Pantera: Il Patto d’Onore. Charlie Benante e la Promessa Fatta a Vinnie Paul

Foto: Stefan Brending – Licenza CC BY-SA 3.0 de

C’è sempre uno strano silenzio che segue la fine di una grande storia. È un silenzio pesante, quasi tangibile. Per anni, dopo la tragica scomparsa di Vinnie Paul Abbott, un vuoto ha avvolto il nome Pantera e tutto il drumming mondiale. I componenti di questa band erano una forza della natura, un suono viscerale ancorato a due pilastri: la chitarra di Dimebag Darrell e la batteria di suo fratello, Vinnie.

Vinnie Paul era molto di più di un batterista: era il Texas Groove, il cemento armato su cui poggiavano le fondamenta di brani iconici come Walk o Domination. Il suo stile, un misto inimitabile di potenza micidiale e precisione chirurgica, rappresentava il motore ritmico della formazione americana. Quando Vinnie ci ha lasciato, nel 2018, l’idea che quel motore potesse essere in futuro riacceso sembrava non solo improbabile, ma per molti fan, quasi un sacrilegioEppure, quella musica chiedeva di essere suonata ancora. Quell’eredità esigeva una celebrazioneQuando le voci di un ritorno dei Pantera hanno iniziato a circolare, la domanda che ha paralizzato il mondo del metal non era se avrebbero suonato vicino a casa ma chi, chi avrebbe osato sedersi su quello sgabello? Chi avrebbe posseduto la tecnica, il coraggio, ma soprattutto il diritto morale di occupare il posto lasciato vuoto da un gigante come Vinnie Paul?

La risposta non è giunta tramite un comunicato stampa o un’audizione programmata. È arrivata attraverso il suono di un apparecchio telefonico. Il nome emerso non era quello di un mercenario o di un giovane talento, ma quello di un amico, un fratello, di quelli veri.

Il nome era Charlie Benante.

La scelta di Benante, batterista dei leggendari Anthrax, trova le sue radici molto lontano, precisamente nel 1985.

Mentre i Pantera stavano ancora lavorando sulla loro identità in Texas e gli Anthrax definivano il thrash metal a New York, i loro percorsi si incrociarono. Charlie Benante e i fratelli Abbott strinsero un legame immediato, una connessione nata dal rispetto reciproco per la musica e per l’innovazione.

Parlavano lo stesso linguaggio, si scambiavano idee, cassette e persino passaggi ritmici. Conferma lo stesso Benante che Vinnie Paul, con l’umiltà che solo i grandi possiedono, gli confessò di aver preso in prestito alcuni suoi pattern di batteria per includerli in brani dei Pantera.

Questo rapporto rappresenta uno scambio alla pari tra due innovatori che stavano ridefinendo le regole del metal. Vinnie ammirava l’approccio tecnico e la velocità di Charlie; Charlie osannava il groove di Vinnie, quella capacità rara di far muovere la testa a un’intera arena attraverso un singolo colpo di cassa. Erano due facce della stessa medaglia d’acciaio.

Questa connessione, lunga quasi quarant’anni, è il vero cuore della storia.

Quando Phil Anselmo e Rex Brown hanno preso la decisione di riportare quella avventura sul palco, la lista dei candidati per la batteria era, in realtà, già composta da un solo nome.

Come ha raccontato Benante, fu Phil a chiamarlo. Il punto non era: “Vuoi suonare con noi?”. La domanda era più profonda, carica di tutto il peso emotivo che solo chi era dentro quel cerchio poteva capire.

La risposta di Charlie fu immediata: “Sì”.

Quel “Sì”, però, non era motivato dalla carriera o dal prestigio. Come Benante ha messo in chiaro fin dal primo istante, la sua motivazione era una sola: l’onore.

Charlie aveva capito che quella non era una reunion. Non era un tentativo di sostituire l’insostituibile. Era un dovere verso la memoria dei suoi amici. Sentiva profondamente che, se questa celebrazione doveva accadere, doveva essere portata nel modo giusto, con il massimo rispetto per l’eredità degli Abbott. Aveva la convinzione ferrea di essere l’uomo che Vinnie avrebbe voluto lì.

Con questa missione non accettava un ingaggio ma abbracciava la memoria di un amico e uno tra i migliori drummers di sempre in ambito metal.

Una volta accettata la richiesta di Phil, è iniziata la vera sfida. Per Charlie Benante, un maestro dell’arte percussiva con uno stile iconico, il compito non era suonare i Pantera, ma diventare il suono, una sorta di tatuaggio sonoro di Vinnie Paul.

Charlie si è immerso psicologicamente ed emotivamente in uno studio meticoloso, quasi forense, nel modo di suonare di Vinnie. Si trattava di capire perché Vinnie inseriva quel colpo di cassa in quel modo, perché quel fill aveva quel tipo di swing. Si trattava di catturare l’essenza, non solo la posizione corretta e precisa dei colpi.

L’obiettivo di Charlie era chiaro: voleva che chiunque, chiudendo gli occhi durante lo show, sentisse Vinnie attraverso di lui.

Il banco di prova più importante è stato, oltre il pubblico, soprattutto la crew storica dei Pantera. Quegli uomini fedeli che avevano passato decenni ad ascoltare e assistere Vinnie Paul in ogni singola performance.

Durante le prime sessioni di prova, mentre Benante accennava l’introduzione ritmica di A New Level, i tecnici si guardarono sconcertati. Il verdetto arrivò poco dopo: “Amico, se chiudo gli occhi… è lui. Mi sembra di sentire Vinnie”.

Per Benante, quello fu il momento in cui capì di aver fatto la scelta giusta. Non stava imitando Vinnie; lo stava onorando con tutto sé stesso.

L’immagine odierna di Charlie Benante, seduto dietro quella massiccia batteria sotto lo stendardo dei Pantera, rappresenta assolutamente la chiusura di un cerchio.

Charlie ha portato il suo rispetto, la sua amicizia di una vita e la sua immensa abilità al servizio di qualcosa di più grande: la musica di Vinnie e Dimebag. Lo fa con un’umiltà rara nel mondo del metal, senza cercare i riflettori per sé, ma puntandoli verso il cielo, verso i suoi amici scomparsi.

La scelta di Charlie Benante è stata una decisione emotiva, divina, forse l’unica possibile. Anselmo e Brown hanno scelto l’uomo che, più di ogni altro, capiva che quel trono non andava conquistato, ma solo protetto e onorato.

Le parole, in fondo, servono a poco di fronte alla musica. La prova definitiva che questa missione è stata compiuta con successo non si trova nelle interviste, ma sul palco.

Proprio per questo, chi desiderasse cogliere la portata del suo lavoro, l’invito è di andare oltre questo racconto e immergersi in un concerto video specifico: Pantera – Live at Resurrection Fest 2023 (Spain).

Al di là dei dibattiti, delle inutili polemiche e dei preconcetti, premete play a fine articolo. Quello che vedrete e ascolterete è un concerto speciale, girato e registrato in modo impeccabile. Ascoltate l’attacco, la precisione e, soprattutto, il groove che Benante infonde in ogni singolo colpo. È lì, in quella performance, che si vede un maestro che omaggia un altro maestro, permettendo a quella musica immortale di tornare a darci forza e resilienza.

Buona immersione

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