Vince Neil senza i Mötley Crüe: i segreti nella registrazione di Exposed

Copertina dell’album Exposed di Vince NeilFebbraio 1992 segna una frattura insanabile nella storia dell’hard rock californiano. Il 10 febbraio i Mötley Crüe convocano una riunione che si chiude con l’uscita di scena del loro biondo frontman. Quattro giorni dopo un comunicato spiega che per Vince Neil le corse automobilistiche erano diventate una priorità. Lui racconta un’altra storia. Per Vince fu uno shock totale, arrivato due giorni dopo il suo compleanno: ognuno aveva un quarto dei voti e gli altri tre si espressero per mandarlo via. Più tardi raccontò che la band voleva spostarsi verso il blues, una direzione che a lui non piaceva affatto, perché i Mötley Crüe erano una band rock e lui non era un cantante blues. Resta un dato di fatto: un cantante abituato a dominare le arene di mezzo mondo si ritrova improvvisamente solo, con un’identità artistica da ricostruire da zero, proprio mentre le chitarre di Seattle iniziano a monopolizzare MTV.

Vince firma con la Warner Bros. Non vuole restare alla Elektra, la stessa etichetta dei vecchi compagni, che tra l’altro non gli offre quanto chiede. Il primo assaggio arriva già nell’estate del 1992: You’re Invited (But Your Friend Can’t Come), scritta con Jack Blades e Tommy Shaw dei Damn Yankees per la colonna sonora del film Encino Man. Per il disco vero e proprio serve una dichiarazione di intenti feroce, la prova che quella voce può reggersi da sola.

La vera intuizione risiede nella scelta del chitarrista. Reclutare Steve Stevens, il braccio destro di Billy Idol, significa portare in un hard rock di matrice stradaiola un musicista capace di spaziare ovunque. Vince lo spiegava proprio così all’uscita del disco: rock and roll diretto, con dentro altre cose, perfino un tocco di classica, perché con Steve si poteva fare tutto. Stevens, dal canto suo, ripeteva che la chitarra non era una gara di ginnastica e che il pubblico si era stancato dei virtuosi tutta tecnica degli anni Ottanta, un mondo a cui lui non aveva mai sentito di appartenere. In studio suona le chitarre e buona parte delle linee di basso. Completano la formazione Robbie Crane al basso, Vik Foxx alla batteria e Dave Marshall alla chitarra ritmica.

Alla produzione c’è Ron Nevison, il veterano che aveva lavorato a Quadrophenia degli Who e ai grandi dischi degli Heart. Per Stevens è uno dei motivi per accettare. Le sessioni si svolgono nel 1992 tra il Record Plant di Hollywood e i Rumbo Recorders di Canoga Park. Il missaggio è affidato a Chris Lord-Alge e tra i cori spunta perfino Timothy B. Schmit degli Eagles. Accanto a Stevens firma diversi pezzi Phil Soussan, il bassista che aveva suonato con Ozzy Osbourne.

Soffermarsi sulla tracklist significa immergersi in un braccio di ferro costante tra l’anima sleaze delle melodie e la tecnica del chitarrista. Sister of Pain, firmata ancora con Blades e Shaw, apre con un riff granitico che ricorda le origini losangeline del cantante. You’re Invited (But Your Friend Can’t Come) rientra nel disco come ponte verso il nuovo corso. The Edge, scritta con Stevens e Soussan, è il pezzo in cui l’impronta del chitarrista prende il sopravvento e spinge la voce verso registri estremi.

Il 27 aprile 1993 Exposed arriva nei negozi e sale al tredicesimo posto della classifica americana. Considerato il clima ostile verso tutto ciò che ricordava l’estetica del decennio precedente, è un risultato rispettabile, anche se lontano dai numeri dei Mötley Crüe prima del grunge. In più, Vince ottiene un posto da gruppo d’apertura nel tour dei Van Halen di quell’anno. Dei vecchi compagni, diceva allora, non gli importava più nulla.

L’idillio, tuttavia, ha vita breve. Stevens ha raccontato che le sei settimane con i Van Halen furono un periodo fantastico, vissuto però dentro una bolla mentre fuori esplodeva il grunge. I Van Halen erano immuni a tutto questo. Finito il tour, la band di Vince si ritrova a suonare nei club e in locali sempre più piccoli. È allora che Stevens decide di tornare alle sue radici con un disco di flamenco, perché non capisce più dove stia andando il rock. La formazione perde così la sua colonna portante.

Il clamore sollevato da questa pubblicazione è destinato a spegnersi in fretta, inghiottito dal music business di metà decennio. Il secondo album, Carved in Stone, nel 1995 si fermerà al centotrentanovesimo posto. Rimane la curiosità su cosa sarebbe successo se quella formazione avesse resistito. Intanto, alla Elektra, i Mötley Crüe preparano con John Corabi l’album omonimo del 1994. Questa, però, è un’altra storia, che racconteremo in un prossimo capitolo.

Fonti: Ultimate Classic Rock; Rock Celebrities (intervista di Steve Stevens a The SDR Show); intervista a Vince Neil e Steve Stevens del 1993 (YouTube); Musicalphabet; Discogs.

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