Nel 1986 la Geffen Records si trovò a gestire un investimento ad alto rischio. I Guns N’ Roses avevano firmato il contratto, eppure la band si muoveva sul filo del rasoio, in bilico tra il potenziale successo planetario e l’autodistruzione immediata. I lavori per quello che sarebbe diventato Appetite for Destruction procedevano, però i tempi tecnici di una major non coincidevano con l’urgenza della strada. A Los Angeles la fama del gruppo cresceva grazie al passaparola e ai concerti nei club. Senza un prodotto discografico tangibile, però, quell’interesse rischiava di evaporare nel nulla. Tom Zutaut, l’A&R che aveva scommesso sulla band, e il manager Alan Niven si trovarono di fronte a un problema strategico: pubblicare subito un album incompleto avrebbe bruciato il gruppo, aspettare troppo avrebbe fatto dimenticare il loro nome. C’era inoltre la questione della credibilità. I Guns N’ Roses basavano la loro immagine sull’essere veri, pericolosi e slegati dalle logiche aziendali. Un debutto troppo patinato su un’etichetta multinazionale avrebbe potuto alienare la loro base di fan più radicale.
La soluzione ideata da Niven e Zutaut fu un capolavoro di marketing sovversivo: creare un’etichetta discografica di facciata. Nacque così la Uzi Suicide. L’operazione fu studiata nei minimi dettagli per sembrare un progetto fai da te. La Geffen finanziò l’intera produzione restando nell’ombra. Per la distribuzione fu ingaggiata la Important Records, una compagnia nota per trattare materiale punk e metal indipendente, garantendo così che i dischi arrivassero nei negozi giusti senza il marchio della major in bella vista. Anche l’estetica fu curata per riflettere l’attitudine pericolosa della band. Il logo scelto per l’etichetta non lasciava spazio a interpretazioni: al centro campeggiava un mitra Uzi stilizzato, fumante come se avesse appena fatto fuoco, sovrastato dalla scritta UZI SUICIDE in caratteri graffiati e irregolari, tipici dei graffiti urbani. Un’immagine d’impatto, che sintetizzava visivamente l’attitudine provocatoria e l’identità di strada del gruppo.
Il primo lavoro a fregiarsi di questo marchio fu l’EP Live ?!*@ Like a Suicide, distribuito nel dicembre del 1986 in una tiratura limitata di 10.000 copie. Il disco si presentava come una registrazione dal vivo, un documento sonoro della ferocia dei Guns N’ Roses sul palco. La scaletta era una dichiarazione d’intenti. Si apriva con Reckless Life, un brano rapido e ruvido che affondava le radici negli Hollywood Rose, la band di Axl e Izzy prima dei Guns, seguito da Nice Boys, cover dei Rose Tattoo, una band australiana che i Guns veneravano per l’attitudine prorompente. Il lato B offriva Move to the City, un pezzo che incorporava una sezione fiati e raccontava il disincanto urbano, per chiudere con Mama Kin degli Aerosmith, un omaggio ai loro idoli di Boston, gli stessi che quarant’anni dopo li avrebbero voluti ospiti al proprio ritorno sul palco.
Tuttavia la natura dal vivo del disco era una simulazione studiata a tavolino. Le quattro tracce furono registrate interamente in studio, ai Pasha Studios di Hollywood. La band voleva il controllo sonoro che solo uno studio poteva garantire, senza rinunciare all’energia di un concerto. Gli ingegneri del suono risolsero il problema in post-produzione aggiungendo il boato assordante della folla. Anni dopo Duff McKagan svelò che quelle urla non appartenevano ai fan dei Guns: erano campionamenti presi dal Texxas Jam, un festival rock degli anni Settanta. Chi ascolta quell’EP sente i Guns suonare nel 1986 sovrapposti al pubblico di un concerto di una decina d’anni prima.
