Il tesoro annegato degli Skid Row: la verità sull’archivio di Sebastian Bach
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Lincroft, New Jersey. È il 28 agosto 2011. L’attenzione dei media nazionali è concentrata su New York e sulle grandi aree metropolitane che si preparano all’impatto dell’uragano Irene. È però nell’entroterra, lontano dalle telecamere della CNN, che la situazione idrogeologica sta collassando. La residenza di Sebastian Bach, comprata più di vent’anni prima, all’alba del successo degli Skid Row, sorge in una zona che sulla carta sembrava sicura: un quartiere residenziale tranquillo, verde, tipico del Garden State. Tuttavia la geografia locale nasconde una minaccia che quel giorno diventa fatale.
Vicino alla proprietà si trova il bacino idrico di Swimming River. Le piogge incessanti delle ultime 48 ore hanno saturato il terreno. Il livello dell’acqua sale oltre la soglia di sicurezza e il bacino tracima. La pressione dell’acqua sradica un ponte di cemento nelle vicinanze. La struttura non regge e viene trascinata dalla corrente come un detrito qualsiasi. La dinamica dell’incidente è brutale: il ponte diventa un proiettile che colpisce il garage della casa del cantante. L’impatto scuote l’edificio fino a spostarlo dalle fondamenta. Si aprono vie d’accesso per l’acqua, che invade immediatamente i locali seminterrati. Sebastian Bach non è in casa. Quando tornerà, troverà la proprietà transennata, dichiarata inagibile dalle autorità locali per il rischio di crollo e contaminazione elettrica. Il vero danno, però, non riguarda i muri o il tetto: è tutto nel prezioso seminterrato.
Per capire cosa significhi perdere un archivio nel 2011, bisogna fare una distinzione tecnica fondamentale tra digitale e analogico. Oggi un archivio musicale sta in una tasca, su un hard disk o nel cloud. Nel 1989 l’archivio pesava quintali. Nel seminterrato di Bach erano stoccati diversi scatoloni contenenti nastri di ogni tipo, tra cui alcune bobine da due pollici. Questi supporti sono considerati il Santo Graal della produzione musicale. Lontani dal prodotto finito che compri in negozio, il vinile o il CD, sono materia prima di valore altissimo. Su quelle bobine larghe quanto un palmo di mano, l’ossido magnetico cattura ogni singola frequenza in modo separato. La cassa della batteria su una traccia, il rullante su un’altra, la voce su un’altra ancora. È un formato fisico, delicato, vivo. L’acqua e il fango di Lincroft hanno agito come un acido subdolo su questi materiali che Sebastian aveva preservato con cura e affetto. Una volta che l’acqua penetra tra le spire di un nastro magnetico, l’ossido si scolla dal supporto plastico. Non esiste un tasto per annullare. Non c’è un tecnico del suono che possa recuperare i dati con certezza. Quei nastri, i master degli Skid Row, sono diventati inutilizzabili.
Il danno più specifico riguarda la memoria visiva e sonora della band. Nel 1990 uscì Oh Say Can You Scream, un documentario diretto da Jean Pellerin. Per i fan dell’epoca, quella videocassetta fu una rivelazione. Durava circa 100 minuti e mostrava la band all’apice del successo mondiale. Un documentario, però, è frutto di una selezione: per ogni minuto che finisce sullo schermo, ce ne sono molti che restano inediti. I master di quel documentario e di altri concerti e materiali video e audio sono andati persi nell’allagamento. Quel girato grezzo, che avrebbe potuto offrire uno sguardo più ampio sulla storia della band di fine anni Ottanta, è stato compromesso irrimediabilmente dall’acqua. La perdita dei master audio multitraccia di quei concerti ha inoltre una conseguenza tecnica pesante. Oggi, quando le band o le etichette ripubblicano vecchi live restaurati, utilizzano tecnologie moderne per ripulire il suono: isolano gli strumenti, eliminano i fruscii, bilanciano i volumi. Per gli Skid Row, molte di queste operazioni basate sugli archivi personali di Bach non saranno più possibili per i materiali andati distrutti. Il suono di quei concerti rimarrà per lo più congelato nel missaggio stereo realizzato all’epoca.
