Pantera: il patto d’onore. Charlie Benante e la promessa fatta a Vinnie Paul
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C’è sempre uno strano silenzio che segue la fine di una grande storia. È un silenzio pesante, quasi tangibile. Per anni, dopo la tragica scomparsa di Vinnie Paul Abbott, un vuoto ha avvolto il nome dei Pantera e tutto il drumming mondiale. Questa band era una forza della natura, un suono viscerale ancorato a due pilastri: la chitarra di Dimebag Darrell e la batteria di suo fratello Vinnie. Vinnie Paul era molto di più di un batterista: era il Texas groove, il cemento armato su cui poggiavano le fondamenta di brani iconici come Walk o Domination. Il suo stile, un misto inimitabile di potenza micidiale e precisione chirurgica, rappresentava il motore ritmico della formazione americana.
Quando Vinnie ci ha lasciato, nel 2018, l’idea che quel motore potesse un giorno essere riacceso sembrava improbabile e, per molti fan, quasi un sacrilegio. Eppure quella musica chiedeva di essere suonata ancora. Quell’eredità esigeva una celebrazione. Quando le voci di un ritorno dei Pantera hanno iniziato a circolare, la domanda che ha paralizzato il mondo del metal era una sola: chi avrebbe osato sedersi su quello sgabello? Chi avrebbe posseduto la tecnica, il coraggio e soprattutto il diritto morale di occupare il posto lasciato vuoto da un gigante come Vinnie Paul?
La risposta è giunta attraverso il suono di un apparecchio telefonico, più che tramite un comunicato stampa o un’audizione programmata. Il nome emerso, lontano da quello di un mercenario o di un giovane talento, era quello di un amico, un fratello di quelli veri: Charlie Benante. La scelta di Benante, batterista dei leggendari Anthrax, trova le sue radici molto lontano, a metà degli anni Ottanta.
Mentre i Pantera stavano ancora lavorando sulla loro identità in Texas e gli Anthrax definivano il thrash metal a New York, i loro percorsi si incrociarono. Charlie Benante e i fratelli Abbott strinsero un legame immediato, una connessione nata dal rispetto reciproco per la musica e per l’innovazione. Parlavano lo stesso linguaggio, si scambiavano idee, cassette e persino passaggi ritmici. Conferma lo stesso Benante che Vinnie Paul, con l’umiltà che solo i grandi possiedono, gli confessò più volte di aver preso in prestito alcuni suoi pattern di batteria per includerli in brani dei Pantera. Una volta gli disse di aver preso un’idea da un passaggio di Spreading the Disease degli Anthrax.
Questo rapporto rappresenta uno scambio alla pari tra due innovatori che stavano ridefinendo le regole del metal. Vinnie ammirava l’approccio tecnico e la velocità di Charlie. Charlie osannava il groove di Vinnie, quella capacità rara di far muovere la testa a un’intera arena con un singolo colpo di cassa. Erano due facce della stessa medaglia d’acciaio. Questa connessione, lunga quasi quarant’anni, è il vero cuore della storia.
Quando Phil Anselmo e Rex Brown hanno deciso di riportare quell’avventura sul palco, la lista dei candidati per la batteria era, in realtà, già composta da un solo nome. Come ha raccontato Benante, fu Phil a chiamarlo, chiedendogli semplicemente se gli andava di farlo. Era una domanda carica di tutto il peso emotivo che solo chi era dentro quel cerchio poteva capire. La risposta di Charlie fu immediata: sì. Quel sì, però, era motivato da tutt’altro che dalla carriera o dal prestigio. Come Benante ha messo in chiaro fin dal primo istante, la sua motivazione era una sola: l’onore.
Charlie aveva capito che, senza Vinnie e Dimebag, una vera reunion era impossibile. Lontano dal tentativo di sostituire l’insostituibile, quello era un dovere verso la memoria dei suoi amici. Sentiva profondamente che, se questa celebrazione doveva accadere, andava portata avanti nel modo giusto, con il massimo rispetto per l’eredità degli Abbott. Aveva la convinzione ferrea di essere l’uomo che Vinnie avrebbe voluto lì. Con questa missione, più che accettare un ingaggio, abbracciava la memoria di un amico e di uno dei migliori batteristi metal di sempre.
Una volta accettata la richiesta di Phil, è iniziata la vera sfida. Per Charlie Benante, maestro dell’arte percussiva con uno stile iconico, il compito andava oltre il suonare i Pantera: doveva diventarne il suono, una sorta di tatuaggio sonoro di Vinnie Paul. Charlie si è immerso psicologicamente ed emotivamente in uno studio meticoloso, quasi forense, del modo di suonare di Vinnie, imparando quattro brani alla settimana. Il collega Thomas Lang gli consigliò di semplificare, evitando di riempire le parti più del necessario. Si trattava di capire perché Vinnie inseriva quel colpo di cassa in quel modo, perché quel fill aveva quel tipo di swing. Si trattava di catturarne l’essenza, oltre alla posizione corretta e precisa dei colpi. L’obiettivo di Charlie era chiaro: voleva che chiunque, chiudendo gli occhi durante lo show, sentisse Vinnie attraverso di lui.
Il banco di prova più importante sono state le prove a New Orleans, davanti a chi Vinnie lo conosceva meglio di chiunque altro. Fu proprio Rex Brown, lì, a dargli il verdetto che aspettava: quando chiudeva gli occhi, gli sembrava che lassù ci fosse Vinnie. Per Benante quello fu il momento in cui capì di aver fatto la scelta giusta. Lontano dall’imitare Vinnie, lo stava onorando con tutto se stesso. Il debutto davanti al pubblico arrivò nel dicembre 2022 a Città del Messico.
L’immagine odierna di Charlie Benante, seduto dietro quella massiccia batteria sotto lo stendardo dei Pantera, rappresenta la chiusura di un cerchio. Charlie ha portato il suo rispetto, la sua amicizia di una vita e la sua immensa abilità al servizio di qualcosa di più grande: la musica di Vinnie e Dimebag. Lo fa con un’umiltà rara nel mondo del metal, senza cercare i riflettori per sé, puntandoli invece verso il cielo, verso i suoi amici scomparsi. La scelta di Charlie Benante è stata una decisione emotiva, forse l’unica possibile. Anselmo e Brown hanno scelto l’uomo che, più di ogni altro, capiva che quel trono andava protetto e onorato, prima ancora che conquistato.
Le parole, in fondo, servono a poco di fronte alla musica. La prova definitiva che questa missione è stata compiuta con successo si trova sul palco, più che nelle interviste. Proprio per questo, a chi desidera cogliere la portata del suo lavoro, l’invito è di andare oltre questo racconto e immergersi in un concerto specifico: Pantera, Live at Resurrection Fest 2023, in Spagna. Al di là dei dibattiti, delle inutili polemiche e dei preconcetti, premete play a fine articolo. Quello che vedrete e ascolterete è un concerto speciale, girato e registrato in modo impeccabile. Ascoltate l’attacco, la precisione e soprattutto il groove che Benante infonde in ogni singolo colpo. È lì, in quella performance, che si vede un maestro che omaggia un altro maestro, permettendo a quella musica immortale di tornare a darci forza e resilienza. Buona immersione.