All’Hollywood Palladium, nella notte fra il 9 e il 10 novembre 1990, salì sul palco una band che non esisteva. Si presentò con il nome di Gak, che nel gergo di Hollywood indicava la cocaina. Bastava leggere la formazione per capire che aria tirasse in città in quella stagione: Lars Ulrich alla batteria, Slash alla chitarra, Duff McKagan al basso, Sebastian Bach al microfono. Attaccarono You’re Crazy in una versione che stava insieme a fatica, si avventurarono su For Whom the Bell Tolls, poi Axl Rose si prese il microfono per Piece of Me degli Skid Row e rimase lassù a scambiarsi le strofe con Bach su Hair of the Dog. A chiudere la nottata arrivò una Whiplash traballante con James Hetfield e Kirk Hammett alle chitarre, al termine della quale Rose si tuffò sul pubblico. Due anni più tardi quei due cantanti sarebbero diventati il simbolo della rottura più chiacchierata del decennio. Quella notte, invece, stavano sullo stesso palco, ubriachi e contenti, a fare confusione insieme.
Si conoscevano dal 1987, da quando i Metallica si erano trasferiti a Los Angeles per cinque mesi a registrare …And Justice for All mentre Appetite for Destruction risaliva lentamente le classifiche. Avevano legato nel modo in cui legano i musicisti quando nessuno ha ancora troppo da perdere. Fra Hetfield e Rose, però, i caratteri non hanno mai combaciato. Il primo veniva da Downey, con una identità costruita sul mestiere e sulla disciplina. Considerava il palco un debito verso chi aveva pagato il biglietto. Il secondo veniva da Lafayette, Indiana, e dell’imprevedibilità aveva fatto una lingua espressiva, con una teatralità che nel campo dei Metallica restava difficile da decifrare. Finché si trattava di bere insieme, la distanza restava un dettaglio di colore. Divenne un problema quando le due band si trovarono a condividere un calendario.
L’idea nacque da Lars Ulrich, che immaginava un pacchetto storico sul modello delle grandi doppiette degli anni Sessanta. I numeri gli davano ragione: il Black Album e i due Use Your Illusion erano usciti a un mese di distanza nel 1991, portando le due band in cima ai loro mondi. Nei primissimi giorni del 1992 i manager si sedettero al ristorante Le Dome di Los Angeles per definire l’accordo. I Guns chiesero di chiudere ogni sera e i Metallica accettarono volentieri, perché l’ultimo slot portava con sé anche l’obbligo di aspettare. Nessun altro punto creò attriti, con set di uguale durata per entrambi e una divisione degli incassi a metà, su proiezioni comprese fra uno e un milione e ottocentomila dollari a serata. Il 12 maggio Ulrich e Slash ufficializzarono il tour in conferenza stampa a Hollywood. Sui manifesti campeggiava una riga che suonava come una promessa e si sarebbe rivelata una profezia rovesciata: “They Said It Would Never Happen”, dicevano che non sarebbe mai successo.
Il primo a tirarsi indietro fu proprio chi avrebbe potuto rendere quel cartellone ancora più imponente. Lo slot di apertura venne offerto ai Nirvana, che arrivavano dal successo di Nevermind, un disco che Rose ammirava apertamente. La telefonata toccò a Kirk Hammett, amico di Kurt Cobain fin dai tempi di Bleach. La risposta fu un no lungo e argomentato. Cobain si dilungò sul mondo che i Guns incarnavano ai suoi occhi, senza trovarci niente di condivisibile. Hammett tentò allora la via pratica, spiegandogli che nessuno gli chiedeva di sposare il mondo dei Guns: gli bastava suonare con i Nirvana, fare il proprio set e andarsene, senza alcun obbligo verso il resto del cartellone. Tutto questo non smosse Cobain. Il rifiuto riguardava soltanto i Guns, perché con i Metallica il cantante dei Nirvana non aveva alcun problema. Invitato a un loro concerto a Seattle durante il tour del Black Album, aveva chiesto se in scaletta ci sarebbe stata Whiplash. Era la sua preferita, il pezzo che due anni prima aveva chiuso la notte del Palladium con Hetfield, Hammett e Rose sullo stesso palco. Lo slot rimasto libero andò ai Faith No More, che avrebbero passato l’estate a punzecchiare Rose attraverso la stampa fino al licenziamento.
Dal 17 luglio i due cantanti si ritrovarono a occupare gli stadi del Nordamerica per due mesi e mezzo, senza mai dividere davvero una serata. Bastava guardare il backstage: Slash e McKagan frequentavano volentieri i camerini dei Metallica, bevevano con loro, salivano a suonare con gli amici di passaggio. Rose si muoveva invece in un perimetro separato, con due assistenti e con la sensitiva personale Sharon Maynard, che nel giro della band chiamavano Yoda e che compare fra i ringraziamenti di Use Your Illusion. I Metallica salivano all’orario stabilito e scendevano dopo due ore abbondanti, dopodiché il pubblico restava fermo per tutto il tempo necessario a smontare un impianto e montarne un altro, con attese che in diverse date superarono le due ore. Hetfield, che di quel mestiere aveva una idea quasi sindacale, osservava la scena dal proprio camerino spartano e ne trasse le conclusioni che si porta dietro da oltre trent’anni.
