Gargoyle of the Garden State: Rachel Bolan e il disco che aspettava da quarant’anni

Rachel Bolan in una foto promozionale di Gargoyle of the Garden StateQuarant’anni con gli Skid Row e nessun disco con il proprio nome in copertina. A Rachel Bolan le idee non sono mai mancate: chiunque abbia seguito la band sa che le ha sempre avute lui, insieme a Snake Sabo, fin dai tempi in cui i due fondarono il gruppo a Toms River, nel New Jersey, nel 1986. C’era semplicemente una band a cui appartenere, un’identità collettiva da costruire e difendere. Bastava quella. Il 12 giugno 2026 è arrivato Gargoyle of the Garden State, primo album solista di Rachel Bolan, pubblicato con il nome BOLAN dalla earMUSIC.

L’etichetta lo presenta come un debutto audace e profondamente personale, radicato nella grinta, nell’attitudine e nello spirito narrativo della sua giovinezza nel New Jersey. La descrizione corrisponde a quello che Bolan ha ripetuto in ogni intervista: il disco viene da un posto preciso, geografico e biografico. Bolan ha spiegato che negli Skid Row scrive le canzoni insieme a Snake e che poi gli altri vi aggiungono le proprie influenze, mentre qui c’era soltanto ciò che gli usciva dalla testa.

L’idea non è partita da Bolan. A suggerirla è stato Nick Raskulinecz, il produttore di The Gang’s All Here del 2022, che in carriera ha lavorato con Foo Fighters, Rush, Alice in Chains ed Evanescence. Durante una pausa degli Skid Row il bassista gli ha fatto ascoltare alcuni demo, giusto per divertimento. Raskulinecz gli ha proposto di farne un album solista da registrare nel suo studio. I due erano amici da tempo, al punto da abitare a pochi passi l’uno dall’altro in Tennessee. Bolan ha raccontato di fidarsi completamente di lui e che per buona parte delle sessioni in studio c’erano soltanto loro due.

Prima delle registrazioni Bolan era tornato a vivere nel New Jersey, dopo circa venticinque anni passati ad Atlanta. Il titolo doveva essere soltanto Gargoyle. Poi, rientrato nel suo quartiere e ritrovati gli amici che conosceva da quando aveva dieci anni, Bolan ci ha aggiunto of the Garden State. A suo dire i gargoyle servono a qualcosa, anche se pochi lo sanno, proprio come i bassisti, la cui utilità salta all’occhio solo quando sbagliano una nota.

Bolan canta quasi tutte le parti vocali e suona in prima persona chitarre ritmiche e basso. Le influenze vanno dal punk dei Ramones, dei Misfits e dei Clash al pop degli anni Ottanta, con canzoni dirette e piene di hook. At War With Myself, uscito come singolo con Danko Jones ospite, dura poco più di tre minuti: riff secco, testo combattivo, chorus costruito per essere urlato. L’accoppiata funziona perché entrambi vengono da un hard rock che non ha mai avuto paura del punk. Anything But You tiene la stessa linea, con il tipo di impatto che un palco da club assorbe meglio di un’arena. Memory cambia registro, con un tono più introspettivo e una melodia più ampia. Bridges, cantata da Steve Conte dei New York Dolls, è il momento più lento del disco. Bolan l’ha scritta pensando a un film di John Waters e voleva una voce soul capace di renderle giustizia.

Accanto a Conte e a Danko Jones compaiono Corey Taylor degli Slipknot, Nuno Bettencourt degli Extreme, Damon Johnson dei Brother Cane e dei Lynyrd Skynyrd e tutti gli attuali compagni degli Skid Row, cioè Snake Sabo, Scotti Hill e Rob Hammersmith. Lo stesso Bolan ha chiarito i ruoli. Hammersmith ha suonato la batteria sull’intero album. Johnson, che anni prima era già intervenuto su tre dei demo ad Atlanta, ha registrato cinque assoli. Snake e Scotti ne hanno firmato uno ciascuno, mentre Bolan si è riservato due brevi assoli lasciando ai professionisti, parole sue, il lavoro pesante. Corey Taylor canta Big Stick, un brano che Bolan definisce morale prima ancora che politico: lo ha raggiunto a Las Vegas per registrarlo e ha riportato a casa l’hard disk nello zaino come se fosse un organo da trapianto.

C’è anche una cover, Rock and Roll Star degli Oasis. Bolan l’ha sentita per caso alla radio senza conoscerla. Solo quando è partita la voce ha capito chi fossero. Il testo lo ha colpito perché parla di chi in una band famosa dovrebbe essere sempre il personaggio, ventiquattro ore su ventiquattro, e non ci riesce. Ha registrato subito un demo accelerando il pezzo e aggiungendo una sezione solista, suonata da Scotti Hill. Quando gli Oasis si sono riuniti temeva che qualcuno lo accusasse di sfruttare l’occasione. Raskulinecz e Hammersmith lo hanno convinto a tenerla, ricordandogli che aveva rispettato testo, melodia e accordi. L’album contiene undici brani, in questo ordine:

  1. Anything But You
  2. At War With Myself feat. Danko Jones
  3. Memory
  4. See You on the Other Side feat. Snake Sabo
  5. Bridges feat. Steve Conte
  6. Jet Black Universe feat. Nuno Bettencourt
  7. Big Stick feat. Corey Taylor
  8. Pretty Hell
  9. Rock and Roll Star feat. Scotti Hill
  10. Devil in the White
  11. Walk Away feat. Damon Johnson

Il disco arriva mentre gli Skid Row sono fermi, in cerca di un cantante dopo l’uscita di Erik Grönwall nel 2024. Nel frattempo Lzzy Hale degli Halestorm ha coperto alcune date dal vivo. Bolan ha raccontato che la band ha messo gli occhi su circa cinque candidati, senza alcuna fretta, e che probabilmente la scelta cadrà su un volto nuovo, con esperienza ma non necessariamente un nome noto. Su Sebastian Bach ha tagliato corto: la questione non si pone nemmeno.

Gargoyle of the Garden State non è una fuga né una resa dei conti. Bolan lo ha definito ogni briciola della sua anima, altro che un semplice progetto. Ha già annunciato di voler pubblicare altri dischi da solista.

Fonti: earMUSIC (comunicato di Gargoyle of the Garden State); Blabbermouth (intervista a Rachel Bolan, luglio 2026); Classic Rock (Louder, intervista a Rachel Bolan, luglio 2026); The Rock Experience with Mike Brun (YouTube, intervista a Rachel Bolan); YouTube Music (singoli).

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