Con l’uscita di Appetite for Destruction nel 1987 e il successivo successo mondiale, la Uzi Suicide avrebbe potuto chiudere i battenti, avendo assolto la sua funzione di cavallo di Troia. Axl Rose, però, decise di mantenere in vita il marchio per una missione personale: riabilitare il nome degli Hanoi Rocks. La band finlandese, attiva nella prima metà degli anni Ottanta, era stata il modello imprescindibile per i Guns N’ Roses. Il cantante Michael Monroe e il chitarrista Andy McCoy avevano codificato il look e il sound che i Guns avrebbero poi portato alle masse: sciarpe, trucco, capelli cotonati, un mix di punk rock e melodie anni Sessanta. La carriera degli Hanoi si era interrotta tragicamente nel dicembre del 1984 con la morte del batterista Razzle in un incidente d’auto, con al volante Vince Neil dei Mötley Crüe, proprio mentre stavano per conquistare l’America.
Axl Rose nutriva un rispetto reverenziale per loro. Riteneva inaccettabile che i dischi di una band così influente fossero introvabili negli Stati Uniti o relegati al costoso mercato delle importazioni. Sfruttando il potere contrattuale acquisito, usò la Uzi Suicide per ottenere le licenze e ristampare l’intero catalogo degli Hanoi Rocks per il mercato americano. Nel 1989 questa operazione portò sugli scaffali dei negozi una discografia che raccontava l’evoluzione dello sleaze rock europeo. Il viaggio iniziava con la ristampa del debutto Bangkok Shocks, Saigon Shakes, Hanoi Rocks del 1981, un disco grezzo che permise finalmente ai fan americani di scoprire brani seminali come Tragedy, svelando l’origine precisa di molte intuizioni stilistiche di Izzy Stradlin.
A seguire venne recuperato Oriental Beat, un lavoro divenuto leggendario per la sua cattiva produzione originale. La versione Uzi Suicide scelse di mantenere il master intatto, preservando quel suono fangoso e caotico che, nonostante l’odio della band stessa per il missaggio, conteneva gemme di scrittura preziosissime. Il recupero storico proseguì con la raccolta Self Destruction Blues, fondamentale per aver diffuso l’inno Dead by X-Mas, un brano che grazie a questa riedizione divenne un classico istantaneo nelle scalette delle band. L’operazione culminò con la riproposta dei lavori della maturità commerciale degli Hanoi, Back to Mystery City e soprattutto Two Steps from the Move. Quest’ultimo, prodotto dal leggendario Bob Ezrin nel 1984, rappresentava il momento in cui gli Hanoi erano pronti per il grande salto: la ristampa diede finalmente a canzoni come Up Around the Bend, cover dei Creedence Clearwater Revival, quella visibilità radiofonica e quel riconoscimento che il destino aveva negato loro cinque anni prima.
Distribuire nuovamente questi dischi andò oltre il tributo nostalgico. Le ristampe vendettero bene, trainate dal logo Uzi Suicide che i fan associavano ormai alla qualità garantita dai Guns N’ Roses. Axl Rose riuscì nel suo intento: educare il suo pubblico, mostrandogli le radici del sound che stava amando, e garantire agli Hanoi Rocks le royalties e il riconoscimento che il destino aveva loro sottratto. Negli anni successivi l’etichetta pubblicò anche materiale solista di Duff McKagan, finché i suoi diritti non passarono alla Black Frog Publishing, la società editoriale di Axl.
Già nel 1988, intanto, le quattro tracce di quel peculiare live del 1986 erano tornate a vivere sul lato A di G N’ R Lies, uscito il 29 novembre. L’album raggiunse la seconda posizione nella classifica americana. Oggi quel logo con il mitra fumante rimane il simbolo di un’era precisa. Rappresenta il momento in cui l’industria discografica dovette piegarsi alle regole della strada, inventandosi un’etichetta fantasma per contenere un fenomeno che non poteva essere addomesticato. Rimane inoltre la testimonianza del gesto di gratitudine di una band che, temprata dalle vere difficoltà della strada e giunta al successo, ha voluto onorare chi l’aveva influenzata così profondamente.
Fonti: Duff McKagan, It’s So Easy (and Other Lies); interviste a Michael Monroe; note di copertina di Live ?!*@ Like a Suicide; Discogs; Loudwire.