Quel giudizio non restò dietro le quinte. Le telecamere che seguivano i Metallica per il documentario uscito a novembre di quell’anno lo ripresero mentre leggeva ad alta voce le richieste di camerino dei Guns, prendendole in giro riga per riga. Quel filmato finì in commercio poche settimane dopo la fine del tour, trasformando una battuta da backstage in un documento pubblico. Le prese in giro erano peraltro uno sport di casa fra i Metallica, che da anni usavano il sarcasmo verso l’hard rock di Los Angeles come segno di appartenenza. Nelle interviste la mano fu ancora più pesante. Hetfield liquidò Rose come un carattere viziato, aggiungendo che uno psichiatra ci avrebbe trovato parecchio materiale. Hammett, dal canto suo, ha descritto in seguito settimane logoranti: sera dopo sera nessuno nel giro sapeva se Rose avrebbe cantato, con quanto ritardo sarebbe salito sul palco, se lo show sarebbe saltato all’ultimo momento. Dall’altra parte del backstage la lettura era diversa. Matt Sorum, che quelle sere le passava dietro i tamburi dei Guns, anni dopo ha sostenuto che la competizione vera correva fra Rose e Ulrich, due leader che puntavano allo stesso traguardo e faticavano a condividerlo. Letta così, l’antipatia fra i due cantanti diventa il sintomo di una gara che nessuno dei due gruppi aveva voglia di dichiarare.
Le condizioni di Rose, intanto, allungavano proprio le attese che Hetfield non sopportava. Il 21 luglio, al Silverdome di Pontiac, il cantante dei Guns vomitò sul palco e uscì di scena, salvo tornare mezz’ora dopo per scusarsi con il pubblico e rifare da capo il brano che riteneva malriuscito. Otto giorni dopo, ai Giants Stadium, un accendino lanciato dal pubblico lo colpì all’inguine e il set si chiuse in anticipo. Il giorno seguente i medici gli diagnosticarono un danno alle corde vocali e gli imposero una settimana di silenzio, con tre date rinviate. Slash arrivò a Montreal avvertendo la stampa locale che il collega aveva un buco in una corda vocale, con la promessa che lo show si sarebbe fatto comunque.
L’8 agosto 1992, allo Stadio Olimpico di Montreal, la crew dei Metallica aveva aumentato il numero delle cariche di polvere di alluminio e le aveva sistemate anche sul fronte del palco, senza chiarire alla band che quelle nuove postazioni si aggiungevano a quelle già previste sulle ali. Dopo una dozzina di brani, con Hammett impegnato nell’assolo introduttivo di Fade to Black, Hetfield si portò in avanti e poi di nuovo indietro, fermandosi sopra una delle nuove postazioni. L’addetto ai fuochi non si accorse dello spostamento e fece partire la carica, che si aprì sotto di lui in una colonna di fiamme alta quasi quattro metri. Le ustioni erano di secondo grado profondo sul dorso della mano sinistra e di secondo e terzo grado sulle braccia. In ospedale gli tagliarono di dosso quello che restava dei vestiti e gli segarono l’anello dal dito gonfio. Toccò a Ulrich tornare davanti al pubblico per spiegare che lo show finiva lì.
Quello che successe nelle due ore successive è il cuore del rapporto fra i due uomini. Dentro lo stadio esaurito restavano oltre cinquantamila persone, con un cantante in ospedale e una band che doveva ancora salire sul palco. Era l’occasione che Hetfield avrebbe rimpianto per anni: bastava anticipare l’ingresso, dire due parole sul collega ferito e regalare a quella gente una serata da ricordare. I Guns rifiutarono di anticipare l’orario, salirono con il consueto ritardo, eseguirono nove brani, poi il loro cantante abbandonò lamentando problemi di impianto. Non era un capriccio isolato: i guasti all’audio accompagnavano quel tour fin dalla prima data di Washington e quella sera Rose cantava con le corde vocali ancora malridotte. Comunque lo si guardi, quello stadio rimase a metà, con l’annuncio dal microfono che sarebbe stato il loro ultimo concerto per parecchio tempo. Chi era in platea ricorda un uomo che si spegneva canzone dopo canzone, seduto sulla pedana della batteria a mimare le parole di Bad Obsession, con lunghe pause coperte da Slash che improvvisava per tenere insieme la serata. Il resto è cronaca nera: chioschi rovesciati, vetrine in frantumi, un’auto della polizia ribaltata, danni stimati in quattrocentomila dollari. Mentre la città bruciava, Ulrich, Hammett e Newsted restarono chiusi nel backstage per ragioni di sicurezza e uscirono in strada soltanto alle quattro e mezza del mattino, senza essere riusciti a raggiungere Hetfield in ospedale.
