Dagli HIM al progetto VV: l’evoluzione artistica di Ville Valo
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Helsinki è una città definita dai suoi estremi. D’inverno il buio inghiotte le strade per gran parte della giornata, mentre d’estate il sole rifiuta ostinatamente di tramontare. In questo contesto geografico, fatto di silenzio nordico e malinconia intrinseca, si è formata la figura di Ville Hermanni Valo, nato il 22 novembre 1976. Per oltre due decenni questo musicista ha dato corpo a un contrasto unico battezzato Love Metal, unendo la pesantezza dei riff doom alla dolcezza del pop romantico. La sua carriera disegna un arco irregolare che parte dal bancone di un sexy shop di periferia per arrivare ai palchi dei festival internazionali, attraversando dipendenze e rinascite creative.
Il quartiere di Vallila, dove Valo trascorre l’infanzia negli anni Ottanta, è un luogo operaio e molto concreto. Il padre Kari, dopo anni al volante di un taxi, apre un sexy shop, il Kari’s Sex Shop, e da ragazzo Ville ci lavora. Il negozio paterno diventa per lui una scuola di vita fondamentale. Trascorrere i pomeriggi circondato da riviste per soli adulti e oggettistica erotica demolisce ogni tabù, formandolo a un umorismo cinico e a una tolleranza naturale verso le stranezze del desiderio umano.
In casa le influenze sonore sono onnivore. La madre Anita, commessa in un negozio di scarpe e di origini ungheresi, trasmette al figlio una sensibilità verso le melodie folk e struggenti, mentre il padre lo introduce ai classici del rock. Il basso è il primo amore strumentale di Ville, ispirato da Gene Simmons dei Kiss. La sua carriera musicale, però, rischia di interrompersi ancor prima di iniziare a causa di una costituzione fisica precaria. Valo soffre di una forma cronica e severa di asma. Questa condizione, che avrebbe potuto rappresentare un limite insormontabile per un aspirante frontman, si rivela paradossalmente la sua salvezza, anche dalla vita militare. In Finlandia la leva è obbligatoria; Ville viene esonerato proprio per l’asma. Con la sua solita ironia commenterà in seguito che la sua presenza tra le reclute avrebbe creato problemi all’intero plotone, tradito dai suoi violenti attacchi di tosse al minimo sforzo.
Libero dagli obblighi di caserma, dedica ogni energia alla musica. Nel 1991 l’idea di fondere le atmosfere opprimenti dei Black Sabbath con il pop suadente dei Depeche Mode inizia a prendere forma. Nascono gli His Infernal Majesty, presto contratti in HIM.
Il debutto discografico del 1997, Greatest Lovesongs Vol. 666, mostra subito che i riferimenti di Valo sono musicali quanto letterari. Sulla sua schiena troneggiano tatuati gli occhi di Edgar Allan Poe, un omaggio indelebile allo scrittore di Baltimora che più di ogni altro ha influenzato la sua poetica. Valo fa propria la filosofia di Poe, secondo cui la morte di una bella donna è l’argomento poetico più elevato al mondo. La trasforma in canzoni.
Questa fusione tra rock e letteratura decadente esplode con Razorblade Romance, uscito all’inizio del 2000 e arrivato al primo posto in Finlandia, Austria e Germania. Il singolo Join Me in Death scala le classifiche europee e diventa un inno generazionale. Dietro il successo e le liriche struggenti, negli anni successivi, si nasconde anche un dolore reale. Molti brani di quegli anni nascono dalla relazione tumultuosa e sofferta con la presentatrice televisiva finlandese Jonna Nygrén, con cui Ville si fidanza nel 2005 per separarsene l’anno dopo. Lei è la musa di quel romanticismo tagliente; le sue iniziali, J.N., sono apparse cripticamente in diverse note di copertina e persino sulla pelle di Ville, salvo poi essere coperte o modificate quando l’amore ha lasciato spazio alle cicatrici.
