava, incapace di godersi il successo planetario. I media amplificavano ogni divergenza. Le interviste diventavano botta e risposta velenosi. Axl non usò mezzi termini nel criticare la coppia Cobain-Love, arrivando a dichiarazioni pesantissime sulla loro vita privata e sul futuro della loro famiglia. Kurt rispondeva ridicolizzando la pomposità dei Guns. La tensione era palpabile e la sera del 9 settembre, al Pauley Pavilion dell’università UCLA di Los Angeles, tutte queste forze si trovarono pericolosamente nello stesso edificio.

Prima ancora che lo show iniziasse, la bomba era già innescata. Dietro le quinte Kurt era con Courtney Love e la loro figlia appena nata, Frances Bean. In un momento da film, Axl Rose passò di lì con la fidanzata Stephanie Seymour, il suo entourage e diverse guardie del corpo. Courtney, mai timida, gli gridò ironica se volesse fare da padrino alla loro bambina. Axl non gradì il sarcasmo. Si fermò, si girò verso Cobain ignorando Courtney e ringhiò che era meglio tenesse a bada la sua donna, altrimenti lo avrebbe sbattuto sull’asfalto. Kurt rispose nel giro di pochi secondi. Si voltò verso Courtney e, fintamente sottomesso, le intimò di stare zitta con un insulto, rigirando a Courtney proprio la parola usata da Axl. Il backstage scoppiò a ridere, mentre Axl se ne andava furioso. Poco dopo Duff McKagan, alticcio, affrontò Krist Novoselic e i due bassisti arrivarono quasi alle mani, appena prima che i Nirvana salissero sul palco. La serata però era appena cominciata e la rabbia covava ancora sotto la cenere.

I Nirvana salirono sul palco. MTV aveva vietato esplicitamente Rape Me ed era pronta a mandare la pubblicità se l’avessero suonata. Kurt, per ripicca, ne accennò comunque i primi accordi in diretta, facendo quasi venire un infarto ai dirigenti, prima di lanciarsi in una versione furiosa e caotica di Lithium. L’esibizione finì nel caos: Krist Novoselic lanciò in aria il basso come faceva sempre e se lo prese in testa, finendo a terra. Anni dopo avrebbe scherzato sul fatto che l’unica volta in cui lo aveva fatto cadere era stata davanti a trecento milioni di persone. Dave Grohl, intanto, gridava provocatorio al microfono: Hi Axl! Hi Axl!

Mentre la band si dirigeva verso il backstage, Kurt notò un dettaglio: su una piattaforma idraulica sotto il palco, pronta a salire per il momento clou della serata, troneggiava una tastiera imponente, un pianoforte a coda. Tutti sapevano che i Guns N’ Roses avrebbero chiuso con November Rain e Kurt era convinto che Axl si sarebbe seduto proprio lì. L’associazione fu immediata. L’impulso fu irresistibile. Kurt si avvicinò e scaricò sulla tastiera una serie di sputi densi e vistosi, mirando con precisione chirurgica proprio all’avorio dei tasti dove, nei suoi pensieri, si sarebbero posate le dita del nemico. Soddisfatto, si allontanò immaginando Axl che poggiava le mani su quella tastiera contaminata davanti a milioni di spettatori.

Pochi minuti dopo il montacarichi salì. Luci basse. L’introduzione di November Rain. Le telecamere inquadrarono il pianoforte e sul volto di Kurt, che guardava da un monitor nel backstage, si dipinse l’orrore. Seduto al pianoforte non c’era Axl Rose. C’era Sir Elton John. Elton era l’ospite a sorpresa per un duetto speciale con i Guns, e a raccontare la scena è stato Earnie Bailey, il tecnico delle chitarre dei Nirvana, che vide Kurt rendersi conto dell’errore. Kurt rimase mortificato. Poteva detestare Axl e tutto ciò che rappresentava, mentre Elton John era diverso: un’icona, un musicista che anche i punk rispettavano per talento autentico e stravaganza vera. Davanti a quello schermo di servizio la soddisfazione lasciò il posto al gelo. Cobain osservò con terrore Elton John prendere posto allo sgabello, realizzando l’imperdonabile errore. Il pensiero corse subito a lui, un’icona che mai avrebbe voluto offendere: non restava che sperare, tra i morsi della mortificazione, che l’artista britannico non si accorgesse di nulla mentre le sue dita scivolavano sui tasti compromessi. Non è mai emerso se Elton si sia reso conto della sorpresa. Professionista consumato, suonò impeccabile, senza battere ciglio.

Questo episodio, nella sua pazzia, racchiude tutto il 1992: tensioni profonde, cambio generazionale, risentimento musicale reale. Un’epoca in cui le band andavano ben oltre le frecciatine. A oltre trent’anni di distanza sembra la cronaca di un altro pianeta. Quella divisione netta tra noi, l’alternative, e loro, il mainstream, si è ammorbidita. Il tempo ha curato le ferite. Oggi un fan può ascoltare Welcome to the Jungle subito dopo Rape Me senza sentirsi in contraddizione. Dave Grohl ha collaborato con chiunque e ha persino prestato il suo trono di chitarre ad Axl, quando nell’aprile del 2016 il cantante si ruppe un piede al Troubadour alla vigilia della reunion dei Guns, trono che Axl usò anche nel tour con gli AC/DC. Axl e Slash si sono riavvicinati, riunendo i Guns per tour trionfali. Le faide sanguinose sono finite, sostituite da una sorta di fratellanza rispettosa tra i sopravvissuti di quell’epoca d’oro.

Lo sputo sul pianoforte resta un’istantanea indelebile di un momento irripetibile, quando la musica era questione di vita o di morte, di schieramenti opposti. Un momento in cui un genio tormentato come Kurt Cobain poté commettere l’errore della sua vita, cercando di colpire un nemico giurato e finendo per profanare, per sbaglio, il pianoforte di un re del pop-rock.

Fonti: Classic Rock / Louder; Ultimate Classic Rock.

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