Diciassette giorni dopo, a Phoenix, Hetfield era di nuovo sul palco nel ruolo di solo cantante, con la mano ancora fasciata e John Marshall a suonare la chitarra ritmica. Il tour proseguì fino a ottobre in un clima che nessuno dei due gruppi ha mai descritto come sereno, con una eccezione significativa: Slash ha ammesso di essersi vergognato al punto di non riuscire a guardare in faccia i Metallica per il resto delle date. Rose quell’estate si portava dietro una voce che lo tradiva da settimane e le accuse pendenti a St. Louis per la rivolta dell’anno prima, con l’obbligo di presentarsi davanti ai giudici del Missouri. Da lui, però, non arrivò nulla. Nessuna parola pubblica sulle ustioni del collega, nessun messaggio privato che Hetfield abbia mai raccontato di avere ricevuto, nemmeno quando il tour riprese e le due band tornarono a condividere lo stesso backstage per un altro mese e mezzo.
A pesare, insomma, non fu l’incidente. Fu il silenzio che lo seguì. Hetfield è tornato più volte sulla faccenda e ogni volta ha spostato l’accento dalle proprie bruciature al pubblico. Rose, ha spiegato, quella sera avrebbe potuto conquistare uno stadio intero andando avanti a suonare. Prese la direzione opposta. A farne le spese furono migliaia di persone. Le schermaglie successive arrivarono a distanza, in forma di battute. Interrogato una volta sui cartoni animati, Rose indicò come propri preferiti i Metallica e Slash, uscita che viene citata da anni senza che se ne conoscano con esattezza la sede e il momento. Hetfield rispose che i Guns erano un altro tipo di band, usando la parola in senso lato, perché a quel punto si trattava di un tizio più altri tizi, riferimento all’uscita di Slash e McKagan dalla formazione. Da lì in avanti ci hanno messo del loro gli appassionati, attribuendo a Rose il ritratto di King Nothing, pubblicata su Load nel 1996, ipotesi che il suo autore ha smontato di recente descrivendo il pezzo come una risposta ideale a Enter Sandman. Nel 2013 Hetfield ha chiuso la questione con una sintesi che non lascia molto spazio: i Guns rappresentavano tutto quello che ai Metallica non piaceva.
Rose, dal canto suo, su quella notte non è quasi mai tornato in pubblico. L’unico affondo arrivò nel 2017, quando i Guns suonarono di nuovo a Montreal e il cantante scherzò dal palco dicendo che ormai avevano imparato a non mettere lui e quel pubblico dentro uno stadio. Fra i due cantanti, nel frattempo, non risultano occasioni di confronto: nessun tour condiviso, nessun chiarimento, nemmeno una fotografia insieme, con i Guns dispersi in una lunga traversata e i Metallica impegnati a costruire il proprio impero. Il rapporto è rimasto fermo dove si era interrotto.
Dentro i Metallica, però, la linea non è mai stata unica. Già nel 2002, davanti all’ennesima ondata di sarcasmo sul ritorno di Rose, Ulrich rifiutò di partecipare al coro e ammise di avere sempre avuto un debole per lui, mentre Hetfield ridacchiava in sottofondo. Quella risata è forse il documento più onesto dell’intera vicenda: il rancore era reale, la stima musicale lo era altrettanto.
A riavvicinarli hanno pensato i cartelloni degli altri. Nell’ottobre 2023 le due band si sono ritrovate sullo stesso cartellone al Power Trip di Indio, i Guns la prima sera e i Metallica l’ultima, senza il minimo strascico polemico. Il 5 luglio 2025, a Villa Park, entrambe hanno suonato all’addio dei Black Sabbath davanti a oltre quarantamila persone, i Metallica con sei canzoni e i Guns con un omaggio compatto di quattro brani del repertorio di Birmingham. Nel backstage, in mezzo a un traffico di camerini, furgoni e facce note, Rose e Hetfield si sono fermati a parlare. La fotografia dei due uno di fronte all’altro è uscita dall’account ufficiale del cantante dei Guns, il che dice qualcosa su chi avesse voglia di chiudere il cerchio. Trentacinque anni dopo la notte del Palladium, i due frontman sono tornati a condividere un backstage senza che nessuno finisse in ospedale.
Per capire come si arrivi a una notte come quella di Montreal, il racconto più utile non viene da nessuno dei due protagonisti. Viene dall’uomo che stava in mezzo, con un piede in ciascuno dei due campi: Slash frequentava i camerini dei Metallica, copriva il proprio cantante davanti alla stampa e ha poi ammesso la vergogna provata per come andò a finire. Slash, l’autobiografia firmata con Anthony Bozza nel 2007 e arrivata in Italia per Edizioni BD, resta il resoconto più schietto di quella estate, dai conti bruciati fra straordinari e feste alle ore passate ad aspettare che qualcuno si decidesse a salire sul palco. Letto oggi, spiega anche perché a Villa Park, fra Rose e Hetfield, siano bastati pochi minuti di conversazione.
Crediti immagini
Axl Rose: Carlos Varela from São Paulo, Brazil, CC BY 2.0
https://creativecommons.org/licenses/by/2.0, via Wikimedia Commons
James Hetfield: Kreepin Deth, CC BY-SA 4.0
https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