L’acqua può essere spietata. Non fa distinzioni tra arte e oggetti. Oltre alla musica, i locali sotterranei ospitavano una delle collezioni private più invidiate nel mondo del rock: il santuario dei KISS di Sebastian Bach, con pezzi di storia scenografica unici al mondo. Gli elementi più iconici andati perduti sono due gargoyle del Dynasty Tour del 1979. Chi ha visto le foto di quel tour ricorda il palco faraonico, ricco ed eccessivo. Bach era riuscito a comprare i gargoyle originali della scenografia. Erano oggetti ingombranti, fatti di resina, polistirolo e legno dipinto. Dopo l’uragano, questi pezzi unici che avevano visto gli stadi di tutto il mondo sono stati gravemente danneggiati dall’acqua e dal fango.
Ancora più dolorosa per i collezionisti è la fine del flipper dei KISS. Parliamo del modello originale prodotto dalla Bally nel 1979, un oggetto di design vintage spettacolare. L’acqua ha gonfiato la cassa di legno, corrodendo i contatti elettromeccanici e rovinando il vetro dipinto posteriore, il cosiddetto backglass, che è la parte più preziosa per i collezionisti. Un oggetto sopravvissuto a trent’anni di bar e sale giochi è stato annientato in un pomeriggio da dimenticare. Bach lo raccontò su Facebook con un’ironia amara. Da qualche parte sotto quell’acqua c’erano un flipper dei KISS e due gargoyle del Dynasty Tour: se qualcuno li avesse visti galleggiare davanti a casa, erano suoi.
C’è un ultimo aspetto della perdita che tocca la sfera biografica. Sebastian Bach aveva conservato anche molto materiale cartaceo. In un’epoca prima di internet, il successo si misurava in copertine di riviste: Circus, Hit Parader, Kerrang!, Metal Hammer. Ogni volta che il suo volto appariva in edicola, lui ne conservava una copia. Aveva creato una libreria che documentava cronologicamente l’ascesa della band. Lì si trovavano le prime recensioni timide e scettiche, l’esplosione della popolarità, gli scandali, le polemiche. Era la storia degli Skid Row vista attraverso gli occhi del mondo. La carta, impregnata d’acqua e fango, si è fusa in blocchi unici. L’inchiostro si è sciolto. Quella rassegna stampa fisica, che avrebbe potuto servire da base per biografie o mostre, è diventata poltiglia di cellulosa informe.
Nei giorni successivi Bach si disse intontito, sotto shock e devastato. Decise allora di voltare pagina trasferendosi a Los Angeles. La casa, rimessa in vendita nel 2012, fu ceduta soltanto nel 2016 per 272.500 dollari, circa 85.000 in meno di quanto l’aveva pagata un quarto di secolo prima. Per lui, disse, il New Jersey erano gli Skid Row: senza gli Skid Row non poteva restare lì. A distanza di anni la narrazione della perdita rimane pesante: i nastri analogici e gran parte del materiale unico conservato nel seminterrato sono andati distrutti. Bach ha espresso più volte il rimpianto di non aver digitalizzato o pubblicato quel materiale prima del 2011. Tuttavia, in interviste recenti ha rivelato di conservare ancora registrazioni digitali su DAT di molti concerti del tour di Slave to the Grind, prese direttamente dal mixer, e alcuni nastri multitraccia inediti registrati agli Electric Lady Studios. Questi materiali, che non erano nel seminterrato allagato o erano duplicati altrove, rappresentano una porzione preziosa dell’eredità sonora della band.
Speriamo che un giorno queste registrazioni e altri archivi possano essere pubblicati per noi fan inossidabili, offrendo uno sguardo aggiuntivo su quell’epoca leggendaria. L’uragano Irene ha cancellato una parte importante della storia personale di Bach, senza però eliminare del tutto ciò che resta della musica di una band immortale.