Ieri sera, mentre tutta l’Italia assisteva alla serata finale del Festival di Sanremo, l’atmosfera della Co-op Live Arena di Manchester si è caricata di una solennità elettrica. I BRIT Awards 2026, presentati per la sesta volta da Jack Whitehall, hanno voluto celebrare l’eredità immortale di Ozzy Osbourne, conferendo all’artista scomparso lo scorso luglio il prestigioso Lifetime Achievement Award. Il momento della consegna ha visto Sharon Osbourne salire sul palco con i figli Kelly e Louis per ritirare il riconoscimento, anticipata da un sentito videomessaggio registrato a Nashville da Dolly Parton, che ha ricordato lo storico frontman di Birmingham con parole di profonda ammirazione, sottolineando come la sua eredità abbia lasciato un segno permanente in chiunque ami la musica. Sharon ha detto di essere onorata di accettare il premio per il suo meraviglioso marito, aggiungendo che avrebbe voluto vederlo lì a ritirarlo di persona. Lo ha descritto come l’egocentrico più umile che si possa incontrare, una rockstar per sempre.
L’attesa dei fan del rock duro, tuttavia, era tutta concentrata sul tributo musicale. Le prime note di No More Tears, il brano che Ozzy aveva pubblicato nel 1991, hanno fatto tremare il palazzetto, spinte da una vera e propria superband assemblata per l’occasione e composta da musicisti intrinsecamente legati alla storia del Madman. Zakk Wylde alla chitarra, Robert Trujillo al basso, Tommy Clufetos alla batteria e Adam Wakeman alle tastiere hanno eretto un muro sonoro imponente. Al centro della scena, a farsi carico delle linee vocali del Principe delle Tenebre, è apparso Robbie Williams.
Vedere la celebre popstar britannica destreggiarsi con disinvoltura tra riff pesanti e ritmiche martellanti ha sorpreso esclusivamente il pubblico generalista. L’affetto del cantante per l’heavy metal ha radici profonde, supportate da un duraturo legame di amicizia con l’intera famiglia Osbourne. Proprio Sharon ha curato la direzione del tributo e ha voluto fortemente Williams al microfono, consapevole della sua sincera venerazione per il repertorio dei Black Sabbath e per la carriera solista di Ozzy.
Questo sconfinamento nei territori dell’hard rock certifica un percorso ben preciso per l’ex Take That, che negli ultimi tempi ha lasciato emergere con forza la sua fascinazione per le chitarre distorte. Già il 21 maggio 2025 aveva dimostrato un’evidente inclinazione verso sonorità più oscure e potenti pubblicando Rocket, singolo inciso con il leggendario Tony Iommi alla chitarra e Glenn Hughes ai cori, estratto dall’album Britpop. Lui stesso lo aveva definito il suo brano preferito del disco, carico di adrenalina e di chitarre enormi, frutto del lavoro con alcuni dei suoi eroi. L’esibizione di Manchester, accompagnata da fiamme e proiezioni d’archivio, sancisce l’autenticità della sua anima rock: un artista capace di abbandonare temporaneamente le melodie pop per immergersi nell’oscurità e rendere un onore credibile, potente e rispettoso a uno dei padri fondatori del genere.
Fonti: Consequence; Louder; Rolling Stone UK; Wikipedia.




