I Thin Lizzy e la notte infuocata del 1983 al Regal Theatre (VIDEO)

I Thin Lizzy sul palco nel 1983, in bianco e neroSe chiudete gli occhi, potete quasi sentire l’odore di cuoio grezzo e di circuiti elettrici surriscaldati. Lontani dal Wembley Stadium e dalle mura gloriose dell’Hammersmith Odeon, siamo in un teatro di provincia che oggi non esiste più, il Regal Theatre di Hitchin, nell’Hertfordshire, la sera del 26 gennaio 1983: un luogo che sembra troppo piccolo per contenere la storia che tra poco leggerete.

Quello di cui parliamo oggi, ben più di un concerto qualsiasi, è il documento visivo e sonoro definitivo di una band che sta morendo mentre esplode, una band che ha deciso di andarsene facendo quanto più volume possibile. Stiamo parlando di Thin Lizzy Live at Regal Theatre. Quando premete play su questo video, disponibile su YouTube grazie alla memoria storica dei fan, dimenticatevi le produzioni patinate odierne. Quello che vi terrà incollati allo schermo per quasi un’ora è la crudezza della realtà. Niente palco chilometrico, niente fuochi d’artificio a distrarvi: c’è solo la musica, suonata con un’intensità che raramente si vede in televisione.

Per capire perché questo show è così magnetico, dobbiamo guardare il contesto. Più che una tappa di routine nel periodo di Thunder and Lightning, era una registrazione speciale per il programma della BBC Sight and Sound in Concert, distribuito poi nel marzo del 1983 anche dai servizi di trascrizione dell’emittente. Cosa significa questo per lo spettatore? Significa che la band è nuda. Le luci sono quelle fisse, impietose, da studio televisivo. Illuminano tutto: le gocce di sudore, le espressioni di fatica, gli strumenti segnati da anni in giro. Non ci sono zone d’ombra dove nascondersi.

L’atmosfera è strana, quasi surreale. Il pubblico nelle prime file sembra intimidito dalla presenza delle ingombranti telecamere dell’epoca. Questo costringe la band a lavorare il doppio. Phil Lynott e soci non possono contare sull’energia di una folla oceanica: devono generarla loro, metro per metro, nota per nota. Ci riescono, creando una tensione sconcertante che buca lo schermo anche a quarant’anni di distanza.

Musicalmente, questo concerto è il punto di collisione tra due ere geologiche della formazione. Se ascoltate con attenzione, sentirete il suono di una band che sta deflagrando, altro che spegnersi dolcemente. Nel 1983 i Thin Lizzy erano divisi in due fazioni distinte e questa frizione è il motore nascosto di tutto lo show. Da una parte c’è la vecchia guardia: Scott Gorham alla chitarra e Brian Downey alla batteria. Loro sono l’anima classica della band, quelli che forse vorrebbero chiudere questa lunga avventura con dignità e classe. Alle tastiere c’è Darren Wharton, il più giovane del gruppo. Dall’altra parte c’è l’elemento del caos e del cambio di paradigma: John Sykes.

Il giovane chitarrista, che l’anno dopo entrerà nei Whitesnake e scriverà la storia con loro, è l’intruso dorato che cambia le carte in tavola. Sykes non vuole suonare controllato: vuole suonare heavy metal. Il suo suono è tagliente, distorto, massiccio. È il suono che definirà gli anni Ottanta. Lui lo sta portando sul palco già adesso. Questa divisione interna crea una tensione nervosa palpabile. I brani storici vengono eseguiti a velocità accelerata, quasi isterica. È come se Sykes stesse spingendo l’acceleratore e gli altri fossero costretti a corrergli dietro per non deragliare. Il risultato? Versioni di Jailbreak, che apre il set, o di The Boys Are Back in Town che non avete mai sentito così aggressive, accanto ai brani nuovi come This Is the One, Cold Sweat e Holy War. È un combattimento tra chitarre, una guerra santa musicale che rende ogni passaggio imprevedibile e immortale.

Il vero motivo per cui non riuscirete a distogliere lo sguardo, però, è lui: Phil Lynott. Guardarlo in questo documento prezioso è un’esperienza agrodolce che colpisce forte al cuore, quasi dolorosa per chi conosce la sua storia. Siamo a meno di tre anni dalla sua tragica scomparsa, avvenuta il 4 gennaio 1986, e i segni del declino fisico sono lì, impossibili da ignorare. Il suo volto è spesso coperto da un velo di sudore chimico, ben oltre la normale fatica da palcoscenico. I suoi occhi, talvolta, sembrano cercare un punto lontano, persi in un mondo segreto che solo lui può vedere, velati dall’uso costante di droghe e alcol che stava minando il suo corpo.

Eppure, quando si avvicina al microfono, Phil Lynott diventa intoccabile, un vero e proprio oracolo. La sua voce non trema. È potente, calda, carismatica, assolutamente perfetta. Il suo Fender Precision pulsa come un cuore impazzito, incastrandosi alla perfezione con la ritmica di Downey.

C’è un momento preciso che riassume tutto: l’esecuzione di The Sun Goes Down. È un brano lento, oscuro, quasi profetico. Lynott lo canta con una profondità che fa venire i brividi e le lacrime agli occhi. Quel passaggio rivela un uomo che sta dicendo addio al suo amato pubblico, consapevole che il sole sta davvero tramontando sulla sua carriera e, forse, sulla sua vita. È un momento di verità assoluta in un mondo musicale spesso fatto di plastica a buon mercato.

Perché dovreste investire un’ora del vostro tempo per guardare il Live at Regal Theatre? Perché è un momento di energia autentica, in un passaggio storico come quello attuale in cui di energia genuina ce n’è ben poca. Il suono che esce da questo live è quanto di più heavy i Thin Lizzy abbiano mai prodotto. È il ponte perfetto tra l’hard rock melodico e bluesy degli anni Settanta e l’heavy metal che avrebbe dominato le classifiche di lì a poco.

Si tratta di un documento umano. Lontano da un video promozionale dove tutti sorridono e tutto è perfetto, è la testimonianza di cinque musicisti che, nonostante i demoni personali, le tensioni interne e la consapevolezza della fine imminente, salgono su un palco di provincia e suonano come se non ci fosse un domani. Guardare John Sykes che aggredisce la sua Les Paul nera, vedere Scott Gorham che cerca di mantenere ordine con i suoi passaggi melodici e osservare Phil Lynott che brucia le sue ultime energie con una classe infinita è uno spettacolo fortemente emotivo e ipnotico.

Questo concerto vi lascerà con una sensazione strana: la voglia di alzare il volume al massimo e, contemporaneamente, un senso di malinconia, quasi un nodo in gola, per quello che sarebbe potuto essere e non è stato. Se volete capire cosa significa dare tutto sul palco, premete play a fine articolo. I Thin Lizzy al Regal Theatre stavano combattendo per l’immortalità e, a giudicare dal fatto che ne stiamo parlando ancora oggi, hanno vinto loro.

Fonti: Discogs.

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