Mentre gli HIM conquistano il mondo, trascinati anche dall’Heartagram, unione perfetta tra cuore e pentacolo che Ville aveva disegnato a vent’anni, Valo porta l’estetica gotica all’estremo anche nella vita privata. Non si accontenta di cantare di oscurità; decide di abitarla. Nel 2006 acquista per 1,29 milioni di euro una torre del XIX secolo nel quartiere di Munkkiniemi: costruita nel 1840 su progetto dell’architetto Carl Ludvig Engel, era stata per novant’anni un granaio prima di diventare un’abitazione nel 1930. Ville la trasforma in un rifugio vittoriano, arredato con altari, pesanti velluti e una vasta collezione di oggetti di tassidermia, riflesso della sua fascinazione per il macabro e per la morte come parte naturale dell’esistenza.
Per anni quella torre è stata il centro del suo mondo, un luogo dove la realtà e il personaggio si sovrapponevano. Nel 2015, dopo averla ristrutturata dentro e fuori, Valo la mette in vendita per 2,6 milioni. La motivazione, intrisa del suo tipico humor nero, fu che la residenza era diventata troppo grande e che “i fantasmi si sentivano soli”: forse il primo passo verso uno stile di vita meno teatrale e più pragmatico.
Il successo americano di Dark Light (2005), che fa degli HIM il primo gruppo finlandese a conquistare un disco d’oro negli Stati Uniti, porta con sé pressioni insostenibili. L’alcol diventa un compagno costante per gestire lo stress e l’asma, fino al crollo durante la lavorazione di Venus Doom, nel 2007. Il ricovero alla clinica Promises di Malibu segna uno spartiacque: Ville ne esce sobrio e con una nuova consapevolezza vocale.
In questo periodo di recupero emerge anche un lato meno noto dell’artista: la capacità di non prendersi troppo sul serio. Nonostante l’immagine da principe delle tenebre, Valo possiede una vena comica insospettabile. Ne dà prova prestando la sua voce profonda al personaggio di Moto Moto nella versione finlandese di Madagascar 2, nel 2008. Sentire il creatore del Love Metal doppiare un ippopotamo seduttore crea un contrasto esilarante che i fan hanno adorato: dietro il trucco nero c’è un uomo capace di ridere di sé stesso.
Gli HIM si congedano con un tour d’addio e l’ultimo concerto, la notte di Capodanno del 2017. Dopo una breve parentesi con l’album Ville Valo & Agents del 2019, il ritorno definitivo arriva nel gennaio 2023 con il nome VV. L’album Neon Noir è il frutto diretto dell’isolamento pandemico.
Valo si è chiuso nel suo studio di casa per circa due anni, senza scadenze, suonando da solo tutti gli strumenti: il Principe Oscuro che incontra Prince, ha scherzato. Lavorava dal mattino fino all’ora di dormire, seguendo l’istinto e costruendo il disco come un puzzle, un pezzo dopo l’altro. In quei mesi bui, ha raccontato, il disco è stato il suo salvagente, il motivo per alzarsi ogni mattina. Dentro ci sono il peso dei Black Sabbath, il post punk di Siouxsie and the Banshees e perfino il deserto psichedelico dei Kyuss di Welcome to Sky Valley: un disco che suona contemporaneamente moderno e fuori dal tempo.
Neon Noir ha debuttato al primo posto della classifica finlandese ed è arrivato al quarto in Germania. In un’intervista uscita nella primavera del 2026 Valo ha raccontato di essere al lavoro su un nuovo album, nello stesso clima romantico e oscuro, ammettendo però che le idee giuste non erano ancora arrivate. Sugli HIM ha lasciato una porta socchiusa: gli piacerebbe suonare di nuovo un giorno con i vecchi compagni, che considera fratelli, pur ribadendo che sciogliere la band era stato il modo giusto per chiudere quella storia. Per ora nessuna reunion è stata annunciata.
Oggi Ville Valo rimane un’anomalia vincente nel sistema musicale: un artista analogico che ha vissuto ogni cliché del rock per poi decostruirlo, sopravvivendo alla propria leggenda senza mai diventarne prigioniero.
Bellissima descrizione. Grazie mille!
Ciao Barbara, grazie a te! Sono contento che ti sia piaciuto il mio pezzo. Ville è un artista eccezionale. Di dove